Il Cimitero di Praga


Nel clima di sobri festeggiamenti patriottici di quest'anno si inserisce a modo suo anche l'ultimo romanzodi Umberto Eco, "Il cimitero di Praga", uscito lo scorso 29 ottobre 2010. Il romanzo difatti è incentrato sì sulla nascita degli antisemiti "Protocolli dei Savi di Sion", ma anche sulle vicende unitarie, in particolare sull'impresa dei Mille che viene qui decostruita con il raffinato cinismo che Eco attribuisce al suo personaggio. 

Il protagonista è tale Simonino Simonini, discendente di quel Capitano Simonini già autore di uno dei vari scritti antigiudaici ottocenteschi; il suo stesso nome ne segna la natura anticlericale, poiché San Simonino è il fanciullo che sarebbe stato ucciso a Trento (non a caso, la città della controriforma...) da un gruppo di ebrei per i loro fini rituali. Nome simbolico per eccellenza, dunque (Simone è anche il vero nome di Pietro, primo cristiano per antonomasia, ma anche il simoniaco Simon Mago...) e che rimanda alla diffusa accusa antiebraica di praticare sacrifici umani (alcuni casi di persecuzioni dopo le sparizioni di un fanciullo sono attestate anche qui nel monregalese, verso il '700).

Il romanzo si apre nel 1897, con Simonini in buen retiro a Parigi e affetto da amnesia causata dalle troppe molteplici menzogne e identità che hanno segnato la sua vita, che lo costringe, un po' didascalicamente, a ricostruire le sue varie vicende esistenziali. Piemontese, cresciuto a Torino dal nonno antisemita  e dal precettore gesuita a colpi dei romanzacci antigiudaici di Dumas e di Sue (non lontano da quel collegio delle Rosine dove Eco - e immodestamente anch'io - ha soggiornato durante i suoi studi), nel 1855 alla morte del nonno inizia a lavorare per un losco notaio come falsario di documenti utili ai Savoia nel decennio di preparazione dell'Unità. 

Nel 1860 è così inviato all'Impresa dei Mille ed ordisce l'omicidio di Ippolito Nievo, il contabile della spedizione, effettivamente morto in circostanze misteriose durante il ritorno al Nord nell'affondamento del battello su cui era imbarcato. Nievo infatti aveva probabilmente le prove di come il Sud Italia non fosse stato conquistato dall'eroismo di Garibaldi, ma dall'oro dei Savoia e dei loro alleati inglesi, corrompendo i prezzolati vertici dell'esercito borbonico. Il gesto è tuttavia un po' eccessivo in quanto palesa i traffici oscuri unitari che i Savoia vorrebbero tenere più nascosti (e in effetti, la morte di Nievo, per quanto sottaciuta, è il più clamoroso evento oscuro del Risorgimento italiano, anche vista la sua statura di scrittore dimostrata nelle "Confessioni di un Italiano", romanzo in grado di stare al pari dei Promessi Sposi manzoniani, e ugualmente utilmente dimenticato).

Inviato a Parigi in una sorta di esilio, è dunque lui a ispirare a Maurice Joly quei "Dialoghi all'inferno tra Machiavelli e Montesquieu", in cui non a caso se l'illuminista francese rappresenta l'idealistica ma ingenua separazione dei poteri che forma la superficie rassicurante dello stato moderno, il Segretario italiano tiene le parti della sostanza cospiratoria che si dipana nell'ombra dei servizi segreti.

Dopo la fine di Joly, che nel suo dialogo attaccava più che gli ebrei la dittatura stabilita da Napoleone III (prima figura moderna di dittatore che, sull'immagine dell'illustra avo, stabilì un potere dispotico basato però su un diffuso consenso popolare) Simonini si affanna a riciclare il materiale elaborato ai suoi contatti antisemiti, mescolandosi ad una ridda di fanatici ed opportunisti alla ricerca di un capro espiatorio tutti concordi nel trovare negli ebrei un ottimo bersaglio, dai socialisti ai nobili, dal clero ai satanisti. Alla fine, dopo confuse e intricate vicende - anche piuttosto noiose, con una perdita di tono nella narrazione - Simonini muore presumibilmente nel 1898 in un attentato alla nascente metropolitana di Parigi.

L'opera di Eco è stata ovviamente attaccata, in modo oggettivamente peloso, per il suo antisemitismo. Invece è evidente il carattere di decostruzione dell'antisemitismo che il romanzo compie ad una lettura non sfacciatamente parziale. Gli attacchi sono non casualmente però venuti da quelle tradizioni culturali particolarmente accusate di antisemitismo nel romanzo echiano: il cattolicesimo conservatore, innanzitutto, che ha espresso gli attacchi più duri al romanzo. 

Naturalmente la visione di Eco è parziale (ma non falsata): una cosa però legittima in un romanzo, che non ha il dovere (e la pretesa) della completezza e nemmeno dell'autenticità, soprattutto se si presenta come riflessione illuminista sui meccanismi con cui si genera un mitico capro espiatorio (se Eco mi dice di dubitare dei pamphlet romanzeschi contro gli ebrei, buona norma vorrebbe che capissi di non dover prendere i suoi stessi romanzi in modo letterale...).

Oltretutto, l'attacco di Eco non salva - non potrebbe - la sua stessa area culturale: e a fianco di cattolici e reazionari antigiudaici troviamo anzi l'antisemitismo degli anarchici e dei socialisti messo in bella vista. Anzi, come non è stato a mio avviso colto, e come ho evidenziato qui, Eco a ridosso del centocinquantenario rimette in discussione, con uguale forza del mito antisemita (ancora vivo, nonostante gli accorati dinieghi...), il mito unitario, compiendo un'operazione che, se dovessimo applicare le categorie politiche alla letteratura, va contro alla sua presunta pars politica di sinistra e difende anzi le ragioni dei leghisti, i più esecrati esponenti della destra nell'anno del federalismo e della celebrazione.

Piuttosto l'accusa legittima pare quella che potrebbe essere mossa a tutti i romanzi di Eco dopo il Pendolo di Foucault, ovvero di non aver più saputo ricostruire quel magico equilibrio dei primi due romanzi nei successivi quattro: e per quanto nella mia fascinazione per l'autore (dichiarata nel titolo del blog...) mi abbia spinto a comprare, leggere e a recensire tutti le sue successive narrazioni, confermo che anche questa sesta prova non mi ha lasciato soddisfatto come speravo. Il cimitero di Praga ideale, per me, resta quello su cui investigavano, con ben altro ironico spessore, i tre redattori editoriali della Garamond nelle ormai perdute nebbie del "Pendolo di Foucalt".

In copertina del post, ovviamente, il vero cimitero di Praga, che mi capitò di visitare nell'ormai lontano 1995, ben quindici anni fa, centro di tutte le cospirazioni dei Savi di Sion, falsi malevoli o speculazioni letterarie che siano.

Post più popolari