Masquerade


 
Lorenzo Barberis, "Masquerade" (2011)


Seconda sfilata oggi del Carnevale monregalese, con ospitata anche dei carri allegorici floreali di Sanremo (di cui riferirò domani in apposito post, ma niente di eccezionale). Per cui dedico un post alla novità degli ultimi anni che ho più apprezzato del Carnival monregalese, la presenza delle prestigiose maschere veneziane. Il Carnevale di Venezia è infatti indubbiamente il più antico e più esoterico, e data all'epoca dell'indipendenza della città dall'esarcato bizantino da cui originariamente dipendeva, segnata dal patto stipulata dal Dux bizantino (il futuro Doge) col Sacro Romano Impero nell'840 DC, con cui la città viene di fatto riconosciuta come Repubblica indipendente. 

È in tale periodo che si inizia a celebrare  come identitaria del nuovo stato la Festa di Maria, il 2 febbraio, tramite una processione di dodici fanciulle vergini omonime addobbate con estremo fasto, le Dodici Marie. Nel 943 esse vennero rapite dai pirati saraceni e liberate dopo una epica battaglia navale, che diede ancora più rilievo all'avvenimento; dall'usanza di riprodurre le fanciulle dell'anno in bambole per le bambine derivò il nome delle Marionette. 

Col tempo il carnevale veneziano vide poi la sua prima attestazione nel 1094, la codificazione in festività esplicita nel 1296, e l'enorme prolungamento temporale dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri, da qui il nome di Carnevale, Carnem Levare, inteso inizialmente come la data che vi pone fine. L'ampliamento della finestra temporale a sei settimane, talvolta anche prima (si accenna in alcuni passi all'inizio già ad ottobre delle consuetudini carnascialesche) era legato all'utilità che aveva la tolleranza verso l'uso di girare in maschera e con pesanti tabarri (atti a nascondere ogni cosa) per le calli della città, mentre il livellamento sociale prodotto dalle maschere aumentava notevolmente la libertà d'azione di nobili e popolani. 

Il Carnevale diveniva così un'estensione della libertà tipica ed unica di Venezia, città unica al mondo nella sua natura di città acquatica (motivata già in origine dall'esigenza di porsi al di fuori delle "terre" dell'impero per esercitare una maggiore indipendenza). Nel 1339 appariranno le prime ordinanze volte a reprimere l'uso della maschera per commettere crimini, ma con scarsa efficacia, e il carnevale durerà nella sua tradizione di autonomia fino al 1797, quando essa venne disciolta da Napoleone Bonaparte, che la cedette a tradimento all'Austria.

Il carnevale veneziano divenne il carnevale inquietante per antonomasia, e le sue maschere si sono legate in modo archetipo - e talvolta stereotipo - al rito ermetico in quanto tale; all'interno del vasto immaginario vampirico la Masquerade rimanda appunto all'immaginario veneziano, e non a caso Venezia è città vampirica per eccellenza nella ristretta tradizione del fantastico nostrano. 

Curioso quindi notare come il mito del Moro, rapitore della Bella Monregalese, rimandi al rapimento delle Marie nel mito veneziano, collocato tra l'altro nello stesso periodo storico, attorno al 950 DC. Inoltre il racconto del Moro di Venezia le cui imprese avrebbero ispirato l'Othello shakespeariano è stato composto a Mondovì dal Giraldi Cinzio nel 1565; e poco prima di sciogliere la Serenissima Repubblica nel 1797 Napoleone aveva vinto nel 1796 la battaglia cruciale della campagna d'Italia a Mondovì. Ma forse sono solo suggestioni.




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