I Cavalieri della Libertà



Lorenzo Barberis, "Durando" (2008 c.)

Dopo l'ucronico post di ieri, omaggiamo il risorgimento monregalese con un post di documentazione storica rigorosa, come si deve, sia pur con il solito nostro occhio di riguardo per l'aspetto ermetico della questione. Ed esoterico il Risorgimento lo fu senza dubbio,  per la sua fortissima ed oggi sottaciuta componente massonica; in special modo, ovviamente, a Mondovì. 

La città, infatti, era stato un precoce e rilevante centro massonico.  La prima attestazione riguarda il medico  monregalese Michele Gastone  (1778 - 1852) , che era stato difatti il gran maestro per tutto il Piemonte dell'Adelfia, la fratellanza iniziatica affiliata ai Sublimi Maestri Perfetti, la setta iniziatico-rivoluzionaria fondata in Francia da Filippo Buonarroti, lontano discendente del più grande artista neoplatonico, Michelangelo (fin dalle elementari, quando faticavo a non confonderli, ho sempre pensato ad un curioso rapporto tra Rinascimento e Risorgimento, due termini di storia italica formalmente dall'identico significato). Un ruolo così importante fa pensare che probabilmente la presenza massonica era forse preesistente, essendo Mondovì un importante centro illuministico con gli studi elettrici del Beccaria, corrispondente del Franklin, ed un filosofo come il Vasco; ma come spesso in questo ambito, non ci sono prove precise.

Curiosamente, quando nel 1796 Buonarroti junior tenta un  fallito golpe con la sua Congiura degli Eguali contro il ritorno all'ordine, il Direttorio moderato della Francia repubblicana manda un suo giovane generale, Napoleone Bonaparte, a conquistare l'Italia settentrionale, cosa che egli ottenne specialmente grazie alla grande vittoria conseguita proprio a Mondovì, quello stesso 1796. Anche qui, è impossibile stabilire una connessione con il ruolo di Gastone tra i Maestri Perfetti, ma è suggestivo pensarlo. Ad ogni modo, quando nel 1798 Napoleone lascia l'Europa per la mitica conquista dell'Egitto, nella Mondovì ormai napoleonica viene posto il saraceno Re Moro sul campanile della chiesa di San Pietro, che diverrà un simbolo cittadino, forse con un velato intento anticlericale. Nel 1802 i rivoluzionari abbatteranno la chiesa francescana sorta attorno alla Torre del Belvedere, ritrasformandola in un massonico, isolato Albero della Libertà. Nel 1805 il vescovo Pio Vitale si recherà all'incoronazione napoleonica e ne otterrà una pregevole serie di arazzi del Rubens dedicati al console Decio Mure, che si consacra agli dei inferi per vincere una difficile battaglia; nel 1808 l'amministrazione rivoluzionaria torinese erigerà a Beccaria l'obelisco che ancor oggi è il vero fulcro dell'ermetica Piazza Statuto, a segnare il luogo da lui usato per calcolare il Gradus Taurinensis. 


Dopo la restaurazione del 1815, il medico Gastone fu ancora l'animatore dei moti del 1820-21; dopo il loro fallimento, tuttavia, venne fondata in città una nuova setta, quella dei Cavalieri della Libertà, dall'evidente nome templare, che ha fra i suoi fondatori quel Giulio Cordero di Montezemolo, monregalese, che sarà l'ispiratore del Museo Egizio aperto nel 1830 dietro suo impegno. Qui il Cordero polemizzerà nel 1825 col napoleonico Champollion e con la sua lettura razionalistica dei geroglifici, opponendosi tra l'altro ad alcuni interventi distruttori preventivati dal francese ed insistendo coi Savoia per una filologica ricoloratura delle statue colossali del museo, contro l'anacronistico biancore classico dei marmi cui erano state ridotte dall'usura del tempo. Questo dissidio sul cromatismo statuario fu la scusa per l'espulsione di Cordero dal museo, mascherando così il vero motivo della sua partecipazione ai moti del '30-'31.

Dei Cavalieri della Libertù facevano parte anche Giovanni (n. 1804) e Giacomo Durando (n. 1807), fratelli minori del beato Marcantonio, fondatore dei Passionisti da poco elevato agli onori degli altari nel 2001. Massoni, esiliati dopo la fine dei moti, ritorneranno nel 1848 dove Giovanni sarà addirittura il comandante in capo delle truppe pontificie nella sfortunata Prima Guerra d'Indipendenza (forse in virtù del ruolo ecclesiastico svolto dal fratello...). Giacomo invece, che aveva scritto nel 1846 un saggio "Della Nazionalità Italiana" e fondato nel 1847 il giornale "L'Opinione" con Massimo Cordero di Montezemolo,  nel 1848 era stato tra coloro che avevano perorato davanti a Carlo Alberto la causa italiana  e ne era divenuto l'aiutante di campo comandando le truppe dei volontari lombardi. 

Non a caso, da quell'anno il carnevale monregalese vide l'istituzione della setta dei "Poveri Lombardi", formalmente legata al carnevale e ai mitici Lombardi sbandati dalla prima crociata, che erano ritenuti da alcuni i mitici fondatori della città monregalese. Ma sotto l'immagine dei crociati lombardi - usata anche da Hayez in un suo famoso dipinto patriottico - si celava ovviamente, in verità, la solidarietà massonica ai patrioti lombardi sbandati dalla guerra, e che non potevano tornare nei domini austriaci in tema di pesanti ritorsioni. 

Una trasformazione del carnevale, quella dei Lombardi, parallela tra l'altro ad un'altra voluta dai massoni dello statuto Albertino: l'abbandono dell'usanza monregalese del Torneo dell'Oca, dove i migliori cavalieri della città, fin dall'età rinascimentale, sgozzavano in torneo un'oca fornita dalla fiorente comunità ebraica di Mondovì, in evidente segno di minaccia simbolica. La simbolica crociata antigiudaica veniva così sublimata nella crociata antiaustriaca dei lombardi. Nominato senatore nel 1855, Giacomo riformerà l'Ordine Militare dei Savoia e con la guerra in Crimea diventerà anche il Ministro della Guerra.

Nel 1859, con l'avvio della seconda guerra d'Indipendenza, a Torino venne riformata una loggia massonica, l'Ausonia, che includeva il monregalese Sisto Anfossi dei Cavalieri della Libertà; a Mondovì risorse la Fratellanza, ispirata alla napoleonica Adelfia francese sorta in città all'epoca della repubblica cisalpina. Dominatore occulto dell'Ausonia fu il monregalese Carlo Michele Buscalioni, "facitore di grandi maestri" e garante dell'amicizia con l'Oriente francese.

Nel 1861 Durando parteciperanno al conflitto, mentre i Poveri Lombardi offriranno copertura e ospitalità al movimento di truppe dei Mille; a unità compiuta, Buscaglioni tenterà nel 1862 di imporre come leader massonico italiano il premier Ricasoli, erede di Cavour, ma invano. Terminata la guerra, Mondovì fu scelta come buen retiro da molti garibaldini, in connessione anche con i trascorsi rapporti con i Lombardi; tra questi, l'avvocato Pietro Delvecchio, per un certo tempo segretario personale di Garibaldi, che fondò in città il giornale "Il Vasco" (1869), intitolato alla coppia di pensatori illuministi monregalesi del tardo Settecento; anche se già nel 1870 fu costretto a lasciare per le sue posizioni troppo anticlericali; e dopo una collaborazione saltuaria col giornale divenuto moderato, fondò nel 1887 la "Stella di Mondovì", giornale di orientamento radicalmente liberale sciolto poi dal fascismo.

I Durando ricaveranno dall'Unità una carriera luminosa: con l'avvenuta unificazione, Giovanni fu posto nel 1867 a capo del Tribunale supremo di Guerra fino alla morte nel 1869; Giacomo, ministro negli esteri nel 1861, divenne infine Presidente del Senato fino al 1887, anno in cui ormai ottantatreenne si dimise anche dall'esercito, morendo poi nel 1894. 

Nel 1879, Giacomo ancora vivente, Mondovì dedicò a Giovanni l'ermetico monumento sotto i portici soprani della Piazza Maggiore che si può vedere anche tra le foto della galleria di inizio post: il generale è posto ermeticamente al centro di due puttini simbolici effigianti la Lealtà e il Valore, le doti umanistiche il primo, con carta e penna, a simboleggiare gli scritti leali alla causa risorgimentale, e il secondo in armi crociate, a dimostrare il vigore guerresco con cui le idee teoriche erano sostenute. Nel monumento il Durando è coperto di onorificenze, inclusa una con la Stella Capovolta, raddrizzata dai Savoia col  Giolitti, altro gran monregalese di cui torneremo a parlare, solo nel 1893.


A Giacomo Durando venne poi dedicato il simmetrico busto nei giardini della città bassa di Breo, mentre Giovanni ebbe una caserma a Piazza, oggi lasciata in un abbandono inquietante a prescindere dai gravi fatti di cronaca nera che l'hanno di recente interessata. Ma ormai si volgeva verso il Novecento giolittiano: il gran secolo del Risorgimento monregalese volgeva al termine.

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