Vampiri Italiani. Il Primo Novecento.







Continua la pubblicazione del mio lavoro sugli italici vampiri.

Come abbiamo visto, l'Ottocento romantico in Italia diviene per paradosso più il luogo dell'assenza che della presenza del tema vampirico, in un marcato rifiuto della tradizione fantastica incentrato attorno alla figura manzoniana. Per quanto poi, come detto, nasca dopo il 1861 una reazione neogotica interna agli Scapigliati (di fatto il primo movimento unitario, che in questi tempi dovrebbero venire ben altrimenti celebrati: forse ci farò un post) anche la scapigliatura volge in realtà verso temi principalmente realistici, e al limite fa della donna-vampiro una potente metafora. In quanto tale, sarà ripresa anche dal verismo, che pur essendo meno piattamente naturalistico di quanto comunemente si intende (penso specialmente alla fame insaziabile della Lupa verghiana...) rifiutò comunque con chiarezza i temi apertamente fantastici, mantenendo anch'esso però un certo valore simbolico della donna-vampiro.

Il capolavoro e il canto del cigno della Scapigliatura, lo shakespeariano Falstaff (1893) di Arrigo Boito, messo in musica da Giuseppe Verdi, non manca di evocare i Vampiri in una più generale evocazione di spiriti maligni ai danni dello sventurato cortigiano, punito per il suo ambire, lui vecchio e grasso, a corteggiare due dame in contemporanea, in una beffarda notte di tregenda.

Bardolfo (il servo di Falstaff, qui mascherato da demone), continuando i gesti di scongiuro sul corpo di Falstaff:
Spiritelli! Folletti!
Farfarelli! Vampiri! Agili insetti
Del palude infernale! Punzecchiatelo!
Orticheggiatelo!
Martirizzatelo
Coi grifi aguzzi!
(Accorrono velocissimi alcuni ragazzi vestiti da folletti, e si scagliano su Falstaff. Altri folletti, spiritelli, diavoli sbucano da varie parti. Alcuni scuotono crepitacoli, alcuni hanno in mano dei vimini; molti portano delle piccole lanterne rosse.)

Più avanti, Falstaff riconosce Bardolfo e si scaglia violentemente contro di lui, comprendendo di esser stato beffato; per quanto nel finale ritorni del solito umor gaudente traendo la morale della grottesca favola, ovvero che tutto al mondo è burla.

Naso vermiglio!
Naso bargiglio!
Puntùta lesina!
Vampa di resina!
Salamandra! Ignis fatuus! Vecchia alabarda! Stecca
Di sartore! Schidion d'inferno! Aringa secca!
Vampiro! Basilisco!
Manigoldo! Ladrone!
Ho detto. E se mentisco
Voglio che mi si spacchi il cinturone!!!

Col violento avvio del nuovo secolo, il Novecento, Giovanni Pascoli cita il Vampiro nella sua ode a Umberto I in occasione del suo omicidio da parte dell'anarchico Gaetano Bresci, all'alba del 1900. Bresci viene così trasfigurato nel Male Assoluto, il Mostro Regicida; torna qui la componente popolare del vampiro, in contrapposizione col suo mito regale di Dracula, da poco consacrato da Bram Stoker.

Oh! il Male! bramito di belva
che in fondo al suo essere cupo
ravvisa l'antica sua selva,
ravvisa il nativo dirupo;
e fiuta, la belva; e già crede
che sia l'avvenire che odora
nell'ombra; e d'un lancio si vede
postato all'agguato d'allora;
e l'ali vuol mettere e tenta
l'abisso dei cieli, la fiera;
e mostro, con l'ali, diventa,
Vampiro e Chimera...

L'omicidio di Umberto I è una sorta di perdita dell'innocenza per l'Italia ottocentesca del Risorgimento. La grande epopea è finita nel sangue, il sangue evocato dalle profezione clericali, massime del torinese Don Bosco. Una brusca cesura segna il passaggio a Vittorio Emanuele III, che in continuità, anzi, accentuazione di quella mancata smilitarizzazione del risorgimento avviata dal padre aprirà ai moderni e meccanici orrori della grande guerra mondiale, e poi al Fascismo.

Anche il mito del vampiro non è più la stessa cosa in quest'Italia che non l'ha mai davvero amato:
Pirandello, ci mostra un vampiro scientista ne “La Messa di quest'anno”, apparsa postuma nell'Appendice alle novelle (1936), e ambientata nel 1904.

Era un uomo su i sessant'anni, smilzo, altissimo di statura, ma tutto gambe. Sedeva su la schiena con quelle gambe sperticate, magre, a cavalcioni e attorcigliate l'una sull'altra, la testa piccolissima affondata nel petto cavo. Gli spiccavano stranamente nel volto squallido, giallognolo, malaticcio, gli occhi neri, acuti, d'una vivacità straordinaria. Costui, non avendo più nulla da pompare e da filtrare in sé, pompava e filtrava dal cuore altrui,
vorace come un vampiro, con quella sua macchinetta micidiale. Mi vide afflitto durante il viaggio e suppose ch'io fossi così perché mi toccava a passare in treno la notte di Natale. Schiuse le labbra a un dolcissimo sorriso e disse: - Domani, Natale, eh?... Sciocchezze! Già è provato scientificamente che noi ci ostiniamo in un grossolano anacronismo. Ho letto nei giornali i calcoli di quell'astronomo... come si chiama? non ricordo più il nome... sì, i calcoli sul ritorno periodico della cometa che videro i famosi Magi? Gesù di Nazareth, insomma, non nacque certamente in questo giorno, né 1904 anni fa. Questo è positivo. E poi, via! a questi lumi, dopo tanti secoli...

Il vampiro pirandelliano è quindi ormai un vampiro psichico dell'età della scienza, un razionale vampiro che mira a suggere tutta la poesia dalla vita, propria e altrui, trasformato in un'orrida macchinetta a pompa in grado di creare gradualmente il vuoto pneumatico dei sentimenti. Con quest'immagine, dunque, stiamo già uscendo dal mito vampirico, per avventurarci nel tema della meccanizzazione dell'uomo, che troverà più agevolmente interpretazione nel mito anche simbolico dell'automa, del robot.

L'umorismo pirandelliano sarà del resto l'ultimo tentativo a lungo isolato di incistare una tradizione in qualche modo fantastica sul corpus neorealista dell'asse Manzoni-Verga, conterraneo quest'ultimo del futuro Nobel letterario. Il racconto di cui sopra è del 1904: al
1903 risaliva Il Fu Mattia Pascal, prosaico revenant che si uccide e resuscita illudendosi di vivere di una seconda vita da mitico non-morto, ma scopre la tragedia dello stato civile nell'assenza di un'identità burocratica. Tanto lui quanto quel vampiro psichico di Zeno Cosini, protagonista della “Coscienza di Zeno” (1926) di Italo Svevo, partecipano ad una seduta spiritica che, pur irrisa da ambo le opere nelle sue pretese sovrannaturali, è determinante nella sconfitta di entrambi gli Inetti novecenteschi. Pascal si rende conto di come sia privo di una vera identità senza stato civile (derubato, non può denunciarlo), Cosini che non potrà avere la donna che vuole.

IL futurismo, invece, sorto nel 1909 e che diverrà, un po' addomesticato, l'estetica del regime fascista (1922-1945), prova il suo fascino verso il fantastico moderno dell'Automa, respingendo  le atmosfere gotiche dei vampiri. Marinetti, nel 1911, compone così uno scritto “Contro la Spagna passatista” evoca l'immagine del vampiro sempre in connessione all'ancien regime.
Ho sognato d'un gran popolo: — certo del vostro, Spagnuoli!
L'ho visto avanzarsi, d'età in età, conquistando le montagne, salendo sempre piú in alto, verso la grande luce che splende oltre le cime inaccessibili.
Dall'alto dello Zenit, ho contemplato in sogno le vostre innumerevoli navi ben cariche, formanti lunghi cortei di formiche sulla verde prateria del mare, cosí da congiungere isole ad isole, come tanti formicai, e indifferenti ai cicloni, pedate formidabili di un dio che voi non temete.
Quanto a voi, costruttori di città, soldati e bifolchi, camminavate di un passo forte che faceva le strade, trascinando una lunga retroguardia di donne, di fanciulli e di perfidi monaci.
E furono questi che vi tradirono, attirando sul vostro esercito in marcia tutti i pesanti climi d'Africa, stregoni e lenoni aerei che complottano nelle cupe gole della Sierra Nevada.
Mille brezze avvelenatrici spiavano il vostro passaggio; mille morbide primavere dall'ali di vampiro vi assopirono voluttuosamente.
he andava spegnendosi lambirono le loro schiene di . 

Il secondo dopoguerra spazzerà via nel suo impeto di neorealismo tale deviazione dal canone, ristabilendo (e fraintendendo) la triade Manzoni-Verismo-Neorealismo, in letteratura come al cinema. Ma se nella prima, salvo deviazioni verso la nicchia del genere, il suo predominio rimarrà a lungo immutato, nel cinema (e nel fumetto) tale egemonia verrà, come vedremo, contrastata con successo. Ma di ciò tratteremo in future puntate di questi nostri Vampiri Italiani.

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