300





Con Aprile, il blog è giunto al post Trecento. Per festeggiare, niente di meglio che un post su Trecento, e sul suo autore, il fumettista americano Frank Miller (allerta spoiler vari su tutto il corpus milleriano).

300 è stato al centro di grandi polemiche: infatti reinterpreta in modo decisamente libero il mito delle Termopili, la battaglia con cui gli Spartani di Leonida trattennero in 300 l'impero Persiano, il tempo sufficiente per consentire agli altri greci di organizzarsi. Specialmente in Italia, ha suscitato indignazione la lettura che esso apertamente suggerisce: Sparta è l'America, divisa tra gli imbelli efori democratici, i quali si attengono piagnucolosi (ma in realtà per corruzione) al rispetto delle Carnee che impedirebbero la guerra (le risoluzioni ONU che non autorizzerebbero l'intervento contro i dittatori islamici); Atene e le città greche sono il resto, pavido, dell'Occidente, che attende lamentoso che gli USA facciano la loro eterna parte. Leonida è, a questo punto, evidentemente un repubblicano del partito della guerra, e la sua guardia personale, il meglio dell'elite guerresca di Sparta, è per stessa ammissione di Frank Miller un simbolo dei Marines. L'autore dichiara infatti di voler far riflettere sul paradosso di una democrazia come quella occidentale che ha però necessariamente bisogno di un sistema totalitario come l'esercito USA per tutelare questa sua condizione, pena essere sottomessa dai suoi nemici.

Ovviamente in Italia tale posizione ha suscitato esecrazione, non tanto nel fumetto del 1998, antecedente al 9/11, quando dopo il 2001, dove la metafora sembra divenire perfetta (il film aggiunge alcuni dettagli, come il viscido Therion che viola la donna di Leonida, Gorgo, promettendole falsamente di inviare in cambio truppe in soccorso al marito; ma la sostanza non cambia). L'analisi, condotta magistralmente da autori attenti ai new media come i Wu Ming, è sostanzialmente condivisibile; né valgono a molto le obiezioni per cui "è solo un fumetto" (posizione negata da Miller stesso) o addirittura il rovesciamento che evidenzia come gli invasori siano oggi gli USA, e quindi siano loro raffigurati in Serse. Tutto il percorso milleriano è stato quindi riletto rievocandovi il graduale emergere dei germi di questo "criptofascismo".

Tuttavia 300 è il punto di arrivo di un lungo percorso milleriano. Per comprenderlo correttamente dobbiamo ripercorrere esattamente il percorso dell'autore. Miller nasce nel 1957; si avvicina al fumetto nel 1973, a sedici anni; la sua carriera "pro" inizia nel 1978, su Twilight Zone. Nel 1979 approda al primo fumetto di punta, il Daredevil della Marvel, l'avvocato cieco dotato di super-sensi, dove passa dai disegni a (anche) i testi. Qui Miller si fa notare, reinventando il fumetto con l'introduzione di Elektra.(1981), una ninja assassina affiliata ad una setta orientale dai tratti satanici. Miller è fra i primi a sdoganare temi nipponici nel fumetto statunitense, sull'influsso del successo dei manga, riprendendone anche alcuni moduli narrativi in forma personale nelle proprie storie.



Elektra (1981)



Nel 1982 Miller conclude per il momento il ciclo di Elektra con la morte dell'eroina (tornerà poi come  perturbante non-morta in episodi successivi della saga) e passa alla creazione di una graphic novel indipendente, Ronin (1983), dove per la prima volta, autore affermato, può mettere in scena la sua poetica personale. In Ronin, ambientato in un vicino futuro, ci sono tutti gli elementi tipici dei fumetti milleriani. Siamo nei decadenti USA del futuro, dove in una New York postapocalittica la fortezza di una multinazionale governata dalla sua folle Intelligenza Artificiale complotta con una megacorp nipponica per la costruzione di un esercito robotico (che il megacomputer progetta di usare per dominare il mondo). La trama è un classico del cyberpunk del periodo. L'elemento innovativo, però, è la particolare declinazione che Frank Miller offre del fenomeno, attaccando uno dei pilastri del sinistrismo dell'epoca: il Politicamente Corretto. Il computer assassino difatti ha sostituito il fondatore della ditta, una parodia di Bill Gates, in un androide sotto il suo controllo che mentre si esprime in perfetto politically correct, tra ecologismi ed inni alle minoranze etniche, progetta in verità il dominio assoluto sul mondo.


Ronin (1983)

La satira milleriana contro il P.C., ancora marginale in Ronin, diverrà radicale e centrale nel successivo Dark Knight Returns (1986), in cui Miller affronta il mito di Batman, riscrivendo uno dei due pilastri (assieme a Superman) dell'immaginario supereroistico. Miller fa di Batman non tanto un eroe fascista, come è stato teorizzato, ma un eroe della ribellione al politicamente corretto. Il vero bersaglio polemico, più che i criminali, sono la cultura legale e psicologica che li difende. Il Batman di Miller avrà una grande influenza anche oltre il fumetto, influenzando opere filmiche come il Batman di Burton (1989) ma soprattutto il Robocop (1987) di Verhoeven, che satireggia in modo simile l'ipocrisia della decadente giustizia americana. L'ironia di Verhoeven è più ambigua, e si rivolge sottilmente anche contro il giustizialismo che mette in scena; indubbiamente però affascina Miller che dirigerà i due episodi successivi dell'opera, incontrando però uno scarso successo.




Dark Knight Returns (1986)

Nel 1990 Miller torna così al fumetto con Martha Washington (il nome della moglie del padre fondatore degli States). Per la presenza di una parodica versione di Reagan nel presidente Rexall, eternamente rieletto in una democrazia USA ormai ai margini della dittatura, da molti è letto in chiave di sinistra. Hanno ovviamente ragione da vendere i Wu Ming a contrastare tale lettura, ma non per la relativa inettitudine del presidente di sinistra che succede a Rexall (Martha Washington stessa lo riconosce di gran lunga migliore dei predecessori, e quando egli crolla tutti scoprono che ottimo lavoro faceva nel tenere insieme gli USA, che si sfaldano in una nuova Guerra Civile).


Martha Washington (1990)

Il fatto è che il bersaglio principale resta, in fondo, il Politicamente Corretto, che ritorna centrale nel ciclo di Martha Washington Saves the World, dove l'eroina si trova di nuovo contrapposta a un computer senziente femminile, Venus, che progetta di controllare il mondo e le menti degli esseri umani.



 Sin City (1991)

Lo stesso anno Miller entra in contrasto col sistema censorio inevitabilmente "politicamente corretto" delle Major DC e Marvel, e avvia il suo innovativo progetto per la indipendente Dark Horse, "Sin City" (1991).

Miller va alla radice del cosmo supereroistico nei "detective comics" hard boiled (titolo di un altro suo fumetto dell'epoca....) da cui erano derivati i Batman degli anni '40, i Daredevil degli anni '60, il cyberpunk anni '80. Il nuovo cosmo della città del peccato è quindi ontologicamente in bianco e nero, diviso in una rigorosa guerra cromatica, L'ossessione di un'America dominata dai gangster delle multinazionali tramite il potere della corruzione e del denaro prende qui piede in una forma che potremmo dire pura. Il santimonioso vescovo Roark, che profonde parole d'amore e si ciba di vittime innocenti, rappresenta la massima discrasia tra retorica e pratica nei villain milleriani.

All'interno del vasto ciclo di Sin City fiorisce quindi, finalmente, la riflessione di Miller su "300", ovvero sul mito delle Termopili. La prima volta, Miller riscrive ile Termopili nella moderna chiave degenerata nell suo "The Big Fat Kills" (1994-1995), capitolo cruciale dell'eterna lotta tra le puttane guerriere del quartiere autogestito delle prostitute di Sin City, e la mafia dominante il resto della città che vuole conquistare anche quest'oasi di paradossale purezza. Il protagonista, il classico private eye del noir, organizza la guerra con i mafiosi avversari in modo di costringerli in un vicolo per loro svantaggioso nello scontro, e li vince.


Tre anni dopo Miller scriverà appunto "300" (1998), su uno stile grafico profondamente influenzato da Sin City, ma con l'aggiunta massiccia del colore, dove il tema delle Termopoli viene trattato in forma diretta, con un'ulteriore ascesa alle fonti del mito.

Miller sottolinea che nell'esaltare gli Spartani voleva far riflettere sul paradosso che la nostra democrazia "ateniese" e politicamente corretta è inevitabilmente difesa da eserciti organizzati su valori "spartani". Di nuovo, il focus sull'ipocrisia sociale di chi può discettare sulla riabilitazione del reo perché c'è Batman che spacca le ossa ai delinquenti e lo protegge.



Tales to offend (1997)

Va ricordato che Miller aveva appena lanciato per la Dark Horse la sua serie "Tales to Offend" (1997), storie pensate per offendere. Lance Blastoff, eroe maschilista, fumatore, carnivoro (di preferenza, bistecche di brontosauri miracolosamente salvati all'estinzione), utilizzatore di una meravigliosa astronave alimentata da un ciclopico e inquinante motore a scoppio.

Ma Miller fallisce, perché ovviamente il gioco è troppo esplicito. La New Left non si arrabbia: ormai ha avuto tempo per metabolizzare il fumetto come medium, il doctor Wertham non abita più qui. E quindi non reagisce incazzata alle diseducative parabole milleriane. Miller capisce che per colpire il suo bersaglio può mantenere il parossismo.Ma deve rinunciare all'esplicita ironia. Ed ecco che il tema delle Termopili viene utilmente recuperato in un elogio beffardo della Civiltà Occidentale. Il Joker si spezza il collo e ci tira un ultimo scherzo; Miller entra nel nuovo millennio come il più grande e inimitabile dei Troll: il suo grosso scherzo supera perfino i confini della sua immaginazione.

Il fumetto, pur nel discreto successo, acquisì infatti nuova centralità, ovviamente, solo nel post-2001. Le Twin Towers (che Miller aveva sottoposto ad attentato terroristico da parte di Two-Face, in Dark Knight) segnano da un lato il declino definitivo del fumetto supereroico, dall'altro la sua ripresa nel mondo cinematografico, dove tali archetipi sono relativamente vergini: solo ora, difatti, le tecnologie digitali permettono di rendere in modo credibile i superpoteri, a dieci anni di distanza dai tentativi di Miller e dal capolavoro batmanistico di Burton.

Il primo approccio al cinema delle opere di Miller all'interno della nuova era del cinema di supereroi è il deludente Daredevil (2003), con una Jennifer Garner poco convincente come Elektra.



Sin City (2005)

Nel 2005 però Tarantino mette il cappello su Sin City, guest director per l'amico Rodriguez co-regista con Miller, e il film ottiene un grande successo, coronando l'incontro tra i due grandi riscopritori del noir negli anni '90: Miller nel fumetto con il ciclo della sua città perduta, e Tarantino (in modo completamente diverso) con il suo Pulp Fiction (1995) e con la scuola cinemica che ne sarebbe venuta.

La riproposizione di "300" sarebbe giunta due anni dopo, nel 2007, accentuando l'inevitabile machismo militaresco del film. L'epopea delle guerre di Bush era tuttavia ormai declinante, e il film ottenne più critiche che applausi, specialmente dalla ricezione critica che ne sottolineò soprattutto il criptofascismo. Qui si può trovare l'analisi più ampia e interessante, quella dei Wu Ming, cui ho fatto già in precedenza riferimento. Tralasciando l'aggiunta non irrilevante delle vicende domestiche di Sparta, parallele alla battaglia delle Termopili, dove la regina Gorgo si lascia violare dal corrotto Theron per ottenere (invano) l'invio di truppe in soccorso al marito, uccidendo poi nell'agorà il traditore, il film di Zack Snyder accentua in sostanza, con la sua potenza visiva, la metafora bellicistica insita già nel fumetto.



Gorgo nella locandina del film.

L'elemento più interessante, rilevato sempre dai Wu Ming, è il parallelo visivo, creato nel finale del film, tra Leonida morto circondato dai suoi uomini e il Cristo giudice del Giudizio Universale di Michelangelo (vedi qui) mediato dall'iconografia di San Sebastiano, un Santo guerriero la cui iconografia già costituiva una mediazione tra il Crocifisso e un ideale religioso più guerresco. I Wu Ming ritengono in sostanza però irrilevante questo parallelo, un puro utilizzo sterile di materiale mitico; invece, non mi sembra affatto casuale questa bellicizzazione di un immagine centrale del mito cristiano, ulteriormente funzionale all'estetica militaristica soggiacente al film. Al Cristo Giudice del Giudizio Universale si sostituisce, ugualmente giudicante verso noi, la sua inetta progenie, il corpo morto di Leonida ucciso tra i suoi guerrieri; quasi a suggerire l'avvento - il ritorno - di nuove, guerresche e pagane, divinità.


 Gorgo minacciata da Theron.


Per citare le parole di Miller stesso sul film:

"The Spartans were a paradoxical people. They were the biggest slave owners in Greece. But at the same time, Spartan women had an unusual level of rights. It's a paradox that they were a bunch of people who in many ways were fascist, but they were the bulwark against the fall of democracy. The closest comparison you can draw in terms of our own military today is to think of the red-caped Spartans as being like our special ops  forces. They're these almost superhuman characters with a tremendous warrior ethic, who were unquesionably the best fighters in Greece. I didn't want to render Sparta in overly accurate terms, because ultimately I do want you to root for the Spartans. I couldn't show them being quite as cruel as they were. I made them as cruel as I thought a modern audience could stand".


Miller quindi è consapevole del fascismo del modello, così come è palese la volontà di ritrovare in questo archetipo l'origine della propria cultura, quella del fumetto supereroico. Ma non preoccupatevi di difendere le minoranze oppresse o irritate da Miller in questa sua opera: se vi schierate a loro difesa, il vero bersaglio della Tales to Offend siete voi.




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