Guggisberg e Aletti a Mondovì

Da: Guggisberg&Aletti, "Primavera", locandina della mostra.

Con alcuni giorni di ritardo recensisco un altra bella mostra monregalese - del resto aperta fino al 18 giugno, quindi con ampia possibilità per chi la volesse vedere. Si tratta di una mostra di scultura della Piccola Galleria Materica, di cui mi è già capitato di parlare, e che organizza sempre eventi di grande interesse per una realtà come quella monregalese. Rimando qui al loro sito per informazioni più dettagliate sulla mostra; personalmente ho molto apprezzato la "scultura a svuotare" dei due autori presentati, Daniela Guggisberg e Daniele Aletti. 

Come in molti altri casi di arte contemporanea, queste sculture essenziali, forme minimali sviluppate con un raffinato gusto ironico, mi hanno fatto pensare al saggio (ugualmente ironico: una Bustina di Minerva, mi pare) di Umberto Eco sul concetto di "inizio finale", ipotetica scuola di pensiero per cui in ogni ambito la fine coincide col principio. Ad esempio, il vero cinema finisce col film muto, la filosofia più autentica è quella dei presocratici, e così via (Eco non lo dice, ma ci starebbe anche bene fumettisticamente il filone dei nostalgici del fumetto delle origini, magari quello italiano senza balloons). In campo pittorico e forse ancor più scultoreo tale tesi risulta bene confermata, con Picasso che ritorna ai graffiti di Altamura e le sculture che tornano alle pietre minimamente lavorate di un arte preistorica ancora più ancestrale, forse più ancora ai menhir di Briaglia che alla Venere di Willendorf. Naturalmente, almeno in questo caso, in modo consapevole e non così schematicamente riconducibile al puro ritorno alle origini. 

Appare poi probabile che si tratti della mia deformazione personale (legata anche a titolo e sottotitolo di questo blog...), e tutta questa mia digressione non tiene  debitamente conto di un lavoro - che è con ogni probabilità quello centrale - sui materiali, sulle forme, sulle morbidità e ruvidità anche tattili che queste essenziali pietre ci vogliono suggerire.

E tuttavia, per me un certo sapor ermetico è innegabile, a partire dalla  locandina della mostra (in copertina del post) dove la scultura della Guggisberg in primo piano, "Infinitamente", assume morbidamente le volute dell'infinito secondo il nastro di Moebius. Anche altrove la suggestione di un contatto: il Saluto al Sole della Guggisberg dichiara in fondo la stessa funzione di un dolmen celtico, sia pure in forme  in parte differenziate; l'Animale Rosso di Aletti non è poi così dissimile da altre forme vagamente accennate di preistoriche sculture zoomorfe sacre. E l'ironico fossile del Bananosauro mi fa tornare alla mente il corno lunare della Venere di Loussel. Purtroppo non ho sottomano un'immagine per il raffronto: rimando dunque i lettori, com'è di uso in questi casi, alla visione diretta della mostra.

Lorenzo Barberis

Venere di Loussel (25.000 A.C. circa)


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