Lord Gaga















Senza troppi clamori, un altro anniversario giunge oggi al cinquantesimo: quello di Yuri Gagarin (1934 - 1968), cosmonauta sovietico e primo uomo nello spazio il 12 aprile del lontano 1961. Gagarin aveva iniziato ad addestrarsi al volo spaziale nel 1957, dopo la vittoriosa missione dello Sputnik; dopo la sua celebre impresa tornò a lavorare come pilota di caccia, morendo nel 1968 in una esercitazione andata a male a soli 34 anni; un anno prima - ironie della storia - di quel 1969 in cui la sua impresa venne surclassata dagli americani con la conquista della Luna, ampiamente ammantata di valore simbolico.

A cinquant'anni dalle sue imprese l'URSS di cui era stato l'ultimo grande araldo non esiste più; il terrore nucleare ci viene riproposto dalla catastrofe nucleare nipponica - che proprio oggi raggiunge lo stesso livello di gravità della Chernobyl sovietica del 1986 - mentre l'aeronautica militare statunitense, che ha appena incrementato notevolmente la sua componente di droni nella nuova amministrazione Obama, rende pubblici i documenti che dimostrano, in sordina ed accolti con un sorrisetto dal giornalismo ufficiale, che alcuni avvistamenti di UFO erano stati riconosciuti come alieni dagli stessi membri dell'FBI.

Gagarin, perfetto propagandista sovietico, aveva affermato con retorica un po' vuota di non aver visto nessun Dio nell'alto dei cieli, in sarcastica e scientista opposizione alle speculazioni di Dante Alighieri. Oggi però ci sarebbe da chiedergli se è davvero sicuro di aver guardato bene.

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