Mysterium Crucis


Torno con questa “riflessione ermetica” sul discorso avviato in un post precedente circa il simbolismo della croce. Là mi ero soffermato soprattutto sulla storia cristiana del simbolo della croce e del crocifisso, pur accennando alle sue origini pagane. Qui ricostruisco appunto tali radici remote, che rendono tale simbolo identitario ben prima dell’avvento del cristianesimo.

La Croce è recentemente divenuta oggetto di un intenso scontro ideologico per il mantenimento o l’eliminazione della stessa dalle aule scolastiche e, in generale, dai luoghi pubblici. Questo scontro ha preso il suo avvio già nell’Ottocento, come uno scontro tra cattolici e anticlericali, come scontro interno all’occidente. Allo scontro interno si è ora sovrapposto lo scontro interno, per cui alcune frange dell'Islam ovviamente esigono la sua rimozione (celebre a tale proposito l'intervento a "Porta a Porta" di Abel Smith, il quale irrideva l'esposizione del "cadavere in miniatura") mentre
la Croce è vista come un baluardo contro la penetrazione islamica da culture politiche laiche – come quella degli Atei Devoti – o addirittura venate di paganesimo come la Lega Nord e il suo culto celtico per il Sole delle Alpi.

La cosa non è però, in questo secondo caso, così paradossale, in quanto la croce, specie nella sua variante di croce celtica, inscritta in un cerchio, è un simbolo solare antico e profondamente radicato già nell’Europa pre-cristiana. Il Sole delle Alpi ne è anzi una semplice variazione, in quanto indica, invece dei quattro punti cardinali formati dai raggi a croce, l’asse terrestre Nord-Sud unito ai punti delle posizioni estreme equinoziali del sole al tramonto e all’alba, posizioni di cui l’asse solstiziale Est-Ovest costituisce il punto mediano di equilibrio. Del resto, tale forma era già stata associata al culto cristiano nella forma del monogramma di Cristo, la Chi e la Ro (X e P, graficamente) sovrapposte. Nel mito costantiniano dell'"In Hoc Signo Vinces" il simbolo salvifico è del resto alternamente la croce o il monogramma cristico.



I due simboli sono dunque profondamente interconnessi; l’adozione da parte della Lega del segno a sei punte rimanda inoltre alla croce solare celtica già adottata, a partire almeno dagli anni ’70, dalle formazioni della nuova destra estrema, che guardava non più alla retorica fascista ma a quella del culto ancestrale celtico-germanico, se non al nazismo stesso. La stessa svastika, in fondo, è una variazione della croce solare, la cui ripresa è antecedente al nazismo (1933), ma operata già dalla Teosofia (1877) come segno centrale della cultura indoeuropea. E difatti la svastika è diffusa nell’area orientale così come in occidente, simboleggiando dinamicamente la rotazione solare. Significativo dunque il fatto che tutti i movimenti che abbiano voluto, in qualche modo, scalzare la croce cristiana nel simbolismo occidentale abbiano finito per riandare al simbolo della croce. 

Croce a sei bracci e croce a quattro bracci erano  poi unificate nella Croce Ottagona, che nei suoi otto bracci unifica la croce solare a quattro e a sei bracci: oltre all’Axis Mundi nord-sud e all’asse solare Est-Ovest sono difatti riportate anche le posizioni equinoziali intermedie, in una rappresentazione completa dei punti salienti del moto solare. Tale simbolo, già matriarcale, era identificato presso gli antichi sumeri col pittogramma della Stella, da cui venne esteso al concetto di divinità, inizialmente la Dea Madre, poi tutte le altre (il nome stesso di Aster romano deriva da Astarte o Ishtar, la dea-stella mesopotamica). In seguito, esso venne ripreso come simbolo mariano - il Fiore o Rosa, più cerchi concentrici tagliati da una croce a otto bracci) e dai templari, mentre oggi è ripreso, in forma stilizzata, dalla testuggine del centro sociale di neodestra Casapound. Ma non è ovviamente solo la destra ad aver ripreso il simbolo della croce.



La Dea Madre univa infatti l'associazione con la Croce Ottagona o Stella al simbolo della falce lunare, un simbolo che sarebbe divenuto identificativo poi dell'Oriente (Venere come stella del Mattino) e quindi prima dell'Impero d'Oriente, e poi, dopo la sua conquista, dell'impero islamico. 
Altra ancestrale figurazione della Croce era invece la Tau, la nostra T, che veniva a simboleggiare il Martello, fondamentale strumento sia bellico che costruttivo – associato alla nuova classe sociale dei fabbri, fondamentale nelle nuove età metalliche. Nella cultura germanica la T divenne il simbolo del dio Thor, il cui warhammer era in grado di scagliare fulmini luminosi simili a quelli forgiati a martellate da Efesto nella sua forgia sotterranea per Zeus. Simbolo dei lavoratori già nelle gilde medioevali, il martello si sarebbe riunito alla falce dei contadini a partire dalla metà dell'Ottocento, col sorgere del Comunismo. Ma al formarsi di questa moderna arma nobiliare del popolo corrispondeva la rinascita - inconscia, ma non per questo meno potente - dell'antica associazione tra stella / croce (ottagona) e falce lunare.




Stelle, Mezzaluna e Crocifisso (su croce a quattro bracci) si incontravano poi nel simbolo dell'Orfismo, che avevo già presentato nel precedente post, e che qui ripropongo in una duplice immagine ritrovata. La connessione con la croce cristiana è in questo caso incredibilmente precisa, e merita dunque una ricostruzione più accurata. Va detto, per correttezza d'informazione, che l'anteriorità di tale reperto è dibattuta, e che alcuni lo collocano - a volte non senza motivazioni ideologiche... - nel III-IV secolo d.C., all'interno di correnti gnostiche che intendevano reintegrare il crocifisso all'interno di un sincretismo pagano. Il reperto, reso pubblico nel 1896 in Germania, sparì oltretutto durante il marasma della seconda guerra mondiale: altro mistero nel mistero. Ma, nell'essenza, il sistema mitologico a cui rimanda è esistente.
 
La Croce a quattro bracci, nella sua maggiore essenzialità, era da sempre stata il simbolo principale, data anche la sua schematica corrispondenza alla figura umana, ribadita ad esempio nel simbolo della croce Ankh (“vita”) attestata presso gli antichi egizi. Tale forma, dal nome di croce ansata o "a laccio" per la forma che essa assumeva, viene qui richiamata nella struttura ad Ankhora (appunto) della croce stessa.

Nella sua identificazione coi punti cardinali la croce identificava invece il cosmo stesso, i “quattro angoli dell’universo” per citare la formula spesso ripetuta in antichi testi. Da ciò nacque dunque l’adozione della croce come estremo supplizio, volto a disperdere il corpo del malfattore “ai quattro angoli dell’universo” per renderne più completa la distruzione. Tuttavia, come tutti i simboli del mito, possiede una sua ambivalenza, in quanto in alcune versioni del mito egizio lo stesso dio solare Osiris viene distrutto dal proprio rivale Seth e disperso ai quattro angoli del cosmo: la sposa Isis però lo ricompone e genera così con lui Horus, il nuovo dio solare, che vince così sul dio oscuro Seth. Il dio viene disperso nel modo più radicale, ma è Dio proprio in quanto riesce a superare tale dispersione. La sovrapposizione tra Uomo (microcosmo) e Croce Universale (macrocosmo) generava una identificazione tra i due nella figura del divino.

Se gli Egizi, identificando di fatto il cosmo con la valle del Nilo, vedevano questi quattro angoli dell’universo come i tre deserti gialli della sabbia e quello azzurro del mare, che essi non erano interessati a dominare, il popolo mesopotamico degli Assiri fece della croce il simbolo della propria pretesa di primo Impero Universale.  La pena della crocifissione così sviluppò un simbolismo ancora più pregnante, divenendo la pena preferenziale per chi si arrogava in modo ingiustificato pretese regali: per aver voluto dominare sui quattro angoli del cosmo si veniva dispersi ai quattro angoli cosmici.

Presso i Greci, la sconfitta degli antichi dei zoomorfi titani e l’affermazione degli dei antropomorfi olimpici corrispose all’associazione del mito della crocifissione alla divinità sotto il cui culto si mascheravano gli antichi rituali: Dioniso. Della crocifissione di Dioniso esistono difatti numerose attestazioni, che simboleggiano la sconfitta degli antichi dei ma anche, in effigie, la promessa per i loro devoti del loro ritorno (la loro relativa scarsità è spiegabile col carattere scandaloso della crocifissione del Dio, elemento che rimase a lungo anche in ambito cristiano).

Saturno (Cronos per i greci), infatti, il più illustre ospite del corteo di Dioniso, era stato detronizzato da Zeus appunto nell’accusa di praticare il cannibalismo assieme ai suoi fratelli Titani: e tuttavia l’età del suo regno era associata all’Età dell’Oro matriarcale, quando la terra alimentava spontaneamente gli uomini non richiedendo la fatica del lavoro agricolo. È possibile ipotizzare anche una connessione tra il rito sacrificale umano e la fertilità della terra: proprio l’assenza di tale sacrificio – divenuto in molti casi simbolico – causava la mancata fertilità spontanea dell’età dell’oro. Inoltre, la devozione di Dioniso e del suo corteo al vino rosso fa sospettare una evocazione simbolica del sangue rituale. Col declino del culto di Dioniso la sua figura venne sostituita in parte e in superficie da quella del sacerdote solare di Apollo, Orfeo, che assunse su di sé anche tale rituale crocifissione che vediamo qui illustrata. 

Pene simili alla crocifissione vennero inflitte anche ad altri personaggi del mito quali Tantalo, legato ad un albero per punire il suo cannibalismo rituale, Prometeo, legato a un palo per essere sottoposto ad eterno tormento per aver portato il Fuoco spirituale agli uomini (e salvato da Ercole, altra figura sovrappostasi anticamente a Cristo...), Issione, figlio di un centauro sottoposto al supplizio della Ruta, e così via; ma la figura di Dioniso-Orfeo è indubbiamente quella centrale.

L’impero romano divenne poi il più importante degli Imperi Universali, e con la sua dominazione del mediterraneo sembrò realizzare davvero il sogno dell’Impero Cosmico. L’importanza simbolica della crocifissione come strumento di punizione dei ribelli divenne essenziale, da cui deriva anche l’applicazione della pena a Cristo.

La sua morte e resurrezione si accompagnava del resto alla fine del ciclo di un Eone cosmico, in cui si ipotizzava il ritorno dell’età dell’Oro dei Saturna Regnia. Pertanto, l’iniziale sovrapposizione tra Dioniso e Cristo, giustificabile anche come copertura per sfuggire alle persecuzioni, ha con ogni probabilità anche la funzione di identificare il nuovo Dio col ritorno promesso di quello antico, detronizzato verso il 2000 AC dai Nuovi Dei.

Da allora, con una lunga gestazione, prima la croce e poi il crocifisso divennero uno dei simboli più potenti dell’occidente cristiano, come ricostruito nel mio precedente saggio dedicato a tale argomento.

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