Il Dottor Parnassus


Berlusconi's Parnassus (2011)

Oggi volevo tornare a parlare della mostra de "La Fata Verde" a Mondovì Piazza, con le schede dei vari artisti, ma il presidente Berlusconi mi ha regalato gentilmente un'ottima occasione per un post di arte mitologica. In riunione col premier israeliano, dopo aver spiegato il suo rammarico per il fallimento del suo partito nei referendum, gli ha illustrato il Parnaso neoclassico che faceva da sfondo alla riunione identificando se stesso in Orfeo, Apicella in Apollo (c'è anche una certa omofonia, Apicellum come piccolo Apollo), e le nove muse ispiratrici in sfortunate partecipanti a un piccante "bunga bunga".


Andrea Mantegna, "Parnaso" (1499)
Quale migliore.occasione per parlare del mito greco del Monte Parnaso? Il monte, che sormontava l'oracolo di Delfi, era considerato l'antica sede della Ierogamia, ovvero dell'unione sacra tra Cielo e Terra, l'Umbilicus Mundi. L'oracolo infatti era sacro a Gaia, e solo dopo che Apollo vinse il serpente Pitone fu consacrato al nuovo dio solare. Durante il diluvio universale fu l'unica sommità a non essere sommersa, e qui si incagliò l'arca di Deucalione e Pirra, i progenitori noaici del mito greco.



Raffaello, "Parnaso" (1510-1511)

Dunque il ruolo ierogamico del luogo rende piuttosto appropriata l'appropriazione berlusconiana. La poetessa Saffo riconosceva che "qui con impeto, dominatrice, / versa Afrodite nelle tazze d'oro / chiaro vino celeste con la gioia." (qui nella traduzione di Salvatore Quasimodo) e l'intero Rinascimento riprenderà volentieri questo tema, elegante e sottilmente erotico. Andrea Mantegna, sul finir del '400, è uno dei primi a recuperare l'antico mito classico, presto ripreso da Raffaello, ai primi del '500.


Nicholas Poussin, "Parnaso" (1630-1635)
Il tema del Parnaso rimase diffuso nell'arte di corte del '600 e del '700 sempre in virtù di questo spirito sottilmente erotico che bene si univa alla rappresentazione simbolica della corte stessa come un luogo dove il sovrano, Re Sole assoluto come Febo Apollo, si circondava dei migliori frutti delle arti e delle scienze. Ecco quindi che troviamo l'interpretazione di Poussin a inizio Seicento, e quella di Mengs nella seconda metà del Settecento, quando ormai il tema si inseriva in un esplicito ritorno ai temi classici nel Neoclassicismo.


Anton Raphael Mengs, "Parnaso" (1761)
Non a caso Mengs assumeva come proprio secondo nome "Raphael", in onore di quell'arcangelico pittore  che per primo aveva affrontato il tema tra i Maestri del Rinascimento. Da Mengs il tema parnassiano sarà recuperato appunto dall'Appiani, massimo esponente del Neoclassicismo italiano ai primi dell'Ottocento.


Andrea Appiani, "Parnaso" (1811)
Appare curioso, tra l'altro, che l'opera si collochi esattamente duecento anni prima della sua ripresa berlusconiana: un particolare, quello della data, che il premier si è preoccupato, forse non casualmente, di sottolineare. Del resto il Parnaso era nell'aria: già due anni fa Terry Gilliam vi aveva fatto riferimento in uno dei suoi film visionari e mirabilmente allucinati.


Terry Gilliam, "The Imaginarium of Doctor Parnassus" (2009)

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