Il Profugo

Piramidi e militari egizi

Interessante presentazione libraria ieri pomeriggio a Mondovì (a seguire una bella mostra presso la galleria dell'associazione Meridiana Tempo, di cui riferirò domani). La città ha infatti ospitato Younis Tawfik che ha presentato il suo ultimo romanzo, "Il profugo", introdotto dallo scrittore monregalese Nicola Duberti. Un romanzo ambientato nell'Iraq di Saddam Hussein, che l'autore, profugo iracheno egli stesso, ha conosciuto da vicino ed ha narrato col filtro delle esperienze famigliari - il profugo del titolo è un suo fratello minore, oppositore del regime. A parte l'interessante presentazione del romanzo - che dovrò al più presto leggere - è stato particolarmente affascinante sentir presentare la situazione medioorientale da un intellettuale che conosce la situazione dall'interno. 

Dalle notazioni necessariamente asistematiche emerse dal discorso di Tawfik mi ha colpito soprattutto la ribadita centralità dell'Egitto. Dopo la Damasco degli Omayadd e la Baghdad degli Abbasidi, lo spostamento della capitale a Costantinopoli da parte dei Turchi, dopo la conquista del 1453, privava il mondo arabo di un suo centro culturale, che venne riscoperto in Egitto con la nascita del Cairo. Soprattutto dopo l'era napoleonica, col viceré Muhammad Alì, la fioritura culturale egizia fu il centro del rinascimento arabo, col fiorire del teatro dell'opera (dove non mancarono il Nabucco e l'Aida...) e la nascita di un giornalismo moderno. Ancor oggi l'Egitto resta centrale, da cui anche la sua centralità nelle agitazioni del mondo arabo che hanno segnato questo 2011. 

Chissà quanto di questa centralità egizia nel mondo arabo e ormai, di fatto, mediterraneo dipende dall'antico splendore dell'Egitto delle Piramidi, la cui luce ha da sempre affascinato l'occidente - non ultimi certo i nostri torinesi Savoia, coi loro precoci collezionismo e museo egizio. Devo ricordarmi di chiederlo a Tawfik, se ci sarà mai una nuova occasione.

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