Juno


Tintoretto, "L'origine della galassia" (1575)

Anche questo mese apriamo con la consueta nota ermetica sull'origine del nome. Giugno deriva ovviamente da Giunone (Iuno: la Giovane), la regina degli dei. Equivalente all'Era (Hera, ovvero  "periodo di tempo fissato", come appunto in "Era" ed "Ora") dei greci, figlia appunto di Saturno ed Opi, ovvero Cronos e Rea, ella si sposa al fratello Zeus che diviene il signore del cosmo. La gelosia per gli innumerevoli tradimenti del marito (in cui alcuni hanno visto la memoria dello scontro tra culti matriarcali e patriarcali) sono spesso motore dell'azione mitica, e causano una sua frequente ira contro gli umani. Era è quindi coinvolta, come antagonista di ninfe ed umane amate da Zeus, in innumerevoli miti, dove però il suo ruolo è sempre di fatto in opposizione alla protagonista. Nel mito della Mela d'Oro, che dà l'avvio alla guerra di Troia, ella rappresenta la bellezza matura, "giunonica" appunto, in contrapposizione a quella ancora acerba di Atena e a quella perfettamente in fiore di Afrodite, che vincerà il duello.


Hera greca

Il mito più importante in cui è coinvolta è forse quello di Eracle. Eracle, figlio illegittimo di Zeus con Alcmena, fu da lei odiato con particolare furia anche perché il padre, per donargli la divinità, aveva fatto allattare il bambino al suo seno. Accortasene, Era lo respinse con forza, generando la Via Lattea. Eracle non divenne così subito divino, ma ottenne comunque forza sovraumana.Il tema della nascita della Galassia divenne centrale nella rappresentazione pittorica rinascimentale, di cui il dipinto di Tintoretto è solo il caso più importante.Disney, come spesso fa, rovescia del tutto il mito nel suo cartoon del 1997: Era è madre amorosa di Eracle, pienamente dio all'inizio, ma è Ade che gli fa bere, benché non del tutto, una bevanda che lo rende quasi mortale.

Nel vero mito, Era tentò di ostacolare ogni modo Eracle nel suo faticoso cammino per la divinità; alla fine tuttavia Eracle salvò Era da un Gigante che tentava di stuprarla, e lei gli concesse così in moglie sua figlia Ebe,  la Giovinezza, riconciliandosi con lui e con l'umanità di cui era il campione. Era fu così la prima divinità cui i greci classici eressero un tempio, a Samo, nell'800 AC; probabilmente per ammansirne l'ira proverbiale. Alcune ipotesi hanno visto in Era ed Ebe, spesso sovrapposte a Demetra e Persefone, le grandi dee dell'agricoltura, residui dell'antica età del matriarcato.

Triade Capitolina
Presso i Romani, trasposta in Giunone, divenne divinità particolarmente legata a Roma, inserita nella triade capitolina assieme al marito Giove e la figlia Minerva. Dai romani ci deriva anche l'inserimento della dea nella scansione dei mesi, anche se nella transizione al mito romano ella diviene apparentemente il secondo termine della coppia matriarcale Madre-Figlia. Come considera Ovidio nei "Fasti", infatti Iuno significa "la Giovane", e il suo Mese viene dopo quello di "Maia", che vuol dire appunto "la Maggiore", come abbiam visto a suo tempo, divinità matriarcale ancor più remota.


 Giunone Moneta

Giunone protesse nell'invasione dei Galli del 396 AC facendo starnazzare le oche del Campidoglio che stazionavano vicino al suo tempio. Da ciò le derivò l'epiteto di Giunone Moneta, Giunone "che avverte", da cui il nostro "moneta" per indicare il conio, dato che la prima zecca romana venne edificata proprio nei pressi del suo tempio, nel 269 AC.

Con l'avvento del cristianesimo, la figura matronale di Giunone fu assorbita, più di altre divinità efebiche come Atena o Diana o sensuali come Venere, nell'immagine mariana della Madonna (come avevamo accennato anche per Maia). 

La sua riapparizione in forma pura avviene in sostanza col Rinascimento, dove riappare soprattutto nella triade del Giudizio di Paride, di cui una delle prime figurazioni che ho rinvenuto è quella di Cranach il Vecchio, risalente al 1512.


Cranach il vecchio, "Il Giudizio di Paride" (1512)

Parzialmente diversa è la figurazione di Raffaello nel 1517, che sviluppa una differente connessione con altre divinità matriarcali sostituendo all'efebica Atena la matriarcale Cerere o Demetra.


 Raffaello, Venere, Demetra e Giunone (1517)

Giunone sarà poi un tema caro alla pittura della scuola raffaelita. Giulio Romano lo riprenderà nel 1526-28 a Mantova, mostrando la vanesia dea con i pavoni a lei sacri in conversazione con la supplice Psyche.


Giulio Romano, "Giunone e Psyche" (1526)

Agostino Carracci, invece, condurrà il tema giunonico nel Seicento barocco, interpretandolo nel 1580 all'interno del tema erotico degli Amori degli Dei (da cui deriverà anche una serie, più esplicita, di stampe).


Carracci, "Giove e Giunone" (1580 c.)


Il neoclassicismo amerà ovviamente il tema giunonico in mezzo a tutti gli altri temi del mito antico, come nella scultura di Cocteau del 1731 o nel dipinto di Appiani del 1810. Nel '900, essa sopravvivrà fino alla più recente cultura popolare: dalla Giunone disneyana del 1997 alla Juno protagonista del recente e omonimo film del 2007, giovane ma matriarcale come il suo nome, in fondo, prescrive.




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