Tomi Atomici


Salvador Dalì, "Leda Atomica" (1949)

Continuo con questo post la serie di approfondimenti in onore di questa Nuclear Week in attesa del referendum. L'ultimo tentativo di affossamento è stato affossato, e con una ricca settimana d'anticipo gli italiani possono finalmente davvero entrare nell'ordine di idee di votare sull'atomo - anche il 70% che ignorerebbe l'esistenza del consulto.

La fantascienza catastrofica è antica quanto la fantascienza stessa. Tralasciando il mito classico della distruzione di Atlantide e similari, la prima autrice di science fiction moderna Mary Shelley compose nel 1826 la descrizione della fine dell’umanità per causa di una pestilenza. La distruzione di un mondo sotto i colpi della peste è un classico letterario di antica data, dalla Peste dell’Atene di Pericle alla Peste della Firenze di Boccaccio. Ancora nella Nube Purpurea (1901) di Shiel e nella Peste Scarlatta (1912) di London riecheggia lo spettro della Morte Rossa di Poe.

Se nel mito classico però la peste è inviata dagli dei per punire l’hybris dell’Agamennone di turno, la letteratura moderna non esiterà a fondere il tema della distruzione globale con l’hybris dello scienziato faustiano, pronto ad ogni patto diabolico pur di accrescere la sua conoscenza: una tema che è ovviamente proprio la Shelley, con Frankenstein (1817), a introdurre nella science-fiction moderna.

Nella prima decade del ‘900 lo spettro di Faust inizia a coniugarsi indissolubilmente al nucleare, in seguito agli studi di Einstein, Bohr e Rutheford, che tra 1909 e 1913 definiranno il modello dell’atomo come microcosmo, sistema planetario col sole positronico al centro e i pianeti negatronici sulle varie orbite.

Perfino il nostro Svevo fa concludere la sua “Coscienza di Zeno” (1923) con la profezia di una ciclopica esplosione (atomica?) causata dalla follia degli scienziati e dalla grettezza dei mercanti, in grado di cancellare l’intero pianeta dalla malattia-uomo.

Non mancano ovviamente le profezie positive del nucleare pacifico, e ad esempio i robot di Asimov possiedono un cervello artificiale definito genericamente “positronico”, cioè basato sui protoni del nucleo atomico, e quindi soggetti a una lavorazione nucleare. Ma nonostante gli sforzi del buon dottore contro la Sindrome di Frankenstein (ma anche i suoi robot sono meno innocui di quello che lui formalmente predica…) il lato oscuro della forza resta sempre più affascinante. Anche per l’atomic fiction.

Dopo la reale esplosione atomica del 1945, proprio “Invecchia con me” (1947) di Asimov è uno dei primi romanzi ad affrontare il tema di un desolante futuro post-atomico. Asimov oltretutto si tiene generico, e non sappiamo se la catastrofe è dovuta da un incidente del nucleare pacifico o da una guerra atomica. In generale, però, la SF preferirà in ogni ambito di gran lunga la seconda ipotesi, che tutti concordavano a parole nel definire esecrabile, mentre mettere in discussione Our Friend The Atom sembrava evidentemente o più rischioso o meno interessante. Proprio l'anno dopo il videoopuscolo della Disney, il poeta della beat generation Gregory Corso realizzò la sua poesia in forma di bomba atomica, "Bomb" (1958), a commento di una manifestazione antinuclearista di Bertrand Russell.

La crisi di Cuba (1962) solleciterà un nuovo terrore nucleare: “Dr. Bloodmoney, or How We Got Along After the Bomb” (1963) di Dick è l’unica opera in cui il maestro dei robot umanoidi affronta il tema della catastrofe nucleare, il cui titolo ispirò, come è evidente, il celeberrimo film apocalittico di Kubrick dell’anno seguente.

Il genere seguirà poi come un sismografo le sorti alterne della guerra fredda, tra ibernazioni e scongelamenti. Uno degli ultimi validi epigoni del genere è forse l’italiano “Terra!” (1983) di Stefano Benni, che rinfocola il tema apocalittico-nucleare in parallelo alle “Star Wars” dello scudo spaziale promosso da Reagan lo stesso anno. In seguito, il declino del sistema sovietico proprio dopo la catastrofe di Chernobyl (1986) renderà meno avvincente il tema del nucleare in letteratura. Nel prevalere dei temi informatici del cyberpunk, se vi sono dei mutanti provengono più probabilmente dalle calcolate sperimentazioni eugenetiche delle megacorp che dalle casuali mutazioni prodotte da un atomo impazzito.

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