Julius

Cesare, scultura romana
Iniziato un nuovo mese del blog, realizzo il consueto post sul significato ermetico del mese. Il nome di Luglio deriva da Julius, ovviamente Caio Giulio Cesare. Il mese fu aggiunto in seguito alla riforma giuliana del calendario, che diede indubbiamente il senso, a Roma, dell'avvio di una nuova era. Iniziata da Cesare, essa fu compiuta da suo nipote, e figlio adottivo, Caio Giulio Cesare Ottaviano detto Augusto, che per sè riservò, come vedremo, il mese di Agosto. Certo anche il mese precedente onorava il suo nome, in fondo: ma rimandava anche più esplicitamente al padre adottivo. Cesare ed Augusto sono così gli unici due esseri umani ad entrare nel calendario, affiancandosi a più antiche divinità nonché ai mesi lasciati, prudentemente, vuoti, da Settembre a Dicembre, identificati solo dalla numerazione (che, per via dell'inserto dei due mesi imperiali, è errata: Sette-mbre è il mese numero nove, e così via).

Cesare ed Augusto divennero il nome per identificare il sovrano, già in età imperiale nonché nelle età successive. L'impero romano d'oriente durò fino al 1453 senza interruzioni; quello di occidente, rinato come Sacro Romano Impero con Carlo Magno nella notte di Natale dell'800, giunse fino a quando, nel 1806, la corona d'Austria non lo sciolse per evitare che Napoleone lo potesse acquisire, cementando il suo impero quale Cesare redivivo. Il titolo di Kaiser, Cesare, venne tuttavia mantenuto, come l'analogo titolo di Czar in Russia, istituito anche qui nel rinascimento da Ivan in Grande, che di Mosca fece la Terza Roma dopo l'originale e Bisanzio. La grande guerra del '15-'18 spazzò via questi titoli, ma il mito rimase.

Per quanto riguarda la ricezione artistica del mito cesariano, la figura di Cesare ed Augusto erano oggetto di grande venerazione fin dal tardo medioevo, come simboli di quella classicità imperiale che aveva di fatto spianato provvidenzialmente la strada al trionfo del cristianesimo. Dante punisce agli inferi al pari di Giuda i due assassini di Cesare, e l'Acuil / Lucia, l'aqulia di luce dell'Impero, è oggetto di ampia trattazione nel corso delle tre cantiche e soprattutto nel Paradiso.


Fouquet, Cesare valica il Rubicone (1450 c.)

In pittura, è soprattutto col rinascimento che si assiste a una ripresa del tema figurativo cesariano, come in questa miniatura di Fouquet (1450 c.) in cui vediamo effigiato il valico del Rubicone. Le armature dei cavalieri sono vagamente adattate allo stile classicheggiante, ma le aquile delle insegne sono quelle bicipiti del Sacro Romano Impero, e sullo sfondo campeggia una rocca medioevale assisa su un'erta montagna. Il mito dell'impero sta nella sua eterna rigenerazione.


Andrea Mantegna, "Trionfo di Cesare" (1486)

Mantegna nel 1486 effigia questo trionfo di Cesare, dove notiamo la considerevole evoluzione filologica nella rappresentazione dei costumi romani. Il tema del Trionfo di Cesare sarà caro al Rinascimento e al Manierismo, e vi tornerà sopra Andrea del Sarto con il sequente dipinto, risalente al 1520.

Andrea del Sarto, "Trionfo di Cesare" (1520)

Nel '600, dove anche Rubens si cimenta nel ritratto di Cesare, il mito del condottiero sopravvive nella produzione shakesperiana. Nel 1599, Shakespeare dedicherà a "Giulio Cesare" una sua importantissima tragedia storica: nel destino del condottiero che, rifiutando di cedere il potere, porta Roma alla guerra civile, si riflette ermeticamente la figura di Elisabetta che, rifiutando di nominare un successore, fa correre lo stesso rischio all'Inghilterra protestante. Nel 1937, Orson Welles riprenderà la tragedia trasformando il regime di Cesare in quello nazifascista, con grande scandalo mondiale.


Rubens, "Cesare" (1620 c.)

La vera riscoperta del tema cesariano avverrà ovviamente col Settecento classicista, in reazione agli eccessi del Barocco. Ecco allora che il tema di Cesare tornerà a splendere nella statuaria, ad imitazione delle grandi opere della classicità.

Cousteau, "Cesare" (1696)

Con l'Ottocento, il Romanticismo riscoprirà la pittura storica, che applicherà soprattutto a tematiche del Medioevo, la nuova età scoperta come identitaria. Ma il tema storico-classico manterrà tutta la sua importanza, specie negli autori più vicini al classicismo, e la vita di Cesare continuerà al suo interno ad avere un ruolo di tutto rispetto. Non mancherà una trattazione sottilmente erotica del suo rapporto con Cleopatra, ma prevarrà la rappresentazione di momenti drammatici e gloriosi, come la sua morte o il trionfo su Vercingetorige. 

Camuccini, "Morte di Cesare" (1798)

William Etty, Cesare e Cleopatra (1830)


Royer, "Vercingetorige si arrende a Cesare" (1899)

L'opera del Royer qui sovrastante sarà poi utilizzata quale prima vignetta del fumetto "Asterix" (1959), in cui il nazionalismo francese si prende il suo tardivo revanscismo. Tuttavia se gli inetti romani sono sbeffeggiati, Giulio Cesare è tratteggiato con una certa ironica simpatia, anche perché sotto la sua maschera si cela in fondo il generale De Gaulle, moderno cesare di Francia, e il fumetto esprime anche una certa insofferenza centro-periferia, l'insofferenza della mentalità del paesino-villaggio del Nord contro il cosmopolitismo e la burocrazia parisienne (ben rappresentata di recente in un film come "Benvenuti al Nord").
Giulio Cesare in "Asterix" (1959)
 
 "Giulio Cesare" (1953)
Ma al cinema Cesare godrà di uguale fortuna, a partire dal cortometraggio omonimo di Pastrone, del 1909, soprattutto sulla scorta del dramma Shakespeariano, come nella ripresa del 1953 con Marlon Brando nel ruolo di Antonio. Il peplum lo rappresenterà quasi più come comparsa al fianco dell'amata Cleopatra, preferendo ancor di più l'età imperiale avanzata, dove poter mostrare un po' di cristiani sbranati nel circo.
Cesare in Civilization IV. Una tradizione e una garanzia.
Infine, Cesare è fra i più amati del videogioco, ovviamente quello strategico (inclusa la preistoria dei wargames da tavolo). Un fascino che si spiega forse con il marchio impresso da Cesare alla guerra come grande gioco, col suo sprezzante e mitologico "Il dato è tratto".
"Centurio" (1990), forse il capostipite di questi videogames roman-oriented, si conclude con un significativo "Beware the Ides of March!" che cambia sottilmente il significato della nostra vittoria che ci ha finalmente tramutati in Imperatori della precedente repubblica. Nel 1992 la lunga serie di "Caesar" esplicitava l'omaggio al mitico sovrano, ponendosi quale essenziale trait d'union tra Simcity, cui aggiungeva un elemento militare, e i futuri Command & Conquer della realtime strategy. Ma anche il capostipite della strategia Turn-Based, Civilization (1992), omaggiava fin dall'inizio Cesare facendone il sovrano dei Romani, una delle nazioni fondamentali del gioco. E il suo ruolo non è mai venuto meno, come si può vedere dall'immagine sovrastante, dove si cita l'ucronia prodotta dai Peplum nelle loro inesatte ricostruzioni storiche. Ci manca solo che Cesare sfoggi un bel rolex.


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