Saint George


Vitale da Bologna (1350 c.)


In assenza di altro da segnalare, per il momento, mi dedico ad uno degli approfondimenti di storia dell'arte che risultano tra i post più visitati del blog. La figura su cui intendo soffermarmi è quella di San Giorgio. Soldato romano dell'epoca di Diocleziano, San Giorgio venne martirizzato nel 303 in Palestina, e venne venerato nella tradizione orientale come santo militare (le più antiche testimonianze visuali risalgono al 600 d.C.). 

Le leggende che lo collegano all'uccisione del drago per salvare la sventurata principessa Sabra che vi era stata sacrificata si diffondono in Europa con l'età delle Crociate, che avevano riportato i Cavalieri cristiani sui luoghi della sua morte. Un importante transizione mitica, perché la vittoria sul Drago, simbolo delle forze infernali, era nella tradizione connessa ai santi vescovi: la connessione di tale mito alla figura del cavaliere cristiano è da ricondursi al tentativo, con l'età crociate, di cristianizzare sempre più la violenta nobilità cavalleresca. Il successo del mito è segnato dal suo influsso nella figurazione del drago, che da un generico serpente alato si identifica sempre di più come il drago che anche noi conosciamo, inserendo nella sua iconografia elementi derivati dai coccodrilli realmente osservati in Oriente.

Il successo definitivo del nuovo archetipo viene con la ripresa nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, composta verso il 1260 c. Da qui prese il via la sua diffusione nell'arte gotica del Trecento, dove venne a rappresentare l'ideale del Cavaliere Cristiano, anche in seguito alla ripresa nell'ermetico Ordine di San Giorgio, fondato dal re di Ungheria per contrastare l'avanzata del "drago" islamico; e poi tramutato nel 1387 nel ben più terribile Draculean Order.


Donatello (1416 c.)

Paolo Uccello (1450s)

Il mito di San Giorgio, fortemente cristiano e medioevale, sopravvive con successo in età rinascimentale dove interpreta il mito del Condottiero sempre più vicino a quello dell'Eroe classico. Una figurazione del mito appare anche in un bassorilievo di Donatello, che è la prima opera in cui, nello sfondo, si possa cogliere un accenno di prospettiva centrale scientifica. L'interpretazione più celebre in questo secolo è però probabilmente quella di Paolo Uccello, che dedica al mito due dei suoi stupendi dipinti. Specie nel secondo, la prospettiva geometrica delle aiuole del giardino del drago assume un aspetto straniante, quasi da evocazione di un cyberspazio ante-litteram, già presente, in modo meno accentuato, nell'altro dipinto, con la fuga prospettica dei campi squadrati.

Raffaello (1505 c.)


Sodoma (1518 c.)






Tintoretto (1540s - 1560s)

Nel Cinquecento, dunque, l'immagine di San Giorgio viene ripresa da un maestro come Raffaello, ma anche da un pittore sensuale come il Sodoma, così nominato per la "corruzione" erotica della sua pittura; qui tale elemento non è molto evidente, ma inizia ad aver più spazio la figura della principessa, la Damsell in Distress che l'eroe deve salvare. Una figura che Tintoretto renderà centrale nella seconda metà del secolo nell'evoluzione dei suoi dipinti dedicati al soggetto: il secondo, tra l'altro, è usato in un eccellente fumetto esoterico come "GrafoGrifo" (2004) di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi. L'opera, sotto altro nome e lievemente modificata, è il messaggio esoterico attorno a cui ruota un perverso Piano di dominio del mondo da parte di un Ordine ecclesiastico.



Rubens (1621)


Asam (1721)

 Il tema declinerà, senza sparire del tutto, nell'arte secentesca e settecentesca, soppiantato da altri temi iconografici di natura più schiettamente classica. Nello stesso ambito, infatti, si era ormai affermato nel corso del '500 il tema del mito di Andromeda, perfettamente simmetrico nell'età antica, o il tema moderno delle damsell in distress dell'epica cavalleresca rinascimentale, dall'Angelica dell'Ariosto in poi. Il tema di San Giorgio tornerà di moda nell'Ottocento, dove saranno soprattutto i Pre-Raffaeliti ad amarne il simbolismo medioevaleggiante, dando ovviamente grande risalto, anche in questo caso, alla componente femminile, che in Burne Jones finisce per essere protagonista assoluta. San Giorgio e il Drago unificati entrambi nella mente dell'osservatore.

Rossetti (1857)

Burne Jones (1866)

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