The Big Brother is Playing With You



Un recente pezzo di Wundergammer, scritto dall'abile Azatoth, mi ha offerto l'occasione di rileggere il magistrale finale del 1984 orwelliano. Una scusa, anche, per pubblicare il magnifico Big Bro di recente realizzazione, fusione ambigua di Hitler e Stalin in un morphing inquietante che coglie, meglio di tanto generico anticomunismo, lo spirito più corretto del monitor del film (non conosco il fumetto correlato, al cui sito rimanda il link sottostante l'immagine). Il primo Big Bro visuale, quello del film del 1954, è ovviamente più vicino al Giuseppe Stalin Bottazzi di Guareschi, interpretato da Gino Cervi (qui il link del film su youtube, dove il faccione appare - messaggio subliminale? - esattamente a 1.11.11).

Il protagonista, ormai sconfitto dal sistema, è stato sostanzialmente graziato dal Grande Fratello, e passa il suo tempo al Caffé del Castagno - un tempo il locale centro della rivoluzione - occupandosi di seguire i problemi di scacchi del giornale governativo con un occhio, il telegiornale propagandistico dall'altro. L'associazione mi stimola da subito una possibile connessione col videogame. Vediamo quindi "la partita di Winston", separata da altri elementi di ricordo che la attraversano, e che ho qui eliminato perché meno ci interessano.

Esaminò il problema degli scacchi e mise a posto i pezzi.
Era una soluzione piuttosto lambiccata che implicava due cavalli. "Bianco gioca
e vince in due mosse." Winston alzò gli occhi a guardare il ritratto del Grande
Fratello. Il Bianco vince sempre, pensò con una sorta di nebuloso misticismo.
E stabilito che succeda sempre così senza eccezioni. In nessun problema degli
scacchi, fin dall'inizio della storia del mondo, s'era mai dato il caso
che vincesse il Nero. Non è il simbolo, forse, dell'eterno, invariabile trionfo
del Bene sul Male? Il faccione riprese a guardarlo spirando calma potenza.
Il Bianco vince sempre.

Innanzitutto quindi gli scacchi winstoniani sembrano convincere il protagonista (non certo a caso omonimo di Churchill...) che il Bianco e il Bene - ovvero il totalitarismo del Big Bro - devono trionfare.

Il cuore di Winston ebbe un balzo. Era il bollettino dal fronte; l'istinto
gli disse che stavano per essere trasmesse cattive notizie. Per tutto il giorno,
misto a un seguito di vive emozioni, il pensiero di una formidabile rotta
in Africa era andato e venuto nel suo cervello. Gli parve proprio di vedere
l'esercito eurasiano che avanzava attraverso le frontiere fino allora intatte,
e che si spargeva fino alla fine dell'Africa come una colonna di formiche. perché
non era stato possibile contenerli in qualche modo? La linea della costa
occidentale dell'Africa era presente, in un disegno vivido, alla sua mente.
Prese il cavallo bianco e gli fece attraversare la scacchiera. Il suo posto
era proprio lì. Anche quando vedeva l'orda nera che irrompeva verso il sud,
vedeva un'altra forza, raccolta in modo misterioso, che si piantava
all'improvviso alle loro spalle e tagliava loro le comunicazioni dalla terra
e dal mare. Sentiva che, desiderandola, stava proprio dando a quell'altra forza
un'esistenza concreta. Ma era necessario agire con rapidità. Se esse avessero
potuto tenere il controllo ditutt'intera l'Africa, se avevano aeroporti e basi
sottomarine al Capo, l'Oceania sarebbe stata tagliata in due. Poteva
significare ogni cosa: sconfitta, resa, la divisione del mondo, la distruzione
del Partito! Trasse un profondo sospiro. Uno straordinario miscuglio
di sentimenti (ma non era esattamente un miscuglio, erano piuttosto strati
successivi di sentimenti, dei quali non si poteva capire bene quale fosse
l'ultimo) prese a combattergli dentro.
Quella specie di spasimo cessò. Rimise il cavallo bianco al posto di prima,
ma per il momento non riuscì a concentrarsi seriamente nello studio
del problema scacchistico.

La partita a scacchi giocata da Winston e quella del Big Bro sullo scacchiere globale iniziano a sovrapporsi.
Mentre egli pensa a come vincere sul Nero, il pensiero si interseca su come l'Oceania possa trionfare sui suoi nemici.

Il teleschermo tacque per un momento. Winston levò di nuovo il capo.
Il bollettino! Ma no, era semplicemente cambiata la musichetta. Aveva la carta
geografica dell'Africa dietro le palpebre. Il movimento dell'esercito
era un diagramma: una freccia nera che rompeva verticalmente verso meridione,
e una freccia bianca che rompeva orizzontalmente verso oriente, attraverso
la coda della prima. Come per rassicurarsi, alza gli occhi per guardare
la faccia imperturbabile del ritratto. Era possibile concepire che la seconda
faccia non esistesse nemmeno? Il suo interesse diminuì di nuovo. Bevve un'altra
sorsata di gin, prese su il cavallo bianco e fece una mossa di prova.
Scacco. Ma non era certamente la mossa giusta, perché...

Il pensiero di Winston è visualizzato dal bollettino di guerra televisivo, dove il conflitto è mostrato come un diagramma di forze astratte, che visualizza, in qualche modo, gli scacchi winstoniani.

Tomò alla tavola degli scacchi e prese un'altra volta il cavallo bianco.
In quello stesso istante lo lasciò cadere sulla tavola con un colpetto secco.
S'era alzato in piedi di scatto, come se fosse stato punto da uno spillo.
Uno squillo di tromba aveva trapassato l'aria. Era il bollettino! Vittoria!
Voleva sempre dire vittoria, quando le notizie erano precedute da uno squillo
di tromba. Una specie di eccitazione elettrica, si propagò per tutto il caffè.
Anche i camerieri si erano irrigiditi di scatto e porgevano le orecchie
intenti.


Lo squillo di tromba aveva provocato un enorme tramestio. Una voce eccitatissima
stava parlando dal teleschermo, ma pure avendo già cominciato a parlare
era soffocata dallo scoppio di una specie di ruggito che veniva di fuori.

Ma lui poteva sentire abbastanza di quel che si diceva dal teleschermo
per capire che era andata proprio come aveva preveduto. Un esercito gigantesco,
sbarcato di nascosto, si eta raccolto all'improvviso alle spalle del nemico
assestandogli un poderoso colpo: la freccia bianca aveva strappato la coda della
freccia nera. Frammenti, frasi esultanti s'udivano attraverso il fracasso.

«Vasta manovra strategica... coordinazione perfetta... rotta precipitosa...
mezzo milione di prigionieri... completa demoralizzazione... controllo dell'Africa intera... la guerra
è pervenuta a una relativa brevissima distanza dalla sua conclusione...
vittoria... la più grande vittoria nella storia del mondo... vittoria, vittoria,
vittoria!»

Sotto il tavolo i piedi di Winston facevano certi movimenti convulsi.
Non si era mosso dal suo posto, ma mentalmente stava correndo, correndo
con straordinaria rapidità, assieme alla folla, di fuori, e urlando fino
ad assordarsi. Guarda ancora una volta in alto, verso il ritratto del Grande
Fratello. Il colosso che aveva conquistato il mondo! La roccia contro
cui le orde dell'Asia si erano accanite invano!

Con l'annuncio della vittoria, l'identificazione tra frecce bianche e nere sullo schermo e i vettori immaginari dei pezzi sulla scacchira diviene totale. Winston si immedesima nella vittoria dell'Oceania grazie alla televisione, certo: ma anche grazie all'uso propagandistico del gioco.

Forse Orwell era molto più avanti di quanto possiamo immaginare, e il suo Grande Fratello aveva già anticipato l'uso politico della Gamification che solo in questi bizzarri e fantascientifici anni '10 stiamo iniziando a immaginare. Del resto, il Google God che controlla le nostre digitali vite non è forse il mirabile televisore di Orwell, che mentre ci illude di guardare il mondo, al contempo ci fa sentire spiati tramite le nostre stesse websearch?

Post più popolari