Fortuna


Nino Fracchia, "La fortuna" (Antico Circolo di Lettura, Mondovì Piazza, 1920s)

Mi sono accorto di non aver ancora parlato della mostra della ceramica di quest'estate - la seconda col blog. La principale manifestazione artistica e culturale di Mondovì quest'anno è stata decisamente sopra le aspettative, per quanto non manchino ancora numerosi elementi da correggere e modificare. Tra le cose positive, ho finalmente potuto visitare la sala principale del Circolo di Lettura che si affaccia su Piazza Maggiore, solitamente non utilizzata per mostre; non tanto per la mostra in essa ospitata ma per i magnifici soffitti affrescati da Nino Fracchia, gran maestro del primo '900 monregalese. 

Le foto che ho potuto fare erano ovviamente senza flash e quindi la qualità è decisamente modesta, ma anche così si può ammirare la raffinatezza di questa Fortuna allegorica, avvolta in una gonna a scacchiera (lei stessa stringe due pezzi bianco e nero nelle sue mani, a indicare una signoria sul gioco, certo, ma anche sulle sorti dell'umanità, data la natura di allegoria degli scacchi stessi, come scontro di bene e male). Allo stesso modo, la ruota della fortuna posta al suo canto possiede un volto solare sovrapposto, che ne confermano il significato di ruota cosmica.

Al suo canto si trovano i Tarocchi, dei quali vediamo quattro carte: il Matto, il Diavolo, il Bagatto e il fante di Bastoni, che porta un cappello identico a quello del Bagatto, stabilendo con tale arcano maggiore un rapporto di simmetria. Trovo inutile soffermarmi troppo sui simbolismi di queste carte e sull'ovvio significato che assumono intrecciate. Ricordo solo che, in ambito monregalese, il pittore medioevale Antonio Dragone era solito firmare con una figura di un drago, ovvero di un demone; il diavolo in questione potrebbe dunque servire a identificare il gruppo di carte quale firma - esoterica - dell'artista, che si identificherebbe col Bagatto, il Magus crowleyano, usando la prudenza dello schermo della carta del fante di Bastoni, per il rischio di una identificazione diretta nell'archetipo. Quanto al Matto, inutile sottolineare la sua natura di primo tra gli arcani maggiori, carta circolare e senza numero che apre e chiude il mistero tarologico, e che vale quindi per tutta la tradizione simbolica dei tarocchi stessi. Ma sono possibili, ovviamente, altre interpretazioni.

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