Judith


Caravaggio, "Judith" (1598)

Ieri sera bello spettacolo dei Servi di Scena qui a Mondovì: una lettura recitata del libro di Giuditta per l'avvio della settimana biblica, presso la parrocchia del Sacro Cuore. Il libro è nel canone cattolico, ma non in quello ebraico e protestante, e in effetti la storia è decisamente da intendersi in chiave simbolico, più che storico. E tuttavia, come pezzo di epica è perfettamente riuscito, composto verso il 100 a.C. ma ambientato nell'età ormai mitica di Nabucodonosor, risalente al 600 a.C..

Com'è noto, Nabucodonosor scaglia il suo plenipotenziario Oloferne contro gli ebrei, rei di rifiutargli una venerazione assoluta come re-dio; Oloferne attacca la città di Betulia, nonostante alcuni avvertimenti da parte dei suoi consiglieri di aspettare ad attaccare gli ebrei quando, disobbediendo al loro Dio, non ne godano la protezione. Oloferne scaccia irridente il consigliere del malaugurio, e procede senza esitazione all'assedio.

Gli ebrei della città stanno quasi per cedere e chiedere ai loro leader di trattare la resa incondizionata, quando la bellissima vedova Giuditta chiede che le si lasci fare il più classico dei tentativi: si reca al campo pagano e dichiara di aver abbandonato la città assediata per scampare a morte certa, affidandosi alla mercé del potente Oloferne, confidandogli un segreto: gli ebrei hanno quasi terminato le loro provviste, e stanno per cibarsi di quelli delle decime. Non gli resta che attendere poco, ed avrà vinto (interessante il fatto che ora Oloferne non sprezzi questo suggerimento, identico a quello del suo consigliere iniziale: evidentemente inizia a temere ci sia del vero, e questo è l'inizio della sua fine).

Oloferne ovviamente cade nell'inganno come una pera matura, e invita Giuditta nella sua tenda. Si ubriaca e "gode della sua presenza" (il testo biblico è volutamente ambiguo; e poco conta che Giuditta, tornata in Betulia, logicamente dichiari che il nemico non l'ha toccata...). Quando è caduto completamente sbronzo come un Polifemo qualunque, Giuditta lo decapita con un colpo netto della sua stessa scimitarra, impacchetta la testa nella cesta della di lei schiava e se ne torna bel bella in città.

Ovviamente, quando l'esercito babilonese scopre l'avvenuta decollazione di Oloferne, cade nel panico più totale, e non sa contrastare l'efficace e inattesa sortita degli ebrei, che li scacciano dal loro territorio. Giuditta è acclamata e celebrata, e il lieto fine è salvo.






Fin qui la storia biblica. La ricezione artistica del tema di Giuditta e Oloferne è poi vastissima, a partire dal medioevo, come dimostra questa efficace miniatura trecentesca.




Ma è soprattutto l'ossimorico e vasto decadentismo rinascimentale ad accogliere il tema di Giuditta al suo interno, ovviamente affascinato da quanto di pruriginoso vi è nella tematica. Il primo ad iniziare è Donatello, che ancora fa, verso la metà del '400, della sua Giuditta una versione femminile dei suoi Davide, eroi biblici pronti ad ergersi verso i colossi delle civiltà nemiche incombenti.




Un altro fiorentino darà la prima autorevole interpretazione pittorica del tema, quel Sandro Botticelli fondatore della pittura neopagana della corte di Lorenzo de Medici. La sua altera Judith del 1472 (ripresa in un secondo dipinto più tardo) è bellissima e altera, ma non ancora particolarmente sensuale o eroticheggiante.





Idem valga per il Mantegna, agli sgoccioli del '400, che però già introduce sullo sfondo l'elemento ambiguo dell'alcova di Oloferne, inquietante nel suo emergere solo con un piede abbandonato, mentre la Judith appare inquieta e vagamente discinta, come frettolosamente rivestitasi dopo l'amplesso letale.


 La pittura veneta accentuerà nel '500 tale elemento sensuale, rendendolo forse per la prima volta nella scosciata Giuditta di Giorgione (1500 c.), in posa da erotico autostop.



Tiziano (1520 c.) persegue la stessa sottile sensualità senza scoprire centimetri di carne in eccesso, mentre la pittura fiamminga di Massys (1550 c.) non sembrerà cogliere il gioco prediligendo una Judith completamente nuda.


Massys (1550 c.)


Tintoretto (1570 c.)


La sobriamente sensuale lezione della scuola veneta sarà però mantenuta dal Tintoretto, che tuttavia inizia a rappresentare Giuditta dopo l'atto della decapitazione, il volto di Oloferne avvolto in una tenebra inquietante.


Caravaggio (1598)



Artemisia Gentileschi, 1620 c.

La lezione del Tintoretto sarà a sua volta, nel Seicento, recepita dal Caravaggio, che vi aggiungerà di suo una crudeltà barocca ripresa, con ancor maggiore inquietudine, dall'allieva Artemisia Gentileschi, che nel dipinto forse effigiava una simbolica vendetta per la violenza subita dal pittore suo maestro, in giovane età. In entrambi i quadri, compositivamente molto simili, Judith è colta nel vero momento topico, la decapitazione, fino allora sostanzialmente non rappresentato.


Furini, 1640 c.



Elisabetta Sirani, 1660 c.



1680 c.


Parmigianino Il Giovane, 1700 c.



Van Dijck (1720 c.)


Piazzetta, 1740 c.


Palko, 1760 c.

Con varie gradazioni, da allora il tema di Judith sarà ampiamente presente nell'arte sacra del lungo e complesso periodo barocco, incluse le sue tarde propaggini settecentesche all'interno della nicchia religiosa, dove continueranno a predominare i cupi contrasti chiaroscurali e i temi sensuali e macabri.


1800 c.


Vernet, 1820 c.


Riedell, 1840 c.


Le Clair 1860 c.


Pedro Amerigo, 1880 c.

Anche l'Ottocento romantico e poi decadente continuerà a tributare un certo omaggio a Judith, eroina nazionale ebraica per i romantici - in un periodo in cui il Nabucco diviene il simbolo del Risorgimento italiano - e ovviamente figura per i decadenti della Belle Dame Sans Merci, la femme fatale, la vamp che è il centro antiangelicato delle loro opere. 


Klimt, 1900 c.


Franz Von Stuck, 1920 c.

Anche ai primi del '900 il tema di Judith trova ancora qualche tarda accoglienza, soprattutto all'interno della Secessione Viennese, con interpretazioni dalla sensualità accentuata che forse tradiscono l'equilibrio della narrazione originaria. L'avvento predominante dell'astrazione segna anche in questo tema una cesura, sopravvivendo solo in opere minori di illustrazione. Una carrellata molto più ampia della Judith Art è rinvenibile al sottostante link, uno dei tanti blog dedicati ai temi pittorici in arte, particolarmente fornito.

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