Medieval (Cy)Borg


?, "Vita Morte Miracoli", photo by Lorenzo Barberis 2011

Il post fantascientifico dell'altro ieri mi porta di nuovo a parlare della mostra della ceramica di Mondovì di quest'estate ormai lontana; mostra ricca di positive suggestioni, su cui meritava a mio avviso tornare. Ho già detto della positiva scelta di mostre d'arte di alto livello, di cui la più riuscita a mio avviso è stata quella sui lavori dell'arte riciclata, ricca di suggestioni poveristiche relativamente moderne - almeno per i canoni monregalesi - e a cui conto di dedicare un prossimo post. 

Ma l'opera d'arte migliore, a mio avviso, è questo fantastico cyborg, collocato nella mostra alla cripta della Misericordia, dove il grande autore cuneese Giovanni Gagino, maestro di fabbriche dalle suggestioni talora futuristiche, introduceva due giovani artiste della nostra provincia, le brave Sara Gallo e Erika Schiuma. Non so a quale delle due l'opera vada attribuita, poiché l'altrimenti bel catalogo della mostra non lo dice. Potrebbe anche essere di qualche altro autore, a quanto ne so: la scultura ovviamente aveva la sua brava didascalia, da cui ne leggo ancora il titolo sopra riportato; ma a distanza di tempo, ovviamente, non lo ricordo, e dalla foto non si legge. Ma forse questo ne accenna l'aura di mistero, almeno ai fini di questo blog.


Mario Malfatti

Ad ogni modo, la cripta della Misericordia, antica sede della confraternita trecentesca dei Battuti Neri, che si occupava in città di accompagnare i condannati  a morte al patibolo e tutt'ora esistente (ovviamente, con altri scopi) è un luogo ideale per una riflessione sul tema della morte nell'età della macchina, anche in virtù appunto del contrasto con l'ambiente di suggestione gotica e di aspetto barocco. A rafforzare la continuità del discorso, il gesso nero tardottocentesco di Mario Malfatti che accoglie inquietante all'ingresso della cripta i visitatori (la bianca gipsoteca del grande scultore monregalese è poco più sopra, presso il Museo della Stampa), e che dato il luogo non può che evocare, appunto, lo spettro archetipo di un battuto nero, nel suo costume rituale.


Giovanni Gagino

In apertura di mostra, uno dei quadri più cupi, astratti e futuristici di Gagino che io abbia visto (ne conosco una produzione comunque più inquieta di quanto si vorrebbe, ma non così surreale). Poi, in mezzo ad altre opere meno memorabili, appare il cyborg di copertina. Assiso in trono davanti alle settecentesche tombe affrescate dei membri insigni della Confraternita, pone paternalistico la mano sulla testa dell'Uomo imperturbabile alla sua destra (posto forse non a caso sotto una croce disegnata a matita sul muro, nell'impianto originario degli affreschi della cripta), mentre sembra assorbire le energie vitali della terrificante figura a sinistra, intenta a scarnificarsi da sola, con una mano fintamente amichevole sulla spalla.

Un'opera potente, che riassume perfettamente le inquietudini futuribili del cyberpunk nella cornice inusuale della Mostra della Ceramica monregalese. Quasi il segno di un futuro che incombe anche qui, inarrestabile. E un poco minaccioso.

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