The Aventine Strategy

 "Beware the Ides of March!"


Un elemento mi ha decisamente colpito negli eventi italiani degli ultimi giorni. Non è, in sé, la “strategia dell’Aventino”, da sempre adottata dalla sinistra italiana quale sua marca sostanzialmente perdente. Ma la sua virtualizzazione o, come si dice adesso, la sua gamification, ovvero la trasformazione di tutto in un grande videogame, un grande gioco virtuale.


Vi dev’essere una memoria archetipa nei geni della sinistra del primo Aventino praticato dalla plebe romana, il quale aveva almeno il senso di essere una prima forma di sciopero nei confronti dello sfruttamento da parte dei patrizi. Anche in quel caso, però, la secessione sull’Aventino produsse solo l’arrivo dell’abile Menenio Agrippa, in grado di convincere i plebei a tornare al lavoro con un apologo retorico che probabilmente all’epoca poteva apparire d’avanguardia: nel corpo della società c’è lo stomaco e ci sono le braccia, c’è chi deve lavorare e chi deve digerire e coordinare (del resto, non è che la retorica sia cambiata molto in oltre duemila anni).


Naturalmente, come ricorda Marx, la storia si ripete una volta in tragedia e una volta in farsa. La parodia dell’Aventino classico avvenne nel 1926, all’indomani del delitto Matteotti, per convincere il re ad un atto di nobiltà, togliendo il potere a Mussolini di fronte allo sdegno dei parlamentari. In effetti, il sovrano, essendo lo statuto albertino una costituzione sostanzialmente ottriata, avrebbe potuto destituire arbitrariamente il Duce in qualsiasi momento senza problemi sotto un profilo legale – in seguito, ovviamente, non sotto il profilo dei rapporti di forza. E lo farà, infatti, di fronte al fallimento totale del fascismo nel secondo conflitto mondiale, in una scena madre che ricorda il finale del primo Robocop di Verhoeven: ma nel 1924, due anni dopo avergli consentito un golpe senza opporre resistenza, Vittorio Emanuele III non aveva affatto intenzione di farlo. L’Aventino favorì l’instaurarsi della dittatura, invece di ostacolarla.


L’Aventino di oggi invece è puramente simbolico, e non scalfisce in sé particolarmente il potere berlusconiano. Ma la cosa significativa è che l’Aventino virtuale-simbolico dell’opposizione segue in modo plateale, dichiarato, l’Aventino totalmente virtuale, sia simbolico che digitale, operato dalla rete, con lo sciopero (tecnicamente, la serrata) decretato da Wikipedia contro il decreto “ammazza blog”, affiancato da Nonciclopedia in protesta contro Vasco Rossi (nel terzo Aventino, la sintesi, tragedia e commedia marciano esplicitamente appaiate). Ai due leader della protesta virtuale, coincidente per tempi e parzialmente per obiettivi (la censura al web), si sono ovviamente affiancate legioni di blogger, twitters e altri avanzati media users, supportati dalla gran massa di manovra della fanteria di facebook. Buoni ultimi, a modo loro, anche i parlamentari si sono accodati alla battaglia, con esiti ancora dubbi e incerti.


Mi affascina la sempre più evidente gamification della politica nazionale (e non solo). Wundergammer aveva indagato la natura di Facebook come un unico, gigantesco social game, dove creare un nostro vincente Sim il cui punteggio deriva dagli amici, dai contatti, dai click, dai mi piace, dai commenti. Con il vento d’aprile, le elezioni napoletan-milanesi e i referendum, il social game ha lanciato il suo spinoff politico sulla scena italiana, almeno nella percezione collettiva (confermata dal recente fuoco di fila sul tunnel tecnologico gelminiano).  

Ogni web user può, con pochi click, contribuire alla distruzione del mostro finale, in un’esaltante impresa collettiva di cui si può sentire, più che mai, eroica mosca cocchiera, il cui minuscolo colpo è quello che fa cadere la montagna. Ma per ora, l'Aventine Strategame impone, ancora una volta, di aspettare.

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