Moloch



Il Moloch di "Cabiria" nel Museo del Cinema di Torino, alla Mole.

Nei precedenti post col tag "illuminati" abbiamo ricostruito, per sommi capi, la storia ipotetica di quest'ordine segreto. Abbiamo visto come gli Illuminati, formalmente devoti a culti solari positivi, siano invece accusati di essere devoti agli dei ancestrali, formalmente identificati col "Moloch", con culti di antropofagia e omicidio rituale.


Il Moloch del Bohemian Groove (primi del '900?)


L'attuale continuità dell'ordine sarebbe sorta verso il '500 per creare un New World Order sotto il loro controllo occulto in vista del passaggio millenaristico dell'Eone del 2000. Verso la seconda metà dell'Ottocento, dopo la guerra di Secessione americana, gli Illuminati avrebbero dunque fondato in America (la loro Nuova Atlantide) un loro circolo esclusivo, il Bohemian Club, dedito al culto del Moloch, i cui riti perdurano tuttora. A questo circolo esclusivo si attribuisce la grande influenza illuminata sulla storia del XX secolo, inclusa l'influenza sull'attuale sistema delle popstar, che diffonderebbero occultamente il loro messaggio.

L'uso delle arti, specie musica e teatro, per l'invio di messaggi ipnagogici, in grado di controllare mentalmente la popolazione, è una tradizione antichissima, celebrata nell'antichità greca e ripresa dal teatro rinascimentale ed elisabettiano (e in seguito perdurata, sotterraneamente, nell'ambito del teatro e della musica moderna).

Lo strumento principe degli Illuminati del Bohemian Club dovette però essere, probabilmente, il Cinema, la nuova arte sorta col passaggio al nuovo secolo che essi pretendevano di dominare.

Solitamente ci si richiama al celebre "Metropolis" (1926) per ravvisarvi un'influenza degli illuminati. Tuttavia, ancor prima del film di Fritz Lang, è il primo colossal della storia del cinema a contenere un richiamo al Moloch come divinità cannibale, il torinese "Cabiria" (1914) di Giovanni Pastrone, realizzato con didascalie di Gabriele D'Annunzio.


Moloch di "Cabiria" (1914)


Appare fin da subito evidente come il Moloch presenti al centro del petto un grande occhio fiammeggiante. Certo, un simbolo della divinità piuttosto comune, ma appunto adottato anche dagli illuminati stessi. 

Del resto, il dio taurino-solare oscuro del Moloch era particolarmente riconducibile alla città di Torino (antica Taurinia) come capitale ermetica mondiale. Che il golem cabirico, inoltre, non fosse un puro arredo scenico, ma qualcosa di più legato alla città di quanto si voglia ammettere, potrebbe essere dimostrato anche dal ruolo centrale che ora gli si è dato nel museo del cinema torinese, sito nella Mole Antonelliana, la mancata sinagoga di Torino, sprezzantemente dominante su tutte le chiese della città, poi ridestinata a un massonico museo risorgimentale e, ora, cinematografico.

Notiamo poi che il Moloch è effigiato come in possesso di un terzo occhio, caratteristica di per sé assente nella sua figurazione tradizionale. Il terzo occhio è, appunto, segno di Illuminazione, e viene ribadito in più immagini della divinità presente nel film, formando anche, se vogliamo, i "tre puntini" della tradizione pitagorico-massonica.


Tempio di Moloch in Cabiria

L'eccellente blog sempreinpenombra ha rinvenuto la fonte prima della figurazione del Moloch torinese, un carro allegorico realizzato dai goliardi torinesi nel contesto del carnevale del 1898.



"Il carnevale del Diavolo" nella Torino del 1898

Appare evidente la fortissima somiglianza dell'immagine, oltre che la perfetta rispondenza tra la stella (rovesciata, ovviamente) che illumina la sommità del capo della demoniaca bucca inferos, venendo a formare il suo simbolico "terzo occhio". Curiosamente, proprio per il carnevale del 1898 il giornale clericale di Mondovì, il neonato "Risveglio Cattolico", intitolava in febbraio "Il carnevale del diavolo", sostenendo che la festa del carnevale fosse da sempre la festa del diavolo, che nel '700 avesse assunto la maschera degli Illuministi (o degli Illuminati?) e, ora, nell'Ottocento, quello della Massoneria. Nel volume celebrativo per il centenario del settimanale diocesano monregalese, "Quando la sveglia era vaticana" (1998) tale esordio è riportato con divertita autoironia: ma forse, i clericali d'allora qualche ragione potevano averla, visto il carro allegorico torinese. E se vogliamo indagare ancora più in profondità gli archetipi, la più autorevole Bucca Inferos pittorica del Piemonte si trova proprio nei pressi di Mondovì, nella chiesa di San Fiorenzo che sorge nella sua Bastia.




Bucca Inferos di San Fiorenzo di Bastia Mondovì (1450 c.)
Foto di Lorenzo Barberis

Difficile dire se sia proprio il Moloch di Bastia la fonte primaria di questa lunga continuità iconografica (certo l'intero ciclo dell'Inferno di Bastia è complesso ed iniziatico, e questa bocca infernale sorvegliata da un misterioso monaco dalla sommità della sua apertura non fa eccezione).

Comunque sia, l'immagine del Moloch cartaginese cui vengono tributati sacrifici umani è ripreso da "Metropolis" (1926) una decina di anni dopo, trasfigurato nella Città-Macchina Industriale che esige un equivalente tributo di vite umane.


Il Moloch di Metropolis (1926)

E in "Metropolis", ovviamente, appare il tema della pop-star androide utilizzata dai capitalisti padroni della città per tenere sotto controllo i loro sudditi. Ma su questo tema torneremo più ampiamente nel nostro prossimo post "illuminato".

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