Metropolis



Negli scorsi post abbiamo parlato delle tesi complottiste circa gli Illuminati e la loro moderna confraternita del Bohemian Groove, del loro New World Order consistente nella creazione di uno stato-Moloch, incarnazione del loro antico idolo antropofago. Abbiamo anche accennato come essi, tramite i moderni mass media, il cinema in primo luogo, abbiano avviato secondo diversi complottisti l'esplicitazione dei loro temi, per stabilire un graduale mind control della popolazione.

In questo senso, come detto, il primo Moloch è quello della Cabiria dannunziana, tutt'oggi venerato all'interno della "sinagoga" (satanica?) della Mole Antonelliana di Torino. Ma se il Moloch cabiriano è ancora quello della fenicia Cartagine, la sua ripresa moderna passa attraverso il celeberrimo "Metropolis" di Fritz Lang (1926), che instaura un esplicito parallelo: le torri di Metropolis (con ogni evidenza la New York del futuro, come non mancherà di esplicare la ripresa nel nome anche nel Superman di Siegel and Schuster) sono le rinnovate torri babeliche erette al Moloch della città industriale e tecnocratica, come la torre centrale che ricorda, coi suoi spuntoni, la corona della statua della Libertà di New York.

Ma "Metropolis" non anticiperebbe solo (fingendo di esecrarla, ma rendendola visivamente seducente) la città futura, ma anche il controllo tramite i mass media, sintetizzato nella figura della mistica popstar Maria.


La Maria mistica-sindacalistica.

La fanciulla, sensuale predicatrice dei lavoratori oppressi nel sottosuolo nell'ormai vicino 2026, viene infatti rapita dal perfido capitalista e dal suo fido aiutante, lo scienziato pazzo, che la sostituiscono con la robotrix che trionfa altera sulla copertina.


La RoboMaria PopStar.

Come non si manca mai di rimarcare, sulla scena della mistica duplicazione di Maria nel suo robot campeggia vistosa una stella a cinque punte rovesciata, chiaro segno dell'occultismo della tecnoscienza illuminata.



L'Occhio Illuminato di Maria

La nuova Maria non viene solo utilizzata per dominare i lavoratori sotto il controllo di Friedersen, ma per sovrabbondanza è utilizzata anche, nella città alta, quale protagonista di spettacoli dissoluti per abbindolare anche l'inetta elite borghese-nobiliare che Friedersen e i suoi devono ugualmente tenere sotto controllo (fare il capitalista cattivo, lo scienziato pazzo e la robotrix malvagia sono sicuramente lavori usuranti).

Nonostante sia un'ossessione dei complottisti, finora non ho trovato chi facesse notare che Maria fa vistosamente l'occhiolino, ritenuto sempre, nel caso di popstars, un riferimento all'occhio degli Illuminati.

Secondo il copione dell'epoca, la Robo-Maria impazzisce, spinge gli operai alla rivolta distruggendo Metropolis. Forse, però, sottilmente il suo non è un errore, ma come un robot asimoviano antelitteram ha obbedito perfettamente agli ordini a modo suo:  la distruzione totale è infatti il piedistallo da cui, nel finale, il potere di Friedersen può rinascere, più saldo e più forte di pria, unendo il cervello dei padroni illuminati e le braccia dei lavoratori tramite le ignote ragioni del cuore.

Si evitava in questo modo, con una crisi anticipata e controllata, il destino che Wells preconizzava alle elite capitalistiche con la sua Time Machine del 1899: divenire pregiato cibo, in forma di eterei Eloihm, per i brutali ma laboriosi Morlocks, evoluzione darwiniana della classe operaia del futuro, confinata nel sottosuolo come quella di Metropolis prima che Friedersen, generoso, non concedesse loro almeno una popstar.

Come detto, Metropolis ritornerà nel 1938 nei fumetti supereroistici di Superman, di nuovo come una versione sostitutiva di Nuova Yorche, questa volta nel presente. Ma la citazione sarà in sostanza dimenticata, e sarà solo con gli anni '80 che Metropolis troverà una sua nuova giovinezza e, di fatto, una pragmatica realizzazione.


La Torre di Blade Runner

Già nel 1982, la torre centrale del "Blade Runner" di Ridley Scott ricorda per qualche verso quella metropolitana, e del resto gli anni di ambientazione sono quasi coincidenti: il 2019 di Blade Runner contro il 2026 del film precedente. Nello stesso anno fa la sua apparizione una cantante come Madonna che, nel nome, rimanda chiaramente alle stesse allusioni blasfeme della Maria fritzlanghiana, che l'anno dopo sottolinea tale connesssione col lancio del disco "Like a Virgin" (1983), suo primo clamoroso successo. E sull'esoterismo illuminato di Madonna avremo modo di tornare.

Comunque sia, nel 1984 il regista e musicista Giorgio Moroder opera un completo restyling di "Metropolis" nell'anno-chiave del totalitarismo preconizzato da George Orwell (è anche l'anno in cui, con una celebre pubblicità ispirata sempre ad Orwell, la Apple del da poco compianto Steve Jobs lancia i suoi tentatori prodotti). Al grande videoclip collaborano i principali gruppi dell'epoca, primi fra tutti quei Queen che, nel 1975, avevano portato al successo il videoclip con la loro "Bohemian Rapsody" (una connessione del tutto casuale col Bohemian Club?).

Ad ogni modo, dopo un certo oblio, Metropolis era tornata. E per restare. Nella realtà.


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