San Teobaldo


Update del 30 maggio 2013: grazie al lettore P.R., ho corretto questa voce su San Teobaldo con nuove e più precise indicazioni.

Un nuovo post dedicato ai misteri di Mondovì: ma più che di Mondovì si parla di Vicoforte, la Vico da cui deriva, appunto, il comune del Monte di Vico.

Ho scoperto la vicenda da un articolo dell'"Unione Monregalese", che riprende una serie di articoli della Gazzetta d'Alba (molto ampio ed esaustivo quello linkato, a firma di Paolo Rastelli) che per prima e più ampiamente si è occupata della vicenda.

La storia riguarda San Teobaldo Roggeri, il santo protettore di Vico. Il santo sarebbe nato infatti qui nel 1100, e divenuto ad Alba un umile ciabattino, per poi lasciare questo lavoro per un pellegrinaggio a Santiago de Compostela, da cui trasse spunto, al suo ritorno ad Alba, per una vita di servizio ai poveri. 

Morto nel 1150, la sua tomba cadde in abbandono fino al 1429, quando fu riscoperta dal vescovo albese del periodo, che fece realizzare da un orafo piemontese il bel reliquiario rinascimentale che vediamo in copertina e ne ottenne la canonizzazione. Vicoforte, il paese natale, che nel 1604 ottenne in dono la reliquia del braccio, nel 1711 avviò un pellegrinaggio ad Alba per celebrare la testa del santo, pellegrinaggio periodicamente reiterato più volte nel corso del secolo, fino ad un ultimo nel 1786. Nel 1797, la comunità avviò l'elevazione di una chiesa al santo, ultimata nel 1821. Solo nel 1841 ne fu ammesso il culto immemorabile, su richiesta del vescovo albese.

Nel 1966, nominato Teobaldo patrono di Vico, il reliquiario della testa fu ottenuto dalla comunità vicese, che nel 1967 lo portò in pompa magna nella propria sede, riprendendo poi la tradizione dei pellegrinaggi, che si interruppe nuovamente nel 1969.

Fino a qui l'Unione: l'opera rimase poi ad Alba fino al 1983, dove venne sottratta tra il gennaio e il 4 ottobre di quell'anno (data della denuncia). Il prezioso reliquiario fu acquisito dal Museum of Arts di Minneapolis, la capitale del Minnesota, dove appare come dono di un mecenate locale dallo stesso anno 1983. Dell'opera perduta si ricomincia a parlare, ad Alba, nel 2001, fino alla scoperta, nel 2011, della reale ubicazione attuale del reliquiario.

Tra le notazioni curiose, il fatto che San Teobaldo è protettore iniziatico della carboneria, l'italica "massoneria del legno" che apriva le proprie riunioni con l'invocazione appunto a San Teobaldo e al Gran Maestro dell'Universo, versione carbonara dell'Architetto massonico. Vero è che, ufficialmente, si tratta del San Teobaldo di Provins (città esoterica quant'altre mai, al centro delle vicende del Pendolo di Foucault...), ma in ambito esoterico ogni allusione è obliqua: ed entrambi in fondo furono santi caratterizzati dall'estrema umiltà, fino ad assumere per umiliazione la professione di mendicanti, e praticamente coevi.

Il Teobaldo vicese era poi coevo dei templari, che proprio in quegli anni stabilivano una loro capitaneria in città, attestata nel 1158. "Teobaldo" significa del resto "forte capitano" in greco; un nome di stampo militaresco, dunque, che potrebbe riconnettersi a tale tradizione? Forse tale elemento "massonico" potrebbe giustificare il singolare mecenatismo statunitense. Ma ad ogni modo, San Teobaldo continua a interrogarci con lo sguardo penetrante del suo reliquiario, custode unico ed eterno dei propri segreti.


Post più popolari