Steve Jobs




Abbiamo appena salutato Sergio Bonelli e ci tocca salutare un altro dei nostro padri spirituali della pop culture degli anni '80. Si è spento stanotte Steve Jobs, padre della Apple e dell'Ipad, ma anche, e prima, il creatore di "Breakout" (1976) dell'Atari, un videogame che non ho mai giocato direttamente, ma a cui sono sempre stato legato dalla coincidenza biografica con il mio anno di nascita, antenato di quell'arcano "Arkanoid" (1986) rilasciato nel decennale dalla Taito - l'Atari era fallita nel 1983, nella peste del software a cui invece avevo ampiamente giocato nella mia prima infanzia videoludica da arcade.

La ancora totale astrazione geometrica della grafica di allora rendeva possibile immaginare in qualsiasi modo il significato del gioco in sè, e l'interpretazione era stata quella di un gioco di evasione, il detenuto che spezza The Wall che lo incatena; un meme che, col senno di poi, potrebbe dare la stura a molteplici interpretazioni simboliche. In una prospettiva ermetica, è evidente il simbolismo dell'evasione (intesa come divertimento) come strumento di fuga dalla realtà illusoria che ci circonda, presente probabilmente oltre le iniziali intenzioni Atari, ma che rafforza l'idea di molti ermetisti sulla valenza esoterica dei videogame.

"Breakout", nella sua semplicita, è geniale, e segna un salto evolutivo cruciale dal "tennis for two" di Pong (1972), il primo gioco dell'Atari, cui è/era dedicata anche la cover di Wundergammer, verso i successivi giochi di "shoot 'em up" che segneranno il successo dei videogames nell'immaginario collettivo dagli '80 in poi.

Le ordinate schiere di alieni disposte davanti all'astronavicella di "Space Invaders" (1978) della Taito, in fondo, riprendono e dinamizzano gli immobili blocchi di Breakout, come ricorda anche appunto la coloritura spaziale data poi al gioco da Arkanoid.

Ovviamente, in una ricostruzione filologica della storia del gioco, il ruolo di Jobs viene ridimensionato ed assume i contorni del mito: ma è giusto che la leggenda esista, perchè, come gli antichi miti greci, essa spiega la derivazione di tutta la moderna informatica di massa, in fondo, da quei primi innocui "giochi di bimbi".

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