Bocca (degli Inferi)


E' scomparso a Natale il più importante giornalista della nostra provincia, Giorgio Bocca, nato a Cuneo nel 1920. Come probabilmente ricorderanno a breve anche i giornali locali (o forse no), Bocca aveva scritto sul finire degli anni '50 anche di Mondovì, in relazione a "Campanile Sera", uno dei primi giochi televisivi dove il Monte Regale aveva avuto modo di primeggiare (lo ricorda anche il "Corriere", precisamente qui).

Data la sua natura di polemista caustico, la scomparsa di Bocca è stata accolta in modo ambivalente: all'omaggio al maestro della stampa ufficiale, dall'altra l'attacco dalla galassia internet, ovviamente da parte di chi si sentiva in qualche modo colpito dalle sue critiche al vetriolo. Si è così ricordato ampiamente il suo passato fascista, la premiazione al GUF da parte del Duce nel 1940, l'avvio giornalistico su "La Provincia Grande" nel 1938 (giornale dell'epoca dal nome curiosamente assonante con la testata laica della Mondovì di oggi, che è invece ovviamente di fede democratica). E poi, ovviamente, i pezzi favorevoli ai Protocolli dei Savi di Sion, cui ancora nel 1942 avrebbe imputato il fallimento bellico dell'Italia, prima di aderire alla Resistenza nel 1943. 

Da allora, divenne invece uno dei pilastri del progressismo giornalistico, ovviamente anche qui tutt'altro che amato unanimemente, fino alla partecipazione alla fondazione di "Repubblica" nel 1976 e, negli ultimi tempi, soprattutto nel virulento scontro con un altro piemontese resistenziale come Pansa, che era invece passato a un discusso recupero del "Sangue dei vinti". Un bel ricordo di Bocca è quello di Livio Berardo, presidente dell'Istituto della Resistenza Cuneese, che si può trovare online qui.

Io però, da buon cultore dei misteri monregalesi, lo voglio ricordare per quelle cronache del 1959, in cui analizzò gli scontri tra Mondovì e Montefiascone, sostenendo poi, giusto l'anno scorso, che quella sua analisi fosse stata la prima avvisaglia del futuro dilagare dello strapotere berlusconiano (qui l'articolo relativo del blog). 

La cosa in qualche modo mi lusingherebbe, perché il mio avo sindaco sarebbe, in qualche modo, il prototipo del telecrate nella narrazione che egli ne fa. Il brano, per chi interessa, è liberamente disponibile qui, nel libro raccolta bocchesco "Il Provinciale" (1991). La data è sbagliata, ovviamente, 1956 invece di 1959: a pensare male, si potrebbe dire che Bocca intende retrodatare la sua competenza antiberlusconiana. 

A dire il vero, nella Mondovì dell'epoca circolava la voce di una cospirazione televisiva volta a far cadere, tramite una sproporzionata difficoltà delle domande, il Monteregale, reo di alterare il format del programma che non prevedeva uno stesso campione in carica per troppe volte. Al suo posto, si sarebbe favorita la Vasto dell'ex ministro delle telecomunicazioni, Giuseppe Spataro, come risulta dagli stessi articoli della stampa vastese, ad esempio qui.

Comunque sia, nell'immaginario culturale italiano è ormai rimasta, probabilmente, la lezione di Bocca, a cui conviene dunque, volenti o nolenti, adeguarci.




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