Thor



LORENZO BARBERIS

Spoiler Alert As Usual.

Visto negli scorsi giorni il film "Thor" (2011) di Kenneth Branagh. Ho inoltre constatato nella mia videobank di fiducia un nutrito carnet di film supereroici a noleggio, che andrò a vedermi nelle ormai prossime vacanze natalizie.

Da vecchio appassionato di comics non può che compiacermi il permanere di questo trend supereroico che ha segnato (con risultati alterni) la decade del 2000, grazie all'avvio di quel cinema digitale che ha reso possibile rappresentare verosimilmente le loro gesta, superando la ridicolaggine degli eroi in calzamaglia degli anni '60.

"Thor", in particolare, mi ha sempre affascinato per questa sua ripresa puntuale della mitologia nordica.

Il fumetto supereroico è sempre stato piuttosto esoterico nei suoi riferimenti alla mitologia: si veda, al proposito, Unbreakeable (2000) di Shiamalan, uno dei film capostipiti di questa nuova tendenza del supereroismo cinematografico, che accenna a tale linea di lettura avvicinando i fumetti all'antica letteratura ieroglifica degli egizi, o l'ottimo blog "The Secret Sun", dove tali tesi sono ampiamente esplorate e divulgate.



Solitamente però si tratta del mito classico (greco-egizio), mentre in Thor è il mito germanico ad essere riscoperto e divulgato al vasto pubblico, a partire dalla sua ripresa nel 1962 ad opera di Kirby e Lee. Una riscoperta che è una sapiente reinvenzione, che esplora l'elemento fondante della mitologia supereroica: i supereroi come "Nuovi Dei", ma anche gli dei antichi, sotto questa luce, come avanzate civiltà tecnologiche, aliene o extradimensionali.

L'Asgard di Kirby è più tecnologica che magico-sacrale, un aspetto che resta nel film ben rappresentato, evitando la facilità di farne un patinato fantasy simil-tolkeniano sulla falsariga della trilogia recente.

Kenneth Branagh, del resto, era l'uomo adatto per rileggere il più divino dei supereroi marvelliani. Attore e regista shakespeariano a partire dal suo film (in ambo i ruoli) "Enrico V" (1989) - io ricordo di averne visto l'ottimo "Hamlet" (1996) - egli riesce a mantenere quella patina antiquata al personaggio che gli veniva data nel fumetto soprattutto nel lessico altisonante. Del resto Branagh aveva già esplorato il fantastico con il suo "Frankenstein di Mary Shelley" (1996), fedele all'opera originale, e riesce quindi a dare spessore anche al genere supereroico, come questo giustamente richiede soprattutto nei complessi personaggi Marvel, meno granitici dei colossi DC anche quando apparentemente meno problematici come Thor.

E shakespeariana sembra tutta la vicenda di tradimenti, intrighi, vendette che si consumano alla corte di Asgard, inframmezzati alle scene più attuali sviluppate sulla terra.

Insomma, decisamente un nuovo capitolo positivo nella rinata saga filmica dei superomini. In attesa della preannunciata riunificazione di tutte le trame in Avengers, prevista per l'anno prossimo.






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