Ex V(u)oto



Un amico regista mi ha chiesto di recente informazioni sugli ex-voto. Nel rispondergli ho rispolverato il poco che mi ricordavo sull'argomento, relativo alle mie ricerche incentrate sulla Mondovì esoterica, collegandolo con una prima generale ricognizione sull'argomento.

Devo innanzitutto constatare un certo vuoto - ex vuoto, ora che ne ho scritto... - sul tema, in seguito a una prima websearch. Il sito di Wikipedia, sia italiano che inglese, è estremamente scarno sull'argomento, che evidentemente non interessa nemmeno i tradizionalisti, battaglieri su altre voci; il sito della Treccani è invece molto ampio, ma carente nella prospettiva storica e storico-artistica. A parte rilevare correttamente la diffusione dell'ex voto come oggetto devozionale già nell'età classica, presso i Santuari pagani, poco dice della sua rinascita all'interno del cristianesimo in forma di dipinto, nonostante l'interesse dell'articolo, dal taglio sociologico, visibile qui. I primi esempli associabili all'ex voto nascono nel contesto di reazione all'iconoclastia, come vediamo qui.

Personalmente, proprio per questo, avrei associato la rinascita degli ex voto pittorici in chiave cristiana alla controriforma; invece un risultato scarsamente univoco pare segnalarli all'avvio del Cinquecento, e precisamente nel 1513, in riferimento a una apparizione mariana del 1504 (almeno stando a quanto sembra dichiarato qui). L'ex voto in questione è la copertina del post.



Stando a questo dato, l'usanza in Piemonte inizia verso il 1522, stando a quanto appare invece qui, venendo a sostituire doni fisici con una raffigurazione pittorica.

Nel monregalese gli ex voto sono ovviamente legati alla Madonna del Santuario di Vico, la Regina Montis Regalis. La cosa più particolare che ho constatato su di loro - ma si tratta oggettivamente di una suggestione, più che di un fatto accertato statisticamente - è la grande rilevanza del tema militare.

Un elemento che mi ha colpito, ovviamente, perché si tratta del tipo di intervento del divino cristiano che pare più incongruo alla nostra sensibilità moderna, un intervento troppo simile a quello degli dei classici, sempre pronti ad intervenire a gamba tesa in favore dei loro veneratori più zelanti.

Il modello è probabilmente quello emerso dal concilio tridentino, concluso nel 1566, con la Battaglia di Lepanto (1570). Qui, la Madonna e i santi ed angeli a lei fedeli sbaragliano le orde demoniache che proteggono gli infedeli, consentendo la vittoria cristiana nell'ultima e più grande battaglia della marina a remi della storia.

Promotore mistico di tale scontro - ovviamente enfatizzato oltre il suo reale portato, come minimizzano legittimamente gli storici più anticlericali - fu del resto proprio papa Pio V, ex vescovo di Mondovì che, con la nomina papale, aveva pare anche promesso ad Emanuele Filiberto un ruolo di primo piano nella crociata navale, ruolo poi sfumato nei veti incrociati delle corti europee.

Il tema iconografico è molto diffuso nel monregalese, e questa specie di proto ex-voto potrebbe aver influito anche sull'evoluzione del nascente Santuario di Vico, la cui edificazione si avvia verso il 1595. La Madonna di Vicoforte, miracolosamente riscoperta da un cacciatore, che la colpì con un proiettile al cuore sanguinante, rinasce infatti in stretta connessione alla relativa novità delle armi da fuoco (già presenti, in teoria, nel 1450 quando il pilone della Vergine era stato eretto dalla devozione locale, ma sicuramente non diffuse come oltre un secolo dopo).

I Savoia infatti, dinastia militare, miravano a fare della Regina Pacis la garante delle paci dinastiche, associandola a qualche effimero trattato a loro vantaggioso stipulato in quello scorcio da Cinque a Seicento.

In seguito, le perigliose vicende della storia monregalese del Seicento portarono all'abbandono del progetto; e nel Settecento, abbandonata la scelta di Mondovì in favore di Superga per il mausoleo dinastico dei Savoia, fu la comunità monregalese a recuperare la Regina Pacis quale Regina Montis Regalis, in una prospettiva strettamente autoctona.

Tuttavia, gli ex voto continuarono a portare una certa marcatura militare, forse più accentuata che altrove, in apparente ricordo della persistenza di questo archetipo di fondo bellico della Regina Pacis.

In verità, da una rapida websearch non ho trovato conferma di questa natura specificamente bellica del santuario di Vico, benché i vari siti sottolineino che ogni santuario era specializzato in un certo tipo di grazie. Quello di Vico e l'area langhese pare per ora non mappata, in teoria la specializzazione dovrebbe essere più di tipo agrario, data l'area.


Il primo ex voto firmato. Troppa tecnica, usciamo dall'archetipo.

Ad ogni modo, i vari siti devozionali son concordi del declino dell'arte con la seconda metà dell'Ottocento. La diffusione della fotografia porta alla crisi della pittura popolare, il bacino cui attingeva la scena degli ex voto. Agli anni dell'Unità d'Italia risale il primo ex voto datato e con autore noto, a quanto risulta qui; a suo modo un'eresia rispetto alla tradizione dell'umile massa di testimonianze anonime.

Si preparava così la grande crisi del ventesimo secolo, dove verso il 1912 si assiste al ritorno ad Ex Voto non pittorici (vedi qui) con l'ingresso di semplici cuori d'argento, scritte prolisse, disegni fotorealistici copiati dalla Domenica del Corriere o addirittura fotografie del caro non-estinto. Gli ex-voto bellici, inoltre, prospereranno particolarmente in questo periodo, con le due grandi guerre mondiali che falcidiano due generazioni. Nel dopoguerra, l'usanza tendenzialmente declinerà, divenendo una devozione di nicchia, in fondo nemmeno tanto incentivata dalla chiesa postconciliare, dal 1962 in poi.

Ma il fenomeno è indubbiamente uno dei più interessanti del culto cristiano, locale e non.

Post più popolari