Libro 666



Un piccolo scorcio della Mondovì esoterica.

Sono andato in biblioteca, in queste vacanze, per prendere alcuni libri, e l'archivista mi ha fatto notare un fatto curioso. Per pure ragioni di inventario (e non volutamente, si badi bene), il libro numero 666 della classificazione 0 (che raccoglie alcuni tipi di saggistica) è risultato essere un volume dedicato ai "Mostri dei Laghi", come recita il titolo lapidario.

Integralmente nero, con una sobria incisione in copertina, il volume dei Mostri è edito da Mursia e scritto da Maurizio Mosca, in una costante allitterazione della M di Mondovì. Non ho potuto fare a meno di pensare a Crowley, che riteneva esoterico il reperto 666 del British Museum, e su quel frammento di immagine egizia fondò tutto il suo sistema iniziatico, che rivoluzionò la cultura occultistica moderna.

Del resto, Crowley doveva trovare per forza qualcosa di esoterico in un museo egizio, mentre al 666 della biblioteca civica monregalese poteva esserci anche un manuale di cucina o le barzellette di Totti.

Il libro, del 2000, comincia con un rapido excursus sui mostri lacustri che ne ripercorre le origini nel mito classico, per poi riferire di alcuni casi medioevali. Il più antico esempio citato, a parte qualche poco chiaro graffito paleolitico, credo sia quello dei babilonesi di Nabucodonosor, che verso il 600 a.C. avrebbero rinvenuto, in Africa, i resti del Sirrush, un ciclopico serpente acquatico forse da identificarsi con i resti di un dinosauro, per l'autore ("secondo alcuni studiosi ha rapporto con le dicerie relative alla presenza di dinosauri nelle paludi africane", p. 22)

Sfogliando questa parte ho avuto modo di sapere che anche Olaus Magnus, nel 1555, parla di uno "smisurato essere serpentiforme, dal corpo di mille colori e gli occhi simili a cerchi" (p. 22) nel lago Mjosa in Norvegia. le cui ossa sarebbero state acquisite da un mercante tedesco, nel 1522.

Interessante, perché Lovecraft inserisce Olaus Magnus, come Olaus Wormius, quale traduttore latino del Necronomicon; forse proprio in virtù di tali riferimenti a ciclopici serpenti d'acqua.

Un altro monaco, San Colombano, sarebbe il primo ad accennare del mostro di Loch Ness, anche se una vera tradizione in loco risale solo al tardo Ottocento. Nel 1879 troviamo un primo articolo di giornale che ne parla (p. 28), ma solo nel 1933 scatta l'ossessione nazionale grazie ai primi reportage filmici e fotografici, che riportano, con dubbia autenticità, gli avvistamenti del mostro, all'apparenza un gigantesco dinosauro acquatico.

Anche altri laghi scozzesi, comunque, erano interessati dal fenomeno di presunti mostri acquatici, per quanto Loch Ness li abbia battuti nel tempo nell'ottenere una universale popolarità. Il libro non lo dice, ma Nessie ha qualche connessione, per quanto criptica, col grande Aleister Crowley: dal 1899 al 1918 il mago difatti visse nella Boleskine House, una villa sul lago poi acquistata nel 1970 da Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin e grande appassionato di occulto (che la venderà nel 1980 dopo la morte del batterista John Bonham, avvenuta in circostanze misteriose).

Il libro poi prosegue con una tassonomia dei mostri lacustri, divisi per paese: i mostri vichinghi, altra terra nordica di draghi lacustri, e quelli russi, più una sezione riassuntiva dei casi europei e una specifica ai casi italiani, pur meno rilevanti. 

Due altre grandi sezioni sono poi riservate al mondo anglosassone, dove il fenomeno di Nessie ha portato al proliferare di mostri lacustri in USA, Inghilterra e Australia, e al resto del mondo, dove sono particolarmente diffusi in Sudamerica ed in Africa.

Onestamente questa parte l'ho solo sfogliata, perché pur rimanendo affascinato dai cataloghi di fatti curiosi di stampo fortiano, mi interessa più l'aspetto culturale dell'affiorare di tali archetipi che non la loro classificazione rigorosa (eccezion fatta, è ovvia, per i casi di Mondovì). 

Il caso più vicino a noi, in questo caso, è probabilmente il drago dalla testa di cavallo, che l'Observer di Londra colloca nel Lago Maggiore nel 1934, negli anni di diffusione del fenomeno Loch Ness (p. 53). Di maggior successo, però, il drago acquatico del Lago di Garda, avvistato a quanto pare verso il 1966. Nel 1975 divenne infatti la mascotte del nascente parco divertimenti di Gardaland. Un successo più commerciale di quello di Nessie, culturalmente collegata al grande Crowley e ai suoi veneratori rockettari. 

Sul perché poi il libro sia divenuto il 666 della biblioteca monregalese, è un mistero che solo il tempo potrà svelare. Ma nell'eterno gioco degli archetipi, il fatto avrà probabilmente un suo significato.

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