Pensiero Malinconico



La Melancholia (Melas Chole, o Bile Nera) è, assieme a Bile Gialla, Sangue Rosso e Flegma Bianco, uno dei quattro fluidi che costituiscono il corpo umano nella tradizionale teoria degli Umori della medicina greca classica, codificata verso il 500 a.C. da Ippocrate. Di fondo, è l'opposizione tra caldo e freddo, secco e umido che regola anche la dinamica dei quattro elementi, terra, acqua, aria e fuoco, derivante dalla concreta osservazione del ciclo delle quattro stagioni. L'Umore Nero,  era associato al clima freddo e secco dell'autunno, e alla terra come elemento. Oggi associato a uno stato negativo, era  in realtà uno stadio meditativo, un dolce distacco dalle cose del mondo in grado di dare una maggiore attitudine riflessiva al Melanconico in questione. Il Melanconico era dunque l'uomo intellettuale, a differenza dell'irritabile Bilioso, dell'irruento Sanguigno e del pacato Flemmatico; come riflessiva e intellettuale è la Melanconia personificata incisa dal Durer nel 1514, e ripresa anche da Cranach nel 1532 in un'opera meno famosa.


Cranach (1532)

L'idealtipo melanconico fu invece associato alla figura del massimo letterato rinascimentale italiano, Torquato Tasso, nella cui follia venne riconosciuto un tipico caso di eccesso di umore melanconico. La sua figura fu ripresa nell'Amleto shakespeariano (1604), che riprendeva la commedia galenica sperimentata, pochi anni prima, da Ben Johnson (e basata, appunto, sulle varie tipologie di umori caratteriali).

Per tutto il corso del Seicento, dunque, il tema della Melanconia rimase un diffuso tema pittorico, spesso sovrapponendosi al tema di figure di santi anacoreti colti in meditazione, come nel caso della Maddalena di Artemisia Gentileschi, e con influssi anche sull'ambito scultoreo, come nel caso di Barthel.


Artemisia Gentileschi (1620)



Feti (1620)



Van Loo (1650)


Melchior Barthel (1650 c.)




Hayez (1842)



Picasso (1900 c.)


Hoerle (1930)

Emarginata in parte dal razionalismo settecentesco, la Melanconia ritorna in grande spolvero con l'Ottocento romantico, che ne fa il fondamento dello spleen decadentista dell'artista bohemien nei confronti del mondo. Il Novecento si muoverà su questa falsariga, col suo culto del Blues nel periodo blu di Picasso ed oltre.

Intanto la Melanconia diventa sempre più, inevitabilmente, Malinconia, e il dotto melas, "nero" in greco, cede alla suggestione del "male", con un'altrettanto inevitabile banalizzazione del concetto di "umor nero" in una semplice visione pessimista del cosmo.





In questi tempi di crisi globale sempre più cupa e oscura, il pensiero Malinconico è quindi tornato sempre più in auge: e forse Caparezza non pensava di essere così profetico, l'anno scorso, quando cantava "Goodbye Malinconia" (2011), video dedicata alla malinconica Italia del declino. E invece all'immagine del cantautore pugliese che si aggira sperduto in un'Italia deserta da ultimo uomo sulla Terra, si è sovrapposta la ferale immagine di Monti che stringe orgogliosamente la mano di Malinconico, concedendogli un'ermetica investitura simmetrica a quella della benedizione che il Papa rinascimentale concede a un condottiero sull'appropriato sfondo.

Ma alla potenza degli Archetipi non c'è verso di sfuggire.





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