Bitter Ambrose





Ambrose Bierce ritratto da John Partington

Early one June morning in 1872 I murdered my father-
an act which made a deep impression on me at the time.
(Ambrose Bierce, “An Imperfect Conflagration”).

“LANGUAGE, n.: The music with which we charm the serpents guarding another's treasure.”
(Ambrose Bierce, “Devil’s Dictionary”)

Come al solito, un post sulla quinta puntata del laboratorio di scrittura creativa, questa volta dedicata allo Stile. Molti i validi esempi prodotti; tra questi, anche un autore che si è distinto come uno dei numi tutelari della letteratura dell’orrore e che è, indubbiamente, un maestro di stile: Ambrose Bierce.

La tradizione infatti vuole che fin da giovane il suo affilato sarcasmo gli avesse guadagnato il soprannome di “Bitter” Ambrose, evocando un’ossimorica “Ambrosia amara” (il dolcissimo nettare degli dei si scrive, in inglese, esattamente come in italiano); e tale ironia al vetriolo fu il tratto distintivo di tutta la sua produzione.

Ho già scritto in questo blog di Bierce quale fonte dell’horror di Lovecraft, quindi avrei voluto – e dovuto – concentrarmi soprattutto sullo stile di Bierce satirico, la sua vera, potentissima, natura. Ma dato che la Wikipedia italiana offre una voce piuttosto misera sul nostro autore, e la Treccani è addirittura telegrafica, ho deciso di scrivere una nota biografica un po’ più ampia – ovviamente nel mio stile ermetico, appunto – traducendo qualcosa dalla Wikipedia americana, che mi sembra ampia ed affidabile, e integrando poi magari in futuro con altre fonti.

Nato nel 1842 da una coppia di poveri letterati, già dotati di un certo gusto per il bizzarro (come i suoceri di Zeno Cosini, avevano dato ai loro figli sempre la lettera iniziale “A”, ripetendo l’operazione per ben 13 volte), il quindicenne Ambrose fuggì di casa nel 1857 diventando presto “a printer’s devil”, un “diavolo di stamperia”, ovvero un apprendista tipografo in un piccolo giornale dell’Ohio.

Allo scoppio della grande Guerra di Secessione Americana, nel 1861, il giovane Ambrose aderisce alle armate del nord abolizionista di Lincoln, e nella prima fatidica battaglia, la Battaglia di Philippi, si distingue per l’eroismo con cui salva un commilitone sotto il fuoco nemico. Nel 1862 viene promosso e diviene il cartografo della sua divisione; viene profondamente ferito nel 1864 in un’altra grande battaglia campale. Nel 1865 la guerra finisce, il nord ha vinto: Bierce partecipa ancora alle ultime operazioni di consolidamento, nel 1866; poi si congeda.

Dall’esperienza della guerra nascono i racconti di vita militare, in cui emerge  una visione spietata dell’orrore della guerra; spesso l’esperienza bellica è però reinterpretata nella chiave del bizzarro, dell’insolito, dell’inquietante, come avviene anche nel racconto più famoso di tale genere, "An Occurrence at Owl Creek Bridge" (pubblicata nel 1890).

Nel 1871, contrae un ottimo matrimonio a San Francisco con la ricca Mollie Day, che gli consentirà di dedicarsi appieno alla desiderata carriera letteraria, che egli avvia con la pubblicazione del racconto “The Haunted Valley” (1871).

La ricchezza del suocero gli consente anche un lungo soggiorno in Inghilterra, dal 1872 al 1875, in cui cerca, senza eccessivi successi, di imporsi come letterato nella nobile madrepatria con la raccolta di racconti “Cobwebs from an Empty Skull” (1874).

Torna quindi a San Francisco, dove si rituffa nel giornalismo. Il suo stile si concentra ancor di più sul sarcasmo, pur mantenendo sempre una potente vena nera, come nelle satire di “The Dance of Death” (1877). Bierce avvia anche la scrittura di quei caustici aforismi che diverranno poi il suo “Devil’s Dictionary”: lui ne pone l’inizio al 1881, ma se alcuni studiosi ne hanno rintracciati di precedenti.

Nel 1887 Bierce diviene, sotto pseudonimo, il primo columnist fisso assunto dal futuro magnate della stampa americana, William Hearst (quello di Quarto Potere, per intenderci). Nel 1888 intanto si separa dalla moglie, avendo scoperto una sua tresca epistolare, e si butta ancor di più sull’attività letteraria, pubblicando anche in volume le storie di guerra (1891) e del fantastico “Can Such Things Be?” (1893).

Tra i racconti di questa inquietante raccolta appare anche “An Inhabitant of Carcosa” (originariamente pubblicata nel 1886), in cui per la prima volta introduce la mitica città perduta di Carcosa; in un altro racconto, "Haïta the Shepherd", egli presenta il personaggio di Hastur, la misteriosa divinità di questi luoghi. (Carcosa rimanda etimologicamente a “carcassa”, termine adeguato per una città defunta; ma è probabile il richiamo alla catara Carcassonne, ai piedi dei Pirenei francesi, dato anche l’assonanza di Hastur col minuscolo principato delle Asturie, che si trova sulla sponda spagnola).

I racconti di Bierce, così sarcastico ed estremo nella sua prosa satirica, mirano qui ad evocare un’inquietudine più sfumata e sottile di quella di Poe. Ma l’opera colpisce ugualmente uno scrittore dell’orrore come Chambers, che nel 1895 rende la perduta Carcosa e il suo ignoto dio Hastur i protagonisti della sua raccolta “The King In Yellow”. Hastur si esplicita qui come una sorta di terribile dio-lebbroso, profondamente ispirato alla personificazione della Morte Rossa nel celebre racconto di Poe (del 1842: l’anno di nascita di Bierce). Probabilmente Bierce cantava Hastur nel suo splendore, Chambers lo descrive nella sua decadenza.

Da Hastur, Carcosa e dal misterioso spettacolo teatrale “Il Re In Giallo” (che conduce alla follia chiunque lo veda) nasce una tradizione ininterrotta della letteratura dell’orrore, ripresa dopo Chambers dal ben più noto Lovecraft e quindi da uno stuolo quasi sterminato di discepoli, i più dei quali purtroppo ignorano di avere in Bierce il loro capostipite.

I veri problemi, tuttavia, non vengono a Bierce dal suo orrore fantastico, ma dalla sua penna al vetriolo: nel 1896 si mette contro le due principali compagnie ferroviarie indagando sulla loro lobby al Congresso; si dice che fosse costretto a girare costantemente armato.

Di fronte all’omicidio del governatore Goebel da parte di un anarchico nel 1900 (l’Anarchia internazionale voleva mettere il suo sigillo su quest’anno, evidentemente…), scrive un sonetto al vetriolo per denunciare il clima del paese.

"The bullet that pierced Goebel's breast
Can not be found in all the West;
Good reason, it is speeding here
To stretch McKinley on his bier."

Purtroppo si rivela profetico: nel 1901 anche il presidente americano McKinley è assassinato (sostituito dal giovane vicepresidente Ted Roosevelt…), e gli avversari di Hearst ne approfittano per attaccare il suo caustico corsivista, accusandolo di istigazione all’omicidio (nonostante l’evidente senso opposto del componimento). Ma Hearst, pur dovendo così abbandonare le sue velleità di aspirare alla Presidenza, e perfino il suo seggio nel prestigioso e famigerato Bohemian Club, non tradì il suo anonimo corsivista Bierce.

Dopo il definitivo divorzio dalla moglie nel 1904 (Mollie muore nel 1905, un anno dopo), Bierce si dà alla raccolta dei suoi aforismi, che escono in volume per la prima volta nel 1906; nel 1911 gli dà l’azzeccato titolo di “Devil’s Dictionary”, che segnerà la sua enorme fortuna. Si tratta del lavoro in cui il corrosivo stile di Bierce riesce al suo meglio, nella fulminante brevità. Qui è possibile consultare il dizionario nella sua interezza; come ogni dizionario, ancor più se diabolico, l’ideale è una consultazione irregolare ed erratica.

Nel 1913, settantenne, decide di partire per andare a vedere di persona la grande rivoluzione messicana, come reporter. Sparirà nel nulla durante tale ultima missione, lasciando uno dei più grandi misteri della letteratura nordamericana. I complottisti sospettano, ovviamente, di una vendetta (sicura, al di fuori del suolo americano…) delle lobby americane che egli aveva non solo danneggiato, ma anche irriso. Se lo conoscessero, i discepoli di Lovecraft aggiungerebbero sicuramente un pezzo preziosissimo al loro mito, attribuendo la fine di Bierce alle bizzarre creature lovecraftiane che gli in realtà, per primo, aveva invocato.

Concludiamo con alcuni pareri di Bierce, che potrebbero ben rappresentare una sua opinione su questo blog. Per quanto riguarda il contenuto, il (poeta) laureato è per lui “an officer of the sovereign's court, acting as dancing skeleton at every royal feast and singing-mute at every royal funeral”, mentre l’erudizione è “The kind of ignorance distinguishing the studious”.

Quanto a Internet e ai blog, il telefono era per lui “An invention of the devil which abrogates some of the advantages of making a disagreeable person keep his distance”, mentre il telescopio “A device having a relation to the eye similar to that of the telephone to the ear, enabling distant objects to plague us with a multitude of needless details. Luckily it is unprovided with a bell summoning us to the sacrifice.”

Del resto, I caratteri tipografici erano “Pestilent bits of metal suspected of destroying civilization and enlightenment, despite their obvious agency in this incomparable dictionary.”

Per cui, ora che ci penso, potrei anche creare creare un falso aforisma di Bierce, come molti altri hanno già fatto, a mia personale glorificazione:

INTERNET, n. Pestilent bits of electricity suspected of destroying civilization and enlightenment, despite their obvious agency in this incomparable blog.

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