Carr-Nevale


Lorenzo Barberis 2012, "Il Trono Vuoto"

Anche quest'anno ritorna il consueto appuntamento coi Carri del Carnevale monregalese.  Io e Laura abbiamo apprezzato l'inedita cornice del Carlevicino, un'ardita fusione tra il Carlevé del dialetto monregalese e il megacentro commerciale Mondovicino che in un futuro più o meno remoto prenderà il posto della nostra città.

Del resto, la Sfilata Statica (bell'ossimoro...) è un'ottima occasione per chi, come me, ama fotografare i carri nei loro minimi dettagli; il sottile orrore del Carnevale qui si amalgama con quello spaesante dei non-luoghi commerciali, in un connubio decisamente interessante (per quanto la limitazione dell'evento ai carri, ovviamente, comportasse la perdita dei due gruppi mascherati dedicati all'Apocalisse Maya, doverosi in questo 2012).


Lorenzo Barberis 2012, "Il Trionfo di Bacco"

La sfilata si apre con il Carro di Bacco, che scalza il Carro del Moro all'inizio dell'esposizione. Il trono vuoto del Moro, che appare subito dopo, ha quindi un significato particolarmente inquietante, quasi alludendo al fatto che il Re in Nero del carnevale monregalese è stato indebitamente spodestato (per prudenza, qui ho riassegnato al Moro il suo doveroso primo posto nella successione almeno fotografica dei trionfi allegorici). Notare che Dioniso, correttamente, non siede al centro del suo carro ma in fondo, ubriaco, così come avrebbe probabilmente fatto nella realtà.


Lorenzo Barberis 2012, "Il Trionfo d'Inverno"


Lorenzo Barberis 2012, "Meglio una Vacanza da Leoni che un giorno da pecora."

Il carro del Moro si accompagna poi a due carri vicini, il Carro del Ghiaccio col suo tripudio animato di famelici lupi ed orsi polari, che ben simboleggia il freddo glaciale di questo insolito febbraio, e le Vacanze da Leoni, dove gli inquietanti felini forse rappresentano queste lunghe Cinque Giornate del carnevale monregalese.


Lorenzo Barberis 2012, "Il Dio delle Carte"

Un gradito ritorno è quello del Re delle Carte, che avevo già avuto modo di ammirare qualche carnevale fa. Ma il suo faccione da Joker circondato da un trionfo di giochi d'azzardo è sempre piacevole da ammirare, e stavolta ho potuto fargli un bel primo piano come Dio comanda sullo sfondo dei rinsecchiti alberi del parcheggio del megacentro.


Lorenzo Barberis 2012, "Pagliacci"

Il pagliaccesco re dei Giochi introduce i tre carri propriamente allegorici della statica sfilata, in cui la satira di Viareggio è riassemblata dai marginali carnevalisti monregalesi in uno stile più povero, ma proprio per questo più sintetico e a volte più affascinante.

Nel Carro dei Pagliacci, dominato da un terrificante Clown che sembra appena uscito da "It" di Stephen King, non possono mancare due non dichiarate figure allegoriche di Monti e del sindacalista Angeletti, assemblati al carro dei buffoni indubbiamente per un'indubbia casualità (voglio evitare speculazioni sulla politica subliminale del carnevale monregalese, tanto più sotto imminenti elezioni civiche).


Lorenzo Barberis 2012, "Vicino Village"

La metafora della politica dei pagliacci sembra rafforzata dal carro seguente, in cui appare un ambiguo Trionfo dell'Italia, rappresentata come una sorta di Sacra Prostituta dagli occhiali a specchio, seduta sotto un ciclopico ventaglio e circondata da tutte le possibili glorie nazionali, dai molteplici frutti dell'enogastronomia ai mascheroni di Benigni, Valentino Rossi e Pavarotti.


Lorenzo Barberis 2012, "M"

Il colbacco che spunta sullo sfondo dell'Italia, invece, è quello dell'ultimo carro allegorico, dominato da un rubizzo cosacco le cui fattezze potrebbero anche suggerire un parallelo col premier ex-sovietico. Quasi a ricordarci l'incombente ruolo della Russia guidata dal karateka del KGB, rammentandoci che siamo passati dalla padella dei nipotini di Stalin alla brace dei figli di Putin.


Lorenzo Barberis 2012 "Degli Eserciti e Degli Abissi"

Ho lasciato per ultimo il carro vincitore, giustamente "L'Esercito degli Abissi", dove il signore degli Abissi (e degli Eserciti) non è ovviamente il corrusco Nettuno assiso nel suo carro trainato da piranha, me il polipoide ciclopico che è ovviamente l'immancabile riedizione carnascialesca di Chtulu.



"Ahi forza Italia, di dolore ostello / non donna di province, ma bordello!"

Il Carnevale del Mondo Vicino è terminato. Forse non ho inteso rettamente la sua allegoria; forse gli otto carri andavano combinati in altro modo. Vi lascio con un'ultima immagine di quest'Italia carnascialesca, e con la relativa citazione del Padre Dante. Fino al prossimo carnevale.

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