I Custodi del Bosco



Opera di Claudio Diatto

Approfitto del post di oggi per segnalare una mostra monregalese di alto livello, ancora visitabile presso la chiesa di Santo Stefano a Mondovì Breo: "I Custodi del Bosco. Racconti intagliati tra Pechino e Mondovì", di Claudio Diatto, artista di Langa operante nell'ambito del papercut. La sua arte, come si evince del sottotitolo, ha attirato l'attenzione perfino della scena artistica cinese, dove l'arte della carta intagliata ha storicamente la sua culla d'origine.

L'artista è dotato di un valido sito internet, per cui rimando senz'altro a claudiodiatto.it  per le annotazioni biografiche e una ricchissima documentazione su questa ed altre mostre.dell'autore. Personalmente, sono rimasto colpito soprattutto dal modo in cui la indiscutibile potenza grafica si sposa con un percorso di stampo filosofico al tempo stesso ampio, pregnante e rigoroso, che l'autore ha elaborato anche tramite un confronto col critico Carlo Turco. 

Fin dal titolo, la mostra di Diatto percorre il tema del Bosco come metafora della filosofia: i Custodi del Bosco sono infatti i Custodi di cui ci parla Platone nel delineare la sua società ideale, i Filosofi come reggitori della res publica: il fondamento stesso, potremmo dire, del pensiero antico. 

Un discorso ripreso da Quintiliano nella decadenza dell'Impero Romano (Qui Custodiet Ipsos Custodes?) e, in tempi più recenti, da Alan Moore nel suo "Watchmen" (1986); Diatto lo interpreta con grandi figure di colossali angeli, affollati di più piani di figure piccole ma nidite e delineate nel taglio secco del papercut. Il Custode come Archetipo platonico, verrebbe da dire, che al tempo stesso contiene al suo interno, come una monade Leibnitziana, un mondo intero: valli, alberi, stelle, figure umane si sovrappongono nella filigrana della figura come in un "pizzo blu" della tradizione monregalese.

Segue il ciclo del Bosco di Cartesio, in cui minute figure rosse seguono la linea rossa della ragione tra pagine e pagine bianche intessute del fitto intreccio del bosco di carta. Una rappresentazione perfetta, proprio perché non strettamente didascalica, della Ragione cartesiana come fil rouge che consente all'uomo di non perdersi, il Cogito Ergo Sum su cui il filosofo francese rifonda la filosofia, in una parallela rivoluzione copernicana che pone al centro il Soggetto.

Il terzo blocco è costituito dagli Holzwege di Heidegger, la svolta della post-modernità, il saggio del 1950 sui "Sentieri interrotti" in cui si consuma il passaggio dalla ricerca sul senso dell'Essere in riferimento all'esistenza umana, alla verità dell'Essere come evento del linguaggio. In Diatto, gli Holzwege divengono frammenti più piccoli del suo discorso, conchiusi e quindi forzatamente interrotti.

"I legnaioli e i guardiani dei boschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa "trovarsi su un sentiero che, interrompendosi, svia", chiosava lo stesso Heidegger sulla sua metafora, conducendoci così ancora, circolarmente, alla enigmatica figura dei Custodi, che l'opera di Diatto, tramite la forza dell'arte, si dimostra così modernamente capace di indagare.


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