Lux In Tenebris




Il 17 febbraio è un giorno di curiose coincidenze. L'evento più noto, più essoterico, è il fatto che il giorno sia la giornata "M'illumino di meno", che con un gioco di parole sull'Ungaretti di "M'illumino d'i(m)men(s)o" richiama alla necessità del risparmio energetico.

Al tempo stesso, però, il 17 febbraio è anche la più importante festa valdese, che celebra la concessione della libertà di culto da parte di Carlo Alberto, nel 1848. La coincidenza potrebbe non essere interessante se non fosse che i valdesi hanno, come simbolo, la Luce che splende nelle Tenebre, la "Lux In Tenebris". La citazione ovviamente è al passo evangelico "La Luce splende nelle Tenebre, ma le Tenebre non l'hanno accolta", ma nella chiesa fondata da Valdo da Lione nel 1170 il motto ha assunto un significato più preciso.

Esso è infatti un riferimento al mito dell'Israele delle Alpi (non a caso, come nell'immagine di copertina, spesso la Luce splende su un picco inaccessibile) ovvero all'idea di una conservazione del Vero Cristianesimo nei recessi alpini, tramite una continuità dalla Maddalena sbarcata Marsiglia agli gnostici perseguiti da Ireneo da Lione nel 170 d.C, fino ai catari provenzali e alla loro sopravvivenza valdese dopo le durissime persecuzioni della Crociata albigese.

Un mito, quello dell'Israele delle Alpi (unico vero erede della tradizione biblica) necessario a una riforma protestante che non poteva certo ammettere di aver scoperto la verità dal nulla 1500 anni dopo la rivelazione. Ecco dunque l'utilità del passo evangelico, che fa presumere che la fiamma della fede sarebbe sì sopravvissuta, ma isolata e nascosta. Il successo della chiesa cattolica diviene agli occhi dei protestanti la prova della sua falsità.

I cattolicissimi ma esoterici Savoia avranno sempre un ruolo ambiguo nei confronti dei valdesi, alternando tolleranza a persecuzione. Troppa persecuzione, ovviamente, agli occhi dei valdesi, troppa tolleranza per un sovrano cattolico a quelli degli inquisitori, che mal sopportavano il sopravvivere, sia pur osteggiato, di tale eresia (sospettata, tra l'altro, di un suo oscuro ruolo nel rogo della Sindone del '500, agli occhi delle nicchie più integraliste).


Goya, "Lux in Tenebris" (1790 c.)

Ad ogni modo, l'opposizione luce/tenebra è un tema così vasto che non mancò di sedurre, oltre ai cristiani riformati, l'intero e complesso mondo dell'underground esoterico. E del resto la tolleranza religiosa di Carlo Alberto è di sicuro intrisa di complottismo massonico: difficile pensare infatti che la data, terza coincidenza, fosse scelta nel 17 febbraio se non per richiamarsi al celebre rogo di Giordano Bruno nel 1600, in Campo dei Fiori; quello che diverrà il celebrato e legittimo campione del massonismo italico, simbolo della Luce della Ragione contro le Tenebre dell'Ignoranza.





In questa lettura ermetica, la riforma diviene l'antesignana dell'Illuminismo, che si riconnette così a sua volta alla eterna tradizione ermetica della Gnosi. E il rapporto tra tenebre e luce diviene un tema proprio della letteratura a sfondo ermetico. Qui ricordo solo, a parte i dipinti sovrastanti, il bellissimo romanzo ermetico "Le Nove Porte", il cui frontespizio si apre con l'albero del peccato originale fulminato da mano divina e motto "Sic Luceat Lux", e si chiude con la Donna Scarlatta e l'affermazione "Nunc Scio Ex Tenebris Lux".

Ma del resto in questo campo è facile trovare coincidenze. Limitiamoci a spegnere tutte le luci, starera. In attesa che una nuova luce giunga a splendere nelle tenebre che creiamo.

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