Narrami, O Voce



Edouard Manet, illustrazione per "Il Corvo" di Poe (tradotto in francese da Mallarmé).

Nuovo appuntamento del laboratorio di scrittura creativa tenuto dalla scrittrice Silvia Pio presso l'associazione culturale La Meridiana - Tempo, come al solito ricco di suggerimenti (per risalire alla prima puntata, cliccare sulla label "creative writing", che rimanderà a tutti i miei appunti online sull'argomento).

Questa volta l'argomento principale è stata la voce narrante, e in generale una riflessione sulla necessità di costruire in modo accurato la propria narrazione, non cedendo ad un illusorio spontaneismo della pura espressione. E qui non ho potuto fare a meno di ripensare al Poe de "Il Corvo", ripromettendomi di trovare il testo in cui spiegava l'accurata genesi di questo suo componimento poetico.


L'interpretazione di Doré. Certo, venire dopo Manet è dura.

Poe l'avevo scoperto nel passaggio tra medie e superiori, assieme a Lovecraft, e "Il Corvo" mi aveva colpito fin dal suo incipit magistrale.

Once upon a midnight dreary, while I pondered weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore

Il testo, che merita leggere direttamente in inglese, è qui. Una traduzione, che almeno graficamente mi piace per la sobrietà della pagina (difficile trovarne una senza fantasmini animati in GIF) è qui.

Con quella fantastica immagine dell'autore curvo sopra "strani e bizzarri tomi di sapienza dimenticata" (forse il Necronomicon, poi ripreso dall'allievo Lovecraft?) propedeutico all'arrivo dello spettrale Corvo che rievoca la defunta donna amata, Lenore.


La locandina del primo film, del 1912. "Il corvo" di Brandon Lee era ancora al di là da venire.

Per questo, mi aveva colpito molto quanto avevo letto "La filosofia della composizione", il saggio in cui Poe spiegava, con razionalità geometrica, come avesse costruito il Corvo con l'esattezza di un teorema.

"E' mia intenzione dimostrare che nessuna parte di essa fu dovuta al caso o all'intuizione, che l'opera procedette, passo passo, al suo compimento con la precisione e la rigida conseguenza di un problema matematico."

Dice infatti Poe, e prosegue dimostrando passo passo come sia giunto a creare l'inquietante lirica. Borges ovviamente sostiene che anche "La filosofia della composizione" è a sua volta un esercizio di stile, in cui Poe esaspera il suo razionalismo per colpire il suo lettore medio romantico. Comunque sia, all'epoca quella distaccata disamina mi colpì molto, gettando una nuova luce sugli scritti del suo autore e, in generale, sul modo di leggere la letteratura.

Il testo originale si può trovare qui; una traduzione qui.


Per il mitico "Weird Tales" degli anni '20-'30, Poe era inevitabilmente il Poe del corvo.
Reso più pulp e minaccioso: sembra quasi voglia cavargli un occhio.

Non è forse un caso, del resto, che Poe sia stato un maestro nell'uso della voce narrante, gettandoci costantemente sospetti sulla follia dei suoi Narratori in prima persona, che si dimostrano pazzi proprio mentre cercano di dimostrare disperatamente la propria sanità mentale, e introducendo per primo l'espediente del filtro narrante giallistico di un narratore che racconta in prima persona le vicende di un altro protagonista, con il suo investigatore Auguste Dupin e il suo anonimo cronista, ripresi poi dalla celebre coppia Holmes e Watson da Conan Doyle.

Ma il Corvo manterrà sempre un posto speciale nella produzione dell'autore di Boston.



Prima del film del 1994 con lo sventurato Brandon Lee,
 "Il corvo" è diventato anche un fumetto di James O' Barr, nel 1989.






“Prophet!” said I, “thing of evil — prophet still, if bird or devil!
By that Heaven that bends above us — by that God we both adore —
Tell this soul with sorrow laden if, within the distant Aidenn,
It shall clasp a sainted maiden whom the angels name Lenore —
Clasp a rare and radiant maiden whom the angels name Lenore.”

Disse il corvo: "Nevermore".

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