Ambasciator non porta pena



Holbein 1533


Luca Volpe 2012

Finita la tregua pasquale, la campagna elettorale è iniziata coi consueti toni roventi; si è stampato inoltre tutto il materiale promozionale in cui ho "messo la faccia" come candidato consigliere; ed è quindi venuto il momento di omaggiare, con una doverosa analisi, l'eccellente lavoro dell'amico fotografo Luca Volpe, che ha curato la realizzazione dell'immagine, già presentata varie volte sul blog.

Nella foto mi staglio su una biblioteca che è simbolo della cultura, circondato da un florilegio di riferimenti simbolici scelti con precisione (e con una certa ironia). Per bilanciare il mio impegno nel centrosinistra in un tradizionale feudo del centrodestra, l'amico Luca ha pensato bene di disseminare la mia icona di una serie di riferimenti subliminali alla cultura, diciamo, "law and order".

Si parte dalla sinistra del viso, dove al mappamondo - simbolo indispensabile nella sala di ogni politico - segue una piccola icona russa ortodossa, immagine nell'immagine, santino nel santino che ci rimanda alla cultura e all'arte, ma anche al tradizionalismo russo; quindi, vicino al viso, l'elefantino, simbolo di saggezza orientale, ma anche simbolo repubblicano. In basso, è evidente la perfetta riproduzione di una pistola secentesca (ci sono a sinistra altri candidati con annessa libreria, anche se meno di quel che avrei creduto: ma penso di essere davvero l'unico a scendere in campo "armato"); in alto le corrisponde un elmo greco, simbolo bellico delle radici greco-romano. I volumi sono tutti di saggistica storica, politica ed economica, con una concessione, ben evidente a destra del viso, allo sport sciistico e alla Juve (secondo Luca, la scelta di campo migliore, elettoralmente, a Mondovì). 

L'unico mio contributo inderogabile (ma su cui Luca s'è detto d'accordo) è stata la mia vecchia copia del "Pendolo di Foucault" di Umberto Eco, che è posta in corrispondenza alla sommità del capo.

La foto dei manifesti, più in alto, ha presentato il taglio di alcuni simboli: come vediamo, sono esclusi dal quadro visivo l'elmo spartano e il mappamondo; nel tradizionalissimo Santino, invece, sopravvivono solo la pistola del Seicento e l'elefante come animale guida. In entrambe, però, il nome di Eco è piccolo ma visibile, con mia soddisfazione.

Luca, che è solito realizzare ogni suo lavoro solo sulla base di una lunga ed accurata preparazione, ha fatto riferimento in questa foto allo stile documentaristico e classificatorio germanico, che gli è congeniale; in particolare qui è voluto andare alle origini, permettendomi così di scoprire la figura di August Sander, il capostipite di tale corrente fotografica.

Nato nel 1876, Sander era stato assistente fotografico durante il servizio militare (1897-99) e, dopo un anno da fotografo itinerante (1900) era divenuto assistente (1901) e quindi socio (1902) in uno studio di Linz, di cui divenne infine l'unico proprietario; lo lasciò però nel 1909, per recarsi a Cologne, dove con l'inizio degli anni '10 pubblicò anche la sua prima raccolta di ritratti fotografici, "Uomini del XX secolo" (1911). Con l'inizio degli anni '20 entrò in contatto con il Gruppo degli Artisti Progressisti, esperienza da cui nacque "Volti del nostro tempo", nel 1929.


August Sander, "Portatore di mattoni"

L'idea innovativa di Sander fu quella di rifiutare sia l'immagine costruita secondo i canoni pittorialisti e vagamente classicheggianti della prima fotografia, sia gli eccessi opposti di un realismo troppo naturalistico, psicologistico, ingenuo. Egli infatti, consapevole con estrema modernità dell'intrinseca artificiosità del processo fotografico, tutt'altro che "cattura del vero"; era solito presentare i suoi soggetti colti nel pieno del contesto del loro lavoro, trasformandoli in figure archetipe del Contadino, del Soldato, del Fabbro, dell'Operaio. 

Con l'emergere del nazismo, il realismo critico e sottilmente ironico di Sander - vicino al partito socialista - venne visto come una minaccia dai seguaci del furher: nel 1934 il figlio fu arrestato per la sua militanza a sinistra, nel 1936 il libro di Sander ebbe il tremendo onore di essere sottoposto alla censura del terzo reich, i volumi bruciati, le lastre distrutte. Nel dopoguerra, si dedicò alla risistemazione di quanto restava del suo archivio fotografico, pubblicando il lavoro nel suo "La famiglia dell'uomo" (1955). Morì nel 1964, consacrato fra i maestri della fotografia tedesca e internazionale.


Queste le indicazioni ricevute dal mio amico fotografo, come al solito precise ed accurate. A me però, che provengo da una cultura di storico dell'arte pittorica piuttosto che dalla fotografia, il discorso della scuola di Sander si ricollega a tutta la tradizione di certa precisa ritrattistica ad olio della pittura nordica e fiamminga, dove il personaggio in questione era attorniato dagli strumenti - reali e simbolici - del suo lavoro. 

L'esempio più celebre ed ermetico è forse quello dei "Due Ambasciatori" (1533) di Hans Holbein, dove il nobile diplomatico sulla sinistra è inscritto in un trionfo di mappamondi, volumi, strumenti musicali e di calcolo (per tacere del teschio anamorfico sul pavimento, l'elemento più noto, e il subliminale crocifisso dietro alla tenda di broccato verde) sul cui significato e disposizione si dibattono, da quasi mezzo millennio, i più autorevoli critici e storici.

Questo parallelo mi è suggerito forse dall'analoga "chiusura" della mia figura in una poliedricità di simboli allineati a suggerire un disegno preciso, ivi inclusi volumi e mappamondi; forse dall'idea su cui ho impostato la mia campagna, del consigliere comumale come "ambasciatore" dei cittadini presso l'amministrazione cittadina. 

Ad ogni modo, spero che questa dovuta dissertazione sul lavoro dell'amico Luca Volpe serva anche a convincervi ad accettare di buon grado l'icona qui illustrata del mio santino: non vi sto ammorbando di cartaccia, vi sto donando un Luca Volpe originale, un pezzo forse unico della sua produzione. Anzi, a ripensarci quasi quasi li tengo tutti per me.

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