La Città Visibile


La città di Mondovì e la raddoppiata espansione edilizia sotto il centrodestra: dal 1990 (grigio) alle proiezioni del 2020 (rosso). Dal sito del Movimento del centrosinistra.

Un recente articolo uscito sull'ultimo numero dei due settimanali locali, a firma della professoressa Gabriella Mongardi (con cui ho sostenuto, tra l'altro, l'esame di maturità), parla di Mondovì con un raffinato riferimento alle Città Invisibili di Calvino. Mondovì è infatti una città senza centro: la prima città invisibile è quella di Piazza, il centro storico medioevale; che però attualmente è il centro come centro storico, mentre quello commerciale-economico è / era Mondovì Breo. 



Mondovì e la Città Nomade, in una vecchia mostra di Pinot Gallizio.

Tuttavia, stretto tra la collina di Piazza e la sponda dell'Ellero, impossibilitato a scavalcare la sponda del fiume dalla presenza dell'antica area industriale, Breo si è sviluppato come una paradossale città rivierasca, allungato sull'Ellero come un lungomare virtuale. Carassone e Borgato sono due rioni separati, "prigionieri della propria separata bellezza", mentre il vasto, nuovo Altipiano, dove vivo, è una nuova espansione recente e anch'essa sconnessa dalle altre. Ciò renderebbe Mondovì una città postmoderna come il romanzo di Calvino, nell'assenza di un centro che costringe "a subirla o viverla poeticamente". 


Il profilo di Mondovì da Google Maps.

Negli stessi giorni, un articolo di Marco Roascio si occupava simmetricamente della Città Visibile, ovvero dell'aspetto del profilo di Mondovì. Siamo abituati - io, almeno - a riconoscere ovviamente il profilo della nazione, della regione, della provincia: quello della città, il "corpo" geografico che ci è più, relativamente, vicino, di solito è meno noto. Se poi l'Italia è avvicinata a uno stivale, quale forma si può attribuire alla nostra Città Visibile? Roascio la avvicina ad una capra dalle ginocchia piegate, con qualche buona ragione. 


Dal miglior sito presente sull'arte medioevale monregalese, ovviamente di un francese.

La cosa ha un che di inquietante, perché la capra è animale, indubbiamente, "diabolico"; tanto più che a Mondovì, presso la chiesa di Santa Croce, un capro (o capra) decapitato e con le ginocchia spezzate è la cavalcatura della apocalittica Sinagoga di Satana.

File:Map of Iceland.svg


Mondovì come Rekjavik? In fondo c'è sempre un Vik di mezzo.

Se vogliamo un parallelo meno inquietante, la forma di Mondovì ricorda vagamente quella dell'Islanda, l'Island per eccellenza, sospettata di essere una possibile locazione di Atlantide, luogo di transito dei Vichinghi (e dei templari?) nella loro pre-scoperta dell'America, e scoperta dal santo navigatore san Brendano, antesignano di Dante coi suoi viaggi in mondi fantastici, inferi e celesti. E poi è isola ricca di Geyser e di vulcani attivi, Reagan e Gorbaciov nel 1986 vi hanno posto fine alla guerra fredda nucleare, e di recente è diventata il Paese della Cuccagna dei complottisti anti-crisi, quella che non ha pagato le banche del New World Order. Insomma, un parallelo ugualmente ermetico, alla fin fine.




Tagliatele la testa, come diceva la Regina, e fate i dovuti paragoni...

Anche perché, se proprio vogliamo, una volta "decapitata" la capra del profilo monregalese, la sua mappa è molto simile a quella dell'immaginaria (?) isola di Lost, di cui la mappa della città sembra vagamente riprendere anche le varie insenature (diversi luoghi sono stati creduti Atlantide per molto meno). 

Insomma, a Mondovì la città invisibile e la città visibile finiscono per essere l'una lo specchio dell'altra, e rimandare entrambe allo stesso mistero: la prima nella sua inquietante ricerca di un centro assente, la seconda nella sua forma sfuggente ed allusiva. La testa di questo ipotetico capro monregalese, poi, si collega e ci collega a Morozzo, altra cittadina tutt'altro che priva di addentellati ermetici. Ma di questo, avremo modo di parlare in un prossimo post.


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