4400



Parlando ieri dei nuovi Visitors (2009), ho accennato al fatto che il remake dello storico telefilm del 1983 è stato effettuato dal team di sceneggiatori di "4400", capitanato da Scott Peters. Da una rapida ricerca retrospettiva sul blog mi sono reso conto che non ho mai parlato di questo interessante telefilm ermetico, visto prima dell'avvio dell'esperienza di blogging; e mi è parsa dunque una buona occasione per colmare la mancanza (vari spoiler alert, come al solito).

Il tema centrale di 4400 è in parte affine a quello dei Visitors, in quanto abbiamo il ritorno di 4400 presunti rapiti alieni che ricompaiono all'improvviso negli USA, dotati per di più di incredibili, e pericolosi, poteri extrasensoriali. Nasce un culto che li vede come la promessa di una salvezza futura (e in effetti alcuni di essi, combinando i loro poteri, sembrano disegnare un piano superiore...) ma anche diffusa ostilità e un'ente governativo incaricato di tenerli sotto controllo, dove le dinamiche tra lo scettico Tom e la believer Diana ricalcano, a parti invertite, l'accoppiata good cop / bad cop già fornita dagli immortali Fox e Dana di X-Files (1993).

I 4400 si rivelano non essere, alla fine, di matrice aliena, ma più precisamente rapiti e liberati dagli uomini del futuro, ai fini di cambiare (inutilmente, a quel che pare dal prosieguo della serie, poi interrotta) la linea evolutiva del tempo.

L'ambiguità alieni-futuri è un tema che si diffonde nella popular culture più diffusamente di quel che si voglia pensare. Nella SF dell'età dell'oro (1920-1930) gli alieni sono al solito mirabilmente differenti da noi, mentre gli "uomini del futuro" hanno tipicamente omologa pelle grigiastra (vivono in enormi città d'acciaio), bassa statura (no attività fisica), totalmente glabri (definitiva evoluzione dalla scimmia) ed enorme cranio che contiene un cervello altrettanto portentoso: il ritratto, praticamente, dei grigi.

Ne è un frutto l'Eta Beta del buon massone Disney, che nel 1947 giunge sulla terra della guerra fredda dal mondo del 2447. Il suo aspetto è però quello del classico grigio, di poco variato in chiave comica, e il nome "Eta" pare rimandare, indubbimante, ad un E.T.. E il fatto che appaia nell'Anno dei Dischi per eccellenza è indubbiamente ricco di significato. In Italia, infatti, la Mondadori ne farà semplicemente un alieno, dandogli un nome a dir poco massonico (Psalomone Pcalibano Psallustio Psemiramide) giocando sul suo gusto per l'allitterazione in P. Ma anche gli immancabili "alieni" con cui Spielberg chiude l'ultimo capolavoro di Kubrick, A.I. (2001), sotto l'aspetto dei classici grigi potrebbero celare la semplice evoluzione degli uomini del futuro (Spielberg è volutamente ambiguo su questo).

Tornando ai 4400, l'elemento "futuribile" e non alieno poteva comunque già essere ricavato da quel numero, evidente rimando ai (1)4400 eletti dell'Apocalisse, la fine del mondo futura che i nostri dovrebbero sventare. In questo senso, il rimando è inevitabilmente agli X-Men (1963), primo fumetto a interpretare "razionalisticamente" il tema supereroico nel senso del prosieguo del processo evolutivo. Del resto l'X-Men del 2000 aveva inaugurato la nuova SF supereroistica al cinema, basata sui nuovi effetti speciali digitali che rendevano davvero credibili i prima umoristici "omini in calzamaglia": e aiutato dal desiderio di evasione post-2001 aveva portato anche in TV una nuova stagione fantastica incentrata sul tema dell'eletto e del superuomo. Heroes (2006) era stata la più fedele al dettato supereroico classico, mentre in Lost (sempre del 2004) il tema era più sfumato, con gli Eletti chiamati a prendere il controllo dell'Isola e dotati, più che di poteri, di veggenza, premonizioni, e mistiche guarigioni.

Stroncato nel 2007 dallo sciopero degli sceneggiatori hollywoodiani (ma anche dal maggior successo di Lost e da un certo affollamento nell'arena della SF...), 4400 proseguì con due romanzi, nel 2008 e 2009, che diedero (solo in inglese) una conclusione alla serie. Un caso più unico che raro di crossmedialità, ancora poco sfruttato anche oltreoceano, e che in questo caso è risultato indispensabile ad annodare fili altrimenti spezzati.

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