Holy Brain!


Una discussione col solito amico esoterico ha portato alla creazione di questo nuovo post. Si stava ri-vedendo una puntata del capolavoro di Matt Groening, "Futurama" (1999), e avevo osservato come il Brain-God, Dio raffigurato come un cervello, è un tema ricorrente nella serie. Il mio amico ha avanzato il dubbio che ciò non rimandasse solo a un diffuso meme della storia della fantascienza, ma che l'idea del dio-cervello fosse presente già nel testo biblico.

A me pareva diversamente, ma la suggestione era molto interessante, per cui ho fatto un po' di ricerche, ovviamente tutt'altro che esaustive. In realtà, gli Egizi sembrano ignorare la reale funzione dell'organo, e assegnavano al cuore il ruolo di sede delle emozioni e quindi dei pensieri, ovviamente per l'accelerazione dei battiti al variare degli stati emotivi. In realtà, poi, non è nemmeno il Cuore in senso proprio la sede delle emozioni e del pensiero, ma il "centro vitale" sito comunque, per omologia, nella cassa toracica. Una concezione simile, a quanto pare, è presente anche nella cultura orientale, in cui tuttavia, per semplicità, soprassiedo per il momento di avventurarmi più di tanto.





Vero è che l'asportazione del cervello per la mummificazione avveniva tramite uncini, tramite il setto nasale, e non permetteva quindi nemmeno di osservare la forma della materia grigia; ma i trattati medici egizi trattano di danni cerebrali relativamente a pazienti feriti alla testa: quindi sembrerebbe che almeno la casta medica, magari solo a livello iniziatico, dovesse aver osservato che il pensiero risultava danneggiato da un trauma cranico, anche se il corpo manteneva le funzioni vitali.  E poi, almeno il fatto che quattro su cinque sensi, escluso il tatto, si concentrassero nella testa, in posizione apicale, poteva indurre ad attribuire al capo (e al suo contenuto) un ruolo particolare.

La trapanazione del cranio, ampiamente diffusa non solo presso gli Egizi, ma presso tutte le civiltà antiche verso il 2000 a.C., era praticata poi anche per ragioni magico-rituali. L'asportazione di piccole parti di calotta cranica, difatti, consentiva l'aerazione del cervello con conseguenti effetti psicotropi ed allucinatori (e, ovviamente, la morte nell'arco di breve tempo); una prassi poi molto diffusa presso i "cugini d'oltreoceano" degli Egizi, nelle civiltà precolombiane. Su un piano strettamente rituale, inoltre, le sculture di "spiriti custodi" di monumenti sacri e sepolcrali potevano coincidere con la sola testa dell'essere in questione, tratto architettonico-magico mantenutosi fino in età moderna nei vari gargoille e "bafometti". 

Un significato particolare in questo tema del Brain-God deve aver svolto, fin dall'antichità egizia, il più potente simbolo esoterico, l'Occhio nel Triangolo, simbolo per gli Egizi della Divinità per eccellenza, che sormonta e completa, in qualità di Pyramidion, il trapezoide della Piramide, esattamente come la testa sormonta e completa il corpo. Nella cultura orientale, il simbolo si riconnette al Terzo Occhio, posto al centro della fronte e simbolo, appunto, di superiori poteri psichici e mentali. La divinità appare quindi come "puro terzo occhio", terzo occhio scevro da corpo, pura mente e quindi, in una lettura più materialistica, puro cervello.

Sulla concezione ebraica ho rinvenuto un accurato studio che analizza l'uso dei due differenti termini, stabilendo appunto la presenza dei due concetti: il cuore fisico e il "Lev" come sede dell'energia vitale, indipendente dal battito ma collocato comunque al centro della cassa toracica. Tuttavia, anche qui, come nella tradizione egizia, vi sono creature angeliche quali i cherubini formati solo da quattro teste alate, privi dunque di corpo e di cuore, in cui traspare quindi l'idea che sia in verità la testa la sede del pensiero.

La storiografia ufficiale attribuisce comunque all'empirismo greco la constatazione del cervello come sede dell'intelletto, a partire dall'osservazione medica di Alcmeone (500 a.C.) fino alla definitiva sistemazione di Galeno (138 - 201 d.C.); anche se l'autorità di Aristotele continuerà a mantenere la centralità del cuore in ambito filosofico. Tuttavia, molte dottrine rivelate dai greci sono ritenute spesso, nel pensiero ermetico, dottrine segrete dei sacerdoti egizi rese palesi dai filosofi ellenici. Così è, ad esempio, per l'Eliocentrismo: e nulla vieta che sia lo stesso per questo, diciamo, Cerebro-centrismo.


Hieronimus Bosch, "Estrazione della pietra della follia" (1494). Il barbiere cerusico che pratica l'operazione, vietata dalla chiesa, è di evidente religione ebraica, a giudcare dal copricapo.

In ambito medioevale, la rinnovata proibizione della dissezione medica porterà dunque a una perdita di tali conoscenze, data l'auctoritas aristotelica e il declino dell'osservazione diretta. Tuttavia, anche qui, sopravvive l'immagine del gargoille, del bafometto, degli automi formati solo da "teste senzienti" creati da saggi come Ruggero Bacone, e poi mostri come Grilli e Blemmii formati solo da teste dotate di braccia e gambe, privi di corpo. Per cui, in qualche misura, la proibita associazione tra spirito e cervello sopravvive.

All'atto pratico, solo i barbieri cerusici (tra cui probabilmente annovero qualche antenato...) conserveranno il segreto della brain surgery, praticando talvolta, ai margini della legalità, l'estrazione della "Pietra della Follia" dal cranio di vari sofferenti mentali, con risultati solitamente disastrosi. Una specie di pietra filosofale, in fondo, se la filosofia era associata, popolarmente ma anche da Erasmo, con una forma di follia. La pratica è comunque illustrata da un celebre dipinto dell'alchemico Bosch, di poco precedente al ben più scientifico cervello michelangiolesco della Sistina, che ora vedremo.

In ambito medico vero e proprio sarà Mondino da Luzzi, nel '300, a riprendere la pratica della dissezione, ma in modo sostanzialmente illegale e isolato. Sarà solo papa Sisto IV, l'artefice dell'omonima cappella Sistina, a consentire nuovamente le dissezioni mediche ai fini scientifici, a fine '400.


Michelangelo, "Dio crea Adamo" (1511), con analisi del Brain-God.

Molti tra gli artisti rinascimentali dell'epoca ne approfittarono per migliorare la loro conoscenza del corpo umano, primo fra tutti Michelangelo Buonarroti. Imbevuto, come molti altri, di cultura neoplatonica ed iniziatica, Michelangelo dipinse così, com'è ormai arcinoto, la figura di Dio Creatore sulla volta della Sistina circondandolo di un panneggio che lo rende simile ad un enorme cervello. Forse un omaggio appunto a Sisto IV e alla rinascita della scienza sperimentale che egli aveva permesso, o forse un riferimento ben più iniziatico all'idea che Dio sia il Cervello: o nel senso di Dio come Mente Cosmica, o come Dio "dentro di noi", nel nostro cervello appunto.


Vesalio, 1543

Comunque sia, la scoperta di tale innegabile parallelo è un portato molto recente della critica d'arte, e risale al 1990 per l'osservazione di un acuto medico americano. Pertanto, il rapporto Dio-Cervello era un gioco iniziatico di Michelangelo e, probabilmente, di una cerchia molto ristretta di artisti in grado di condividere con lui tale conoscenza. Solo Andrea Vesalio, nel 1543, incise un primo cervello esplicitamente riconosciuto come tale nel suo diffuso saggio anatomico. Lo stesso anno, tra l'altro, della pubblicazione dell'Eliocentrismo di Copernico, che produceva una trasformazione macrocosmica identica a quella che andava avvenendo su scala microcosmica: il Sole come centro del cosmo e non la Terra, il Cervello come centro dell'uomo e non il Cuore. Cerebrocentrismo, non Cardiocentrismo, insomma.

  


Tra l'altro, nella sua opera il Vesalio cita esplicitamente l'autoritratto di Michelangelo nella pelle di San Bartolomeo nel Giudizio Universale, realizzato pochi anni prima (1541) come esplicita prova di bravura anatomica del grande Maestro. Quindi, probabilmente, anche l'inside joke del cervello gigante doveva essere noto e apprezzato ad una cerchia iniziatica. 


Il cervello del mostro di Frankenstein (1817) in una nota interpretazione moderna.

Col prosieguo della rivoluzione scientifica, comunque, l'identificazione pensiero-cervello diventa sempre più stretta e correlata. Renato Cartesio (1649) corona le ricerche scientifiche dando dignità filosofica all'idea del cervello come sede del pensiero; egli inoltre stabilisce anche la sede precisa dell'anima, nella Ghiandola Pineale, nonostante la religione controriformista ponga ancora nel graaliano Sacro Cuore la sede specialmente venerabile di Cristo e di Maria.

Galvani (1791) mostrerà come il cervello delle rane è attivato da scariche di energia elettrica, fornendo un certo avallo alle teorie di Franz Mesmer, che mirava a condizionare il cervello con l'uso di una magica Pietra filosofale magnetica (nuova versione, forse, della Pietra della Follia): la prima vera opera di scientifiction, il Frankenstein del 1817, è totalmente centrata su questi temi, e il suo titolo stesso, Franken Stein, "la Pietra di Franz", rimanda forse alle ricerche mesmeriche sulla folle pietra.


L'evoluzione del cervello fino all'uomo. E oltre?

L'evoluzionismo darwiniano del 1872 poi mostrerà la costante crescita di dimensioni del cervello dalle forme di vita più arretrate all'Uomo. Fin dalla fine dell'800, dunque, la nascente fantascienza vedrà forme di vita intelligenti più avanzate - inizialmente alieni di Marte, quindi "uomini del futuro" - caratterizzate da un corpo sempre più residuale e da un cranio, e un cervello, sempre più prominenti.


Uni-Mind (1977), il super-eterno.

Da qui all'idea di un essere "all-brain" il passo è breve, e naturalmente questa creatura deve possedere poteri pressoché divini. La vulgata popolare di tale concetto è forse nell'Uni-Mind (1977) della Marvel, da cui  probabilmente deriva la citazione di Matt Groening (e la ripresa italiana in Nathan Never, recentemente). Un'idea ingenua e nazional-popolare della figurazione del divino, di poco più evoluta del classico Zeus possente con barba bianca, fulmine e tunica immacolata? Può darsi. Ma, indubbiamente, è il pre-requisito archetipo della riscoperta del Dio-Cervello di Michelangelo, che prima la critica più raffinata (ma anche indubbie generazioni di medici e neuroscienziati minimamente acculturati umanisticamente) avevano ignorato.


Il Cervello di Futurama (1999)

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