The Cosmic Ray


Un breve post per omaggiare Ray Bradbury, scomparso ieri alla veneranda età di 91 anni. Il decano della fantascienza, inserito in mezzo ad Asimov e Clarke nella triade ABC dei grandi maestri (ben più nobile di quella che attualmente governa l'Italia, Alfano-Bersani-Casini...) è stato un modello inarrivabile di stile e sintesi futuribile. Nato nel 1920, ispirato dai fumetti di Buck Rogers e Flash Gordon più che dall'equivalente letterario, inizia a scrivere scientifiction nel 1938, creando nel 1939 la sua fanzine, "Futuria", tirata in cento copie. 

Il suo primo pezzo pagato è del 1941 e si intitola, curiosamente, "Pendulum", come mezzo titolo di questo blog. Nel 1942 era ormai scrittore a tempo pieno, al 1947 risale la sua prima antologia. Per nell'amore per il genere Bradbury non si riconosce, comunque, nell'etichetta restrittiva di scrittore di fantascienza, preferendo definirsi un "surrealista del Midwest". Forse è l'autore più "continentale" della SF anglosassone, proprio in questo suo esplicito riconoscimento delle sue radici nel surrealismo europeo e, aggiungerei io, implicitamente nella metafisica italiana da un De Chirico a un Pirandello.

Il suo approccio di tipo umanistico rifiuta quindi i tecnicismi tipici della hard science fiction, come pure l'estrapolazione rigorosa della fantascienza sociologica degli stessi anni, in favore di una scelta pienamente "letteraria". Nel 1951, alcune sue opere saranno adattati nei celebri EC Comics; nel 1959, esse verranno trasposte in "Twilight Zone", diffondendo così nell'immaginario collettivo la sua fantascienza umanistica, rendendo pensabile, col tempo, una SF emancipata dai temi pur nobilissimi della space opera, pervasiva e inquietante.

Il capolavoro, in questo senso, più del grande affresco di "Cronache Marziane" è ovviamente "Fahrheneit 451" (1954), dove il corpo dei pompieri si occupa di bruciare i libri in roghi ana-ideologici, ma finalizzati al trionfo definitivo di una invasiva tv su maxischermi ultrapiatti, onnipresente e obbligatoria. Un rovesciato totalitarismo capitalista che dialoga, in fondo, con quello dell'inglese Orwell, che aveva immaginato la distopia sovietica del futuro nel suo "1984" (1948), anche qui basata su iper-TV, su distruzione - selettiva - della carta e sui rovesciamenti della neolingua in cui i pompieri di Bradbury avrebbero operato benissimo. 

E in fondo i due maestri avevano capito tutto, se oggi il turbocapitalismo trionfante ha la sua grande opera d'arte globale di questi anni 2000 nel "Grande Fratello", di cui le masse esaltate ignorano, di solito, l'origine terrificante del nome. L'aveva capito anche Truffaut, che nel 1966 aveva realizzato sull'opera di Bradbury il suo film capolavoro (anche se Bradbury non l'aveva apprezzato molto), omaggiato in copertina del post.

Eco, nel suo "Apocalittici e Integrati" (1964), liquidava a dire il vero Bradbury come esponente del mid-cult, proprio in virtù del suo stile ricco e "poetico", che si sarebbe proposto quale letteratura elevata per le masse compiaciute di sentirsi "intellettuali". Tuttavia sono in parte discorde: per quanto certamente quella di Bradbury fosse una prosa estetizzante, credo che in fondo fosse più una provocazione contro il midcult che un piegarsi allo stesso ("come, uno stile di questo tipo per banale fantascienza?"), per quanto a volte, alla lettura, possa risultare anche stucchevole. 

Ma in Bradbury non vi è mai un rifiuto delle origini "pulp" della SF, tanto che, provocatoriamente, definiva lo stesso "Fahrheneit" come una "dime novel", la letteratura popolare a un centesimo su cui la sua passione per il futuro era nata. 

Post più popolari