Ezechiele L'Ufo


Disclaimer: post ironico, da non prendere alla lettera. Questa mia ricostruzione della storia visiva legata all'ipotesi ufologica va vista come una specie di divertissment alla"Pendolo di Foucault".

Il post di oggi non parla ovviamente del noto personaggio disneyano, ma del profeta biblico celebre per la sua ipotetica anticipazione degli alieni. Online si trovano infatti molte analisi ufologiche di tale evento, ma non così dettagliate e complete come meriterebbe. Ecco quindi che ho molto semplicemente ripreso una tradizionalissima Bibbia in mio possesso, l'edizione ufficiale della CEI stampata dalle Paoline nel 1982.


I Seraphim nella figurazione bizantina (500 - 1000 AD c.), ancora fedele al dettato originario biblico.


Cattedrale di Amiens, Arte gotica (1100-1200 AD c.). Visione di Ezechiele con Cherubim


Seraphim in un libro d'ore gotico, in stile giottesco (1300 AD c.). Ancora fedele alla figurazione originaria.

Sacerdote di Gerusalemme, Ezechiele venne deportato con gli altri ebrei a Babilonia nel 593 a.C.; dopo il crollo del Tempio nel 587 a.C., egli diviene uno dei riferimenti del popolo ebraico nella cattività babilonese. La celebre visione su cui egli basa il suo libro si svolge, all'incirca, nel 581 a.C.. Il profeta vede un uragano, una grande nube, e infine un "turbinio di fuoco", al cui centro si vedeva un balenare di "elettro incandescente".

Al centro vi sono quattro esseri animati, con ciascuno quattro volti e quattro ali. Sono, ovviamente, i tetramorfi, i quattro animali apocalittici, poi associati ai quattro evangelisti, ognuno rispondente a un differente animale di potere: aquila, leone, toro e uomo, dotati di molteplici occhi, cosa che tradizionalmente, come direbbe il grande La Porta, significa "saggezza". La tradizione li identifica coi Seraphim, "gli ardenti", appunto per la loro associazione con una luce raggiante. Interessante notare che si tratti più di ciclopiche statue che di esseri viventi: gli zoccoli, "come di vitello", erano splendenti come bronzo lucido (un'armatura ad esoscheletro potenziato? Un robot androide?).


Visione di Ezechiele in xilografia (1400 AD c.)

Non manca un riferimento alla Luce, che sarebbe stata cara anche a Dante: tra di loro si vedevano carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro, il fuoco risplendeva e da esso si sprigionavano bagliori, che "andavano e venivano come un baleno". Un turbinio di luce, insomma, non dissimile da molti altri avvistamenti di "alieni di luce".

Ma la parte più interessante è quella che segue. Sotto di loro, a fianco di ciascuno dei quattro, una ruota, di aspetto e struttura come di topazio, in forma di "una ruota dentro un'altra ruota", che potevano muoversi in quattro direzioni, senza bisogno di voltarsi nel muoversi. La tradizione li identifica coi Cherubim, derivanti, del resto, da una figurazione tipica già della cultura assiro-babilonese e, in parte, anche egizia. Il nome significa "potente, forte", appropriato per la manifestazione di forza ciclopica che alle Ruote è associata. 


Incisione cinquecentesca, più raffinata, ma sempre a xilografia.  Raffigurazione corretta della Visione. Anche qui, tuttavia, non si cerca la suggestione del Carro.

La circonferenza era "assai grande", ed erano anch'essi, come i tetramorfi, "coperti d'occhi", termine che solitamente indica, come già detto, sapienza ermetica. Quando gli "esseri viventi", ovvero i Tetramorfi, si muovono, ecco che si muovono anche le ruote; quando gli esseri si alzano da terra, anche le ruote si alzano, "perchè lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote".

Questo concetto è ribadito ampiamente e con chiarezza: la suggestione che ogni tetramorfo fosse il pilota di una delle due ruote è forte. Oltretutto, benché non venga mai realizzato visualmente, dei tetramorfi non è indicata la dimensione abnorme (per quanto, in qualità di dei, ci potrebbe anche stare: ma gli dei egizi, benché solitamente più imponenti di un uomo nelle loro statue, non sono necessariamente colossali): invece, le ruote sono indiscutibilmente fuori scala. Per cui, si può presumere davvero che il tetramorfo sia il pilota delle ruote stesse.

Ovviamente, un'ipotesi riduzionista potrebbe sostenere che la formazione a quattro (numero simbolo di forza e solidità, ampiamente ribadito in questa descrizione: quattro ruote, che si muovono in quattro direzioni, quattro animali a quattro teste...) richiama la forma di un carro, con quattro ruote; ipotesi confermata, come vedremo, da una specie di "divino auriga" che lo sormonta. Ma, letteralmente, comunque, non è così.


Acquaforte d'inizio Seicento, tra le più usate a commento dell'episodio, per la migliore qualità dell'incisione in questa tecnica. Pur nel sempre maggior realismo, permane la figurazione tradizionale.

Tuttavia, resta il fatto che questa scelta non è mai stata confermata nell'interpretazione tradizionale, che spessissimo effigia le "ruote" come elementi celesti di tipo isolato, senza connetterle per forza all'elemento del carro: dimostrazione, perlomeno, che non è solo l'occhio ufologico moderno a vedere, malizioso, nella ruota semovente un elemento scisso dal più tradizionale "carro solare".

Sopra gli esseri viventi vi era poi "una specie di firmamento", simile a un cristallo splendente, e sotto di esso vi erano le ali distese, "una contro all'altra", dei quattro esseri (ciascuno ne ha due, che gli coprono l'intero corpo). Nel muoversi, queste ali producono un "rombo", come lo scrosciare di grandi acque, il tuono di Dio, una tempesta. Evidentemente, una lettura "minimalista" può ritenere che il moto delle ali sia semplicemente magnificato, ma la tentazione di identificare le "ali" con una sorta di elica di motore è decisamente forte.


Altra acquaforte, di metà Seicento, ovviamente molto meno usata dai siti ufologici. La "razionalizzazione" del carro solare, tuttavia, è decisamente errata, se stiamo all'originale biblico.

Sopra a tutta la configurazione, appare "una specie di trono", "qualcosa in forma di trono", con "come pietre di zaffiro", anch'esso "splendido come l'elettro", "come di fuoco". Egli è, ovviamente, Dio, che parla con parole terribili a Ezechiele, dopo averlo fatto cibare di un "rotolo" che nella sua bocca è "dolce come il miele" (scena citata, di pari passo, nell'Apocalisse). Il Signore parla quindi con tono irritato degli israeliti, "genia di ribelli", e in toni decisamente non encomiastici: dice ad Ezechiele di tranquillizzarsi, perchè non lo manda "a un grande popolo dal linguaggio astruso, dei quali tu non comprendi le parole", ma solo agli Israeliti.


Incisione settecentesca di area anglo-sassone. Il letteralismo biblico protestante fa sì che qui la visione sia conservata nella visione tradizionale, senza "razionalizzarla" nel carro solare.

Dopodiché, lo solleva in volo con le sue ruote rotanti (si sente il "rumore delle ali" degli esseri viventi e "il rumore delle ruote") e lo conduce a Tel Aviv, dove resta, stordito, per sette giorni. Segue il racconto della lunga profezia, in gran parte analoga alla tradizionale Apocalisse: popoli mostruosi di ogni tipo sfideranno gli ebrei, ma se saranno fedeli infine sorgerà la Nuova Gerusalemme (ovviamente, nell'Apocalisse cristiana è tutto traslato su un nuovo piano simbolico, ma con una rispondenza, tutto sommato, abbastanza stretta).


Nell'Ottocento, la soluzione di Dorè si pone come nuova interpretazione "conciliatoria": il trono diventa direttamente il carro solare, a cui si associano le quattro ruote disposte però in disposizione circolare, rotante. Il tetramorfo è scisso nei singoli animali simbolici, con ulteriore "razionalizzazione" estetica.

Fino a qui la tradizione testuale della Bibbia. Nel nostro immaginario europeo, tuttavia, Ezechiele è certo giunto soprattutto tramite la figurazione cristiana. La figurazione bizantina era decisamente fedele al letteralismo biblico nella rappresentazione degli Angeli; e anche il gotico conserva tutto sommato una buona rispondenza al dettato letterale.

Solo col Rinascimento, a quanto pare, si diffonde gradualmente l'idea di una più libera "interpretazione artistica" della scena biblica, spesso unita a una certa volontà di analisi "razionalistica" che renda relativamente più coerente, se non più verosimile, la visione. Apparentemente - ma è un'ipotesi da verificare... - sembra che il mondo protestante, nelle sue incisioni, resti più fedele al dettato letterale rispetto alle riletture controriformiste, ancora nel '700 ed '800, mentre i grandi artisti europei del Simbolismo tornavano affascinati a tale tema, ma in una lettura spesso personale.



Bisogna attendere il '900 per alcune prime figurazioni che, molto meno eleganti delle incisioni del "Lungo Rinascimento" ('400 - '800), inizino a dar conto della macroscopicità delle ruote. L'immagine sovrastante non pare ancora suggerire un portato ufologico, altrimenti sarebbe decisamente più maliziosa nella figurazione delle ruote: ma appare evidente che il letteralismo protestante, unito al nuovo spirito scientista del Novecento, porti a valutare come corretta la raffigurazione di ruote enormi e tetramorfi umanoidi (dimensioni paragonabili agli alberi in primo piano, direi).


Una robusta mano alla rilettura degli angelici alieni (e delle loro ugualmente divine macchine volanti...) viene indubbiamente dalla rilettura surrealista dell'arte ottocentesca, che legittima figurazioni dei Seraphim (e dei meccanici Cherubim...) sempre più audaci ed eterodosse - pur derivanti, non a caso, da un semplice mash-up delle figurazioni precedenti.


Così, dal 1947 in poi, sull'influsso soprattutto degli studi di Sitchin e dei suoi molteplici e spesso dissonanti discepoli, si diffonde un immaginario delle ruote volanti che è inevitabilmente affetto dal nuovo mito alieno, come in questa figurazione devozionale ancora, nelle intenzioni, molto tradizionalista; ma che non può fare a meno, malgré soi, di effigiare i Cherubim come dischi volanti da manuale. Gli archetipi lavorano ormai nell'Inconscio Collettivo.


Si giunge dunque alla modernità, che vede figurazioni dei Seraphim e dei Cherubim nella loro matrice di pure manifestazioni astratte di energia, dischi di luce vicini alle più recenti teorie ufologiche, lontane ormai dai nostalgici dischi di metallo dei '50, come nella magnifica illustrazione di Seraphim X, artista dall'indiscutibile potenza visionaria.

I nomi e le gerarchie angeliche, tuttavia, stanno tornando nel grande immaginario collettivo (e non solo in quello ristretto dell'ufologia) per mezzo dell'animazione nipponica, che dal 1972, con Go Nagai, fino alle attuali derive di Evangelion ed imitatori vari, ha ripreso l'immaginario angelico occidentale per contaminarlo col proprio politeistico mito degli Oni, e restituendolo così rinnovato all'Occidente in spasmodica attesa di un "ritorno alle origini" da Oriente. L'interpretazione è, ovviamente, molto libera, come nel grazioso Seraphim di Sureya, qui sotto presentato. Ma chissà che tale nuova visione, nelle sue propaggini più oniriche e visionarie, non possa davvero fornire la corretta chiave di lettura per interpretare gli eterni carri del fuoco del profeta Ezechiele, padre di tutti noi.






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