Il Ballo del Pavone


Viaggio nella Pavone segreta...

Nell'affascinante ambito dell'ermetismo pop, un tema diffuso è il ruolo di "ierodula" svolto da qualche nota popstar. Naturalmente il rimando è alle "sacre prostitute" dell'antichità, stigmatizzate spesso nella tradizione biblica fino alla Grande Prostituta di Babilonia che chiude la rivelazione con Apocalisse, sogno proibito di generazioni incalcolabili di esoteristi. Col Rinascimento dei culti pagani, il tema della pupilla iniziatica attraversa tutta la storia artistica, letteraria ed ovviamente ermetica, da Faust e Margherita in poi. L'intersezione con la modernità pop avviene, forse, con Metropolis (1926), e con la "Maria" robotica, burattino danzante nelle mani del massonico capitalista Friedersen, giusto un anno prima della nascita del sonoro. Nel mondo anglosassone, il fenomeno prolifera soprattutto con l'MTV generation, e da Madonna a Lady Gaga è tutto un fiorire di allusioni esoteriche, in un gioco forse più compiaciuto che reale.


Rita Pavone, il golden boy della canzone italiana...

Mi domandavo dunque, nel corso di una discussione con un amico appassionato anch'egli di temi ermetici, se nella tradizione italiana della canzone leggera si potrebbe rinvenire una figura di questo tipo. Abbiamo convenuto che la candidata più plausibile sarebbe, probabilmente, Rita Pavone. I presupposti sono buoni, se si volesse giocare a un gioco simile: la fanciulla fatale nasce a Torino nel 1945, quindi nella capitale ermetica e nell'Anno Uno della Nuova Italia postfascista. Anche il nome si presta alla speculazione: Rita potrebbe rimandare a Margherita, la pupilla di Faust, mentre "Pavone" è termine che rimanda, indubbiamente, al narcisismo che la donzella provvederà a inverare nel suo personaggio di enfant terrible. I capelli rossi, che saranno il tratto fisiognomico identificante di "Pel di carota", come si farà definire, sono poi appunto il tratto distintivo più autentico della Maddalena, della Donna Scarlatta di apocalittica memoria.


Rita in divisa come Gian Burrasca (1964), il ruolo del successo

Dopo un esordio locale nel 1959, a soli tredici anni, nel torinese, a 16 la fanciulla trova il suo mentore in Teddy Reno, che la scopre nel 1962 al festival di Ariccia e ne fa la propria compagna e protetta, con grande scandalo nell'Italia perbenista dell'epoca, che a stento stava uscendo, col boom, dai maccartisti cinquanta democristiani. Del Boom Rita sarà una delle provocatorie icone: l'anno seguente, nel 1963 (l'anno che costituisce l'apice del processo di rinnovamento), Rita viene lanciata con varie canzoni aggressive che ne diffondono il personaggio anticonformista, narcisista, irritante come la sua voce stridente eppure proprio per ciò affascinante: "datemi un martello / che cosa ne vuoi fare / lo voglio dare in testa / a chi non mi va..." o il celeberrimo "Ballo del Mattone", dove la fanciulla che si concede ad ognuno per un ballo diverso promette all'interlocutore il ballo più esclusivo, danzando su uno scacchiere in bianco e nero dal sapore vagamente massonico.


Rita disneyana (1966) nell'anno della morte di Walt.

Nel 1964, l'immagine viene rafforzata con l'interpretazione del personaggio di Gian Burrasca in un serial televisivo fortunatissimo, con un ruolo "en travesti" che ne accentuano il carattere androgino, come già il nome di "Pel di carota", celebre eroe maschile di uno strappalacrime romanzo di formazione (la canzone "Viva la pappa col pomodoro" ne esalta, subliminalmente, i rossi capelli). Se ne accorge anche Umberto Eco, esperto di esoterismo ancora prudentemente undercover, che le dedica uno dei suoi saggi di "Apocalittici e integrati" (1964), l'opera fondante della semiotica echiana.

Nel 1965 vince il cantagiro, la regista Wertmuller, già autrice del Gian Burrasca, la porta al cinema con "Rita la zanzara" (1966). Il disneyano Romano Scarpa, rarissimo onore, la inserisce nel canone massonico di Zio Walt col personaggio di Paperetta Ye Ye.
Nel 1967 un nuovo film, "La Feldmarescialla", è un'arrischiata satira antinazista dove Rita, stornellatrice popolare antigermanica, sfotte i tedeschi con la criptocanzone antifascista di Gorni Kramer, "Pippo non lo sa". Il tronfio Pippo sfottuto da tutta la città è il fascista o, qui, il nazista invasore, stolido e stentoreo. La connessione con uno dei capolavori delle criptocanzoni dell'era fascista (di cui ho parlato nel post sulle Lescano, loro principali interpreti) sembra voler esplicitare il valore allusivo anche della produzione pavoniana. Altri potranno forse indagare i testi alla ricerca di possibili rivelazioni; a me basta aver suggerito sinteticamente una via.


Tempo di vacanze (1967): l'inizio della "discesa agli inferi" della Pavone secondo gli appassionati..

Ad ogni modo, nel 1968, il matrimonio con Reno mette in crisi il personaggio dell'Enfant Terrible, portando a un declino del successo dell'autrice. Del resto, il '68 con l'ondata di contestazione studentesca e operaia mette fine al precario equilibrio dei '60, aprendo per molte vie alla lunga stagione degli anni di piombo. Il personaggio di Rita viene relegato sullo sfondo.

L'ultima, ambigua, celebrazione è in "Saint Tropez" dei Pink Floyd. nella traduzione italiana, viene inserita in modo improbabile la figura di Rita Pavone, per un "errore di traduzione". Il testamento ermetico, se non spirituale, della prima grande popstar esoterica italiana è definitivamente compiuto. E vi lascio quindi con la canzone che dà il titolo al post, "Il ballo del mattone". Buon ascolto, ermetico ovviamente...






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