The Imp(0)ssible G(0)d





Lorenzo Barberis, "Imp(a)ssible God" (2012)

Di recente, uno dei miei vari amici ermetici, residente a Torino, mi ha rivelato di aver ottenuto un'immagine del Dio Anubi prodotto da una sua conoscenza "sensibile" per automatic writing. Da buon appassionato di esoterismo sono, come il buon Aglié, scettico e interessato alla mistica allo stesso tempo. L'immagine però era al tempo stesso sufficientemente corrispondente da essere significativa, e abbastanza difforme da essere interessante. Ho deciso allora di ripulire la scansione che il mio amico mi aveva fornito, rendendo regolari le varie linee e più nitido il contorno e rendendo le linee ortogonali. Il risultato è quello sovrastante. 




Anubi della tomba di Tutankamon

A un primo livello, dunque, un rimando ad Anubi, dio dell'oltretomba egizio. Diciamo innanzitutto che l'associazione di Anubi agli sciacalli, animali associati alla morte per il loro nutrirsi di carogne, è successiva alla sua relegazione a un preciso ruolo cerimoniale, sia pure importantissimo, del viaggio ultraterreno dell'anima del defunto: Anubi ne pesa infatti il cuore, mentre Toth, dio della scrittura, trascrive il risultato. Similmente, nella cosmogonia egizia, assieme a Toth Anubi realizza l'imbalsamazione di Osiride dopo che questi è stato distrutto e sparso ai quattro lati del cosmo dal serpente cosmico Seth; egli lo ricostituisce, di modo che Iside si possa unire a lui generando Horus, che vince Seth e ripristina l'ordine cosmico: Horus governa sul cosmo come Dio-Sole regnante, Osiride regna negli Inferi come Dio-Sole passato.


Per tali ragioni Anubi è rimasto un dio psicopompo particolarmente venerato ancora in età greco-romana, associato strettamente ad Hermes, che svolge un ruolo simile nel mito greco, quando Zeus è distrutto dal serpente cosmico Tifone. Così come Apollo, che vincerà il serpente cosmico Pitone, è associato ad Horus nella fusione sincretica di Horapollo, è Anubi, e non Toth, ad essere fuso nominalmente nello psicopompo Hermanubis. La diffusione di tale divinità, ovviamente, fu inizialmente limitata soprattutto all'area alessandrina, ed ebbe un più vasto sviluppo con la nascita dell'Impero, dopo la conquista dell'Egitto avviata da Cesare e completata da Augusto.


Hermanubis Romano, molto diffuso in età imperiale.

Prima di questa collocazione nel politeismo egizio, tuttavia, Anubi era il dio solare del sottosuolo tout court, raffigurato infatti non come sciacallo, ma più come lupo, volpe o soprattutto canide (cosa, non molto astutamente, gradita ai moderni blasfemi...), nella città di Khasa in Alto Egitto. Dopo l'unificazione (3000 a.C.) e la nascita del potere faraonico, tuttavia (e del conseguente mito solare), Anubi venne marginalizzato sotto la quinta dinastia (2500 a.C.). Ma ancora in età ellenistica si era consapevoli della sua specificità, e Khasa venne chiamata dagli alessandrini "Cinopolis", la Città del (Dio) Cane. L'associazione al Cane, infatti, si lega al ruolo di Guardiano spesso assunto dalla statua del Dio nelle sue rappresentazioni in varie tombe, specie nella forma puramente canina; tanto più che, sia nel geroglifico che nelle rappresentazioni scultoree, il Cane Nero è assiso su un edifico sacro stilizzato.

L'associazione al colore nero, invece, aveva senso ambivalente di riferimento alla morte, ma anche alla fertlità del Limo del Nilo, la fertile Terra Nera, portatrice di vita, opposta alla sterile Terra Rossa del deserto. Dio di morte e putrefazione, dunque, ma tramite questa, anche di vita e rinascita, appunto.


L'automatic writing originale...

Torniamo però alla nostra immagine del dio. La figura è abbastanza chiara: il dio appare nella sua forma canide, sdraiato a terra, salvo per un braccio antropomorfo che si stacca giusto sotto la testa, dandogli l'aspetto di una sorta di bizzarro centauro canino. La notevole elongazione delle zampe anteriori, tuttavia, rendeva l'immagine lievemente fastidiosa visivamente, oltre ad essere chiaramente sproporzionata. L'ultima zampa, infine, è evidentemente aperta. 

Naturalmente, si potrebbe ritenere che vi sia un significato simbolico in questo, ovvero di una rivelazione ancora incompiuta, o riferita a un fatto incompiuto, mentre un'immagine chiusa solitamente evoca qualcosa di totalmente definito, anche se ancora magari irrealizzato nella realtà, ma ormai immodificabile.

Questo significato potrebbe essere presente. Ma mi venne subito evidente a quale altra immagine il disegno si andava a riconnettere. In questa forma, inoltre, il paradosso della triplice zampa anteriore viene in qualche modo spiegato e risolto, riconducendola a una certa duplicità.



Lorenzo Barberis, "Imp(o)ssible God" (2012)

Il "Tridente impossibile" o "Tridente del diavolo" è una nota illusione ottica apparsa all'inizio degli anni '60 su varie riviste di fantascienza americane negli spazi dei lettori, all'interno di simili curiosità pseudoscientifiche. Nel 1965 il meme era divenuto così diffuso che Mad gli dedicò una delle sue ironiche copertine, nominandolo Poiuyt, dalle ultime lettere consequenziali dell'ultima riga della tastiera americana Qwerty scritte a rovescio, quasi a dire che questo ieroglifo impossibile era il segno di un'antilingua.


Mad (1965)

L'immagine deriva, in qualche modo, dalle ricerche sulle nuove geometrie non-euclidee avviatesi col XX secolo, di cui una delle prime iconografie visuali artistiche è il celebre triangolo di Penrose, realizzato per la prima volta nel 1933 dall'artista Oscar Reutersvard (e in seguito studiato dal matematico che gli dà il nome), ritenuto il simbolo stesso della Divinità Impossibile. Tra l'altro, l'immagine è stata realizzata più volte in sculture reali, solitamente metalliche; ma ovviamente la scultura è tridimensionalmente "aperta", e solo la prospettiva può indurre all'impossibile fusione. Anche il Tridente Impossibile è, in qualche modo, un Penrose triangle "aperto", ma che mantiene al tempo stesso l'impossibilità.



Reutersvard Penrose Triangle (1933)




L'immagine di Penrose venne divulgata soprattutto da Escher nelle sue opere, soprattutto la celebre "Cascata", in cui un tempio a colonne attraversato da un fiume canalizzato usa due triangoli di Penrose per generare un impossibile ciclo continuo d'acqua, simbolo di infinito. Se il Triangolo Impossibile è divino, il Tridente Impossibile è simbolicamente Infero, e quindi bene si lega ad Anubi quale divinità dei recessi dell'Ade pagano.



Escher, "Waterfall"

Nel 1968, un incisore americano la utilizzò per una struttura di un tempio che, curiosamente, ha una spiccata ascendenza egizia. Notiamo, tra le altre cose, come il tempio si erga su un vasto fiume (il Nilo?) e come le piroghe che lo attraversano, accentuandone il senso di impossibilità e mistero, siano di apparente impostazione egizia. In rete è facile trovare numerose altre interpretazioni dell'immagine, di solito di sapore più greco-romano: la presenza di un fiume e il gusto egizio di questa prima immagine è forse debitrice del tempio impossibile di Escher, incentrato anch'esso sull'acqua e su case basse a tetto piatto.



Roger Hayward, "Undecidable Monument" (1968)

Il legame con Anubi appare particolarmente intrigante, poiché la divinità incaricata di pesare le anime dei morti, con assoluta imparzialità, è spesso identificato come il "dio impassibile", totalmente neutro nei confronti del defunto. Un dio imp(a)ssibile, dunque, che ben si connette all'idea di un dio imp(o)ssibile. Del resto, l'idea di impossibilità, quindi di superamento di ciò che si lega alla sfera naturale, è attributo intrinseco della divinità, e della sua (impassibile, appunto) separatezza dal nostro reale.



Dunque un primo significato a cui pare alludere il sigillo è "Il Dio è indissolubilmente legato al suo Tempio", indicando una stretta connessione della manifestazione con una struttura riconducibile al dio stesso. Come abbiamo visto, questo è tipico della rappresentazione del dio come Cane-Custode, strettamente connesso alla struttura cui è associato. Il fatto che il "tempio" sia disposto in modo orizzontale, tuttavia, fa presupporre che sia, in qualche modo, "abbattuto" (una delle tre colonne è corta, una è corta ed "aperta": forse simbolo di colonne abbattute). 


Anubi in un frammento di affresco egizio oggi conservato al Museo di Torino.

A Torino, del resto, Anubi è con ogni probabilità di casa. Come trasposto anche nella leggenda fetontica, la città nasce da coloni Liguri-egizi tranfughi dalla crisi dell'Antico Regno verso il 1500 a.C., da cui la consacrazione al dio Toro, manifestazione zoomorfa del dio sole; la rifondazione romana come Augusta Taurinorum, inoltre, interviene proprio negli anni della fondazione dell'impero augusteo, dopo l'avvenuta conquista dell'Egitto di Cleopatra ed Antonio e la conseguente diffusione di culti egizi in tutto l'impero. 

Tracce di un Iseo (tempio sacro a Iside) sul luogo dell'attuale Grande Madre sono state ampiamente rinvenute nell'archeologia taurinense dallo storico Ludovico Muratori; e come abbiamo visto i grandi del mito egizio sono strettamente connessi nella cosmogonia e nella figurazione devozionale (la casa del mio amico, del resto, costeggia il fiume nei pressi abbastanza immediati della Gran Madre stessa, certo non casualmente...). 




Su questa base si celebra il culto egizio stabilito dai Savoia nel rinascimento: la data della caduta di Fetonte, nell'ipotetico 1529 a.C., era simmetrica a quella di Emanuele Filiberto, nato nel 1529, artefice della rinascita dinastica. Il figlio Carlo Emanuele, nel 1630, avvierà il mortifero collezionismo egizio della dinastia, acquisendo la celebre Mensa Isiaca. Ancor più che nella tavola originale, del resto, Anubi era centrale nella copertina del volume che Lorenzo Pignori dedica, nel 1659, allo studio dell'opera. 

Qui infatti Anubi appare, con Iside e Horus, nella trimurti venerata su una statua d'invenzione, che rimanda per certi versi alla Ecate infera a tre teste canine (come Cerbero...) dei romani. E il Museo egizio ospita, insieme alla più ricca collezione d'oggetti funebri egizi del mondo, una celebre e citata tavola a fresco in cui emerge il ruolo centrale di Anubi al fianco di Osiris quale sovrano dei morti, opera che è cruciale nel definire la transizione dei ruoli. Se Iside e Osiris (colonna aperta / colonna chiusa...?) sono dunque gli "dei palesi" della ermetica capitale sabauda, Po e Dora, Dea e Dio Toro, Anubi è il terzo elemento, necessario pronube tra i due. Il tempio di Anubi è allora la città stessa, duplicemente sacra a Isis e Osiris, ma in verità sacra anche al Cane Nero che riunifica i due.

Post più popolari