Land Art


Smithson, "Spiral Jetty" (1970)

Interessante conferenza di Marianna Prandi sulla Land Art, ieri sera a La Meridiana Tempo di Mondovì. Conoscevo già questa corrente artistica, ma l'excursus proposto da Marianna, che è sia laureata in Scienze Naturali che all'Accademia Belle Arti, era particolarmente interessante per la sua doppia competenza sull'argomento, che ha offerto un punto di vista particolarmente esaustivo.


Il Ragno di Michael Heizer (1985)

La Land Art parte infatti dall'arte concettuale degli anni '60, ma mira a realizzarla con la natura, all'interno della natura, e rispettando la natura. Ciò pone anche degli interessanti problemi di documentazione dell'opera d'arte, che è solitamente fruibile solo tramite video e fotografia, sia per la sua natura effimera e in trasformazione, sia per la sua realizzazione in dimensioni ciclopiche, che fanno sì che sia ammirabile solo da una veduta aerea, come la famosa "Spiral Jetty" di Smithson. Inoltre, anche l'idea di conservazione dell'opera d'arte cambia completamente, poiché l'opera è concepita per deteriorarsi, ed è quindi impossibile una conservazione diretta.


Walter De Maria, "Lightning Field" (1977)

Ho trovato molto interessante l'opera di Heizer, realizzatore di grandi figure archetipe, come il Fulmine o il Ragno, e anche il lavoro di Walter De Maria, con il suo "Lightning Field" (1977) volto a catalizzare fulmini con un supporto di quattrocento pali metallici concentrati in un area di tre chilometri quadri. Un lavoro che, credo, sarebbe piaciuto al nostro Abate Beccaria, il monregalese co-inventore del parafulmini, che di simili esperimenti si dilettava già nel '700 (venendo per questo etichettato come una sorta di occultista). 


Christo, Impacchettamento a Milano

La relatrice ha poi espresso una sua dettagliata analisi critica del fenomeno della Land Art, mostrando, con la sua sensibilità naturalistica, come non sempre il presupposto di un perfetto rispetto dell'equilibrio naturale sia rispettato in tutte le realizzazioni della Land Art, che spesso modificano in modo significativo l'assetto dell'ecosistema in cui intervengono, e come alcune frange - gli impacchettamenti dello ieratico Christo, le "passeggiate" di Long - siano ormai al confine davvero dell'opera d'arte, come del resto molte operazioni puramente concettuali, da Duchamp in poi.


Giuseppe Penone, "Cervello di Pietra" (2007)

Anche il monregalese non è del tutto estraneo al fenomeno. Tra gli esponenti dell'Arte Povera torinese è il garessino Giuseppe Penone ad essersi avvicinato alla Land Art. L'artista di Garessio ha anche realizzato un meraviglioso Giardino delle Sculture Fluide presso la Reggia di Venaria, rinata dopo l'Olimpiade d'Inverno del 2006. Di lui ho visto qualcosa dal vivo durante le mie visite al parco, ma che mi riprometto di visitare con più cura e attenzione, anche per omaggiare il suo ermetico "Cervello di pietra".


Linee di Nazca, Il Ragno

Su un blog ermetico come questo non posso esimermi dall'aggiungere come la Land Art - specie quella non priva di un portato estetico - si ispiri e derivi da forme analoghe d'arte praticate in antichità con scopi rituali ed esoterici. Le più antiche forme di arte rituale, le più suggestive, sono in fondo già operazioni di Land Art: le straordinarie linee di Nazca, che hanno ispirato direttamente i primi Land Artist americani, piste d'atterraggio per astronavi aliene (o, nelle ipotesi più rassicuranti, per le mongolfiere degli antichi Aztechi).

Ma, del resto,  i  cerchi di Menhir celtici e i cerchi nel grano sono associati alla cultura occulta anglosassone fin dalla più remota età celtica.









Menhir di Briaglia (1500 A.C.?)










Il Crop Circle di Trinità (2004)








Pink Rabbit ad Artesina (2005)

A tale proposito, il caso più celebre, nell'area monregalese,, è il crop circle di Trinità (2004), in dialogo in qualche modo con il cerchio di pietre sacre di Briaglia, di cui ho più volte parlato, o il ciclopico Pink Rabbit (inquietante ma biodegradabile) posto nel 2005 ad Artesina dal gruppo di avanguardia Gelatin: alcuni tra i più intriganti misteri delle nostre zone, tuttora insoluti. Forse la Land Art mi fornirà qualche nuova chiave interpretativa al proposito.

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