Orbital


Photo by U., Turin 2012

Evento più unico che raro sabato scorso a Torino, con l'apparizione degli Orbital, storico gruppo dell'elektronic dance anni '90, a chiudere il festival torinese di Traffic, l'unico gratuito in Italia. Non sono un grande appassionato di concerti, ma data la matrice esplicitamente cyberpunk dell'evento ho deciso di fare un'eccezione alla mia regola e grazie all'ospitalità di amici ho potuto presenziare nell'affollatissima (80.000 presenze...) Piazza San Carlo. 

La formazione dei fratelli Phil e Paul Hartnoll nasce nel 1989, sull'ultimo scorcio degli '80, e diviene famosa per la spettacolarità delle sue performance, musicali ma anche visuali. Anche a Torino non si sono smentiti: oltre ai loro classici occhiali luminosi laterali che danno alle sagome nere della coppia l'aspetto di un paio di alieni grazie all'apparente assetto degli occhi non umano, l'installazione del palco contava tre piramidi di led luminosi sormontate da tre quadrati simmetrici, come si può vedere nella foto in alto.

Non so se il tema delle tre piramidi è un tratto ricorrente (penso di sì) o un omaggio - consapevole o meno... - alla natura egizia di Torino; sta di fatto che l'impressione era decisamente potente, tra il cyberpunk e l'Incal. I temi ricorrenti rimandavano alla paranoia aliena, all'evocazione del cyberspazio, o anche al puro gioco di luci, colori e forme in costante trasmutazione. 




Gli Orbital sono gli inventori di tale stile "visuale", poi ripreso dagli oggi più celebri Daft Punk: almeno nel mondo reale, poiché nella fantascienza la "musica del futuro" è quasi sempre descritta in questi termini di associazione sinestetica di luce e suono. Forse la prima vasta ed autorevole descrizione di tale viso-musica appare in Asimov nel 1945, nel suo celebre racconto "The Mule", all'interno del ciclo della Fondazione (spoiler alert). 


Il Mulo, sterile mutante dall'aspetto deforme (e dal naso enorme...), si afferma come cantante viso-musicale dal nome di Magnifico (in italiano in Asimov) ipnotizzando le élite dei pianeti con le sue eccelse composizioni, e li sottomette così con la sua avanzata forma di ipnosi potenziata. In questo modo, è l'unico essere vivente (probabilmente anche in quanto mutante) a riuscire a inficiare le leggi della psicostoria di Hari Seldon, che aveva stabilito impossibile per un singolo individuo incidere sul corso probabilistico degli eventi.



Gli Orbital tuttavia, più che ad Asimov, guardano a Star Trek e ai suoi paradossi spazio-temporali (che Asimov non amava particolarmente, liquidandoli, sia pure in modo eccelso, nel suo "La fine dell'eternità"). Una delle loro liriche più celebri, "The Moebius", presente nella loro prima e seconda raccolta, riprende ed elabora una battuta di Next Generation (1987-1991): ""...where time becomes a loop".

Ma, soprattutto, realizzano la colonna sonora di "Johnny Mnemonic"(1995), il primo di una lunga serie di "film cyber" nella seconda metà dei '90, che sdoganano al vasto pubblico il cyberpunk. Il film, tratto ovviamente dal più celebre racconto di William Gibson, aveva suscitato all'epoca grandi aspettative per la regia del visionario artista visuale Robert Longo, e deluso un po' la scena dei fan per una regia dignitosa ma piuttosto tradizionale (eccetto per le eccelse realizzazioni del cyberspazio). Ad ogni modo, l'opera fondante del cyber anni '90, che lancerà anche Keanu Reeves come cyber-actor fino alla parte definitiva in "Matrix" (1999). Peccato che, a quel punto, gli Orbital non fossero più della partita...

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