Ars Aurea


Roberto Bacchiarello 2012


Bruegel 1563

Nelle mie digressioni sulla Mondovì ermetica ho spesso parlato di alcuni degli artisti della sua tradizione; o meglio, della sua anti-tradizione, dato che l'arte locale si presenta esattamente come la città stessa: una superficie convenzionale e conservatrice, ed un'essenza sotterranea più inquieta, meno rassicurante.

Roberto Bacchiarello fa parte inestricabilmente di questo "canone inverso" della pittura monregalese. Nato a Torino nel 1958, inizia ad esporre qui nel 1975. A Mondovì ci arriva nel 1991, dove i suoi sgargianti bassorilievi in pongo e le sue sculture in polistirolo introducono una nuova ventata di postmoderno in una città dove l'arte astratta è ancora (relativa) avanguardia.

Quello che però mi aveva da subito affascinato delle sue opere era il tema ricorrente - nel pongo, nelle sculture, nelle chine - dell'architettura babelica, del labirinto: postmoderno, ma anche esoterico, per antonomasia. Fu per questo che, assieme all'amico Luca Volpe, Bacchiarello fu uno dei primi autori che mi è capitato di recensire, nei miei primi scritti d'arte su un perduto giornale cittadino, "Il Mondovì", nel lontano 1997-1998, commentando la realizzazione della più grande - allora - delle sue sculture, che aveva raggiunto i tre metri di diametro. 

Da allora, mi capita spesso di passare nell'alchemico laboratorio ottico di Bacchiarello, per incontrare l'autore (che, come il bagatto dei tarocchi, siede davanti alla sua bottega ad un tavolo a mezzaluna) ed esaminare le sue ultime produzioni esposte qua e là nel negozio. 


Roberto Bacchiarello 2012


Kippenberger 1988


Tra le ultime realizzazioni è innanzitutto significativa questa aurea croce che, a detta dell'autore, ha anche sollecitato alcune reazioni stizzite, per quanto niente evidenzi, come sottolinea l'autore stesso, una esplicita connessione con la croce cristiana, ma solo alla croce come simbolo solare, antico ed universale. Forse avrà pesato la persistenza nell'inconscio collettivo della rana crocifissa di Martin Kippenberger, a sua volta tratta da alcune inquietanti indicazioni crowleyane, unita forse alla suggestione che porta ad associare all'arte sacra il tema della foglia di fico e dei braghettoni di Daniele di Volterra. Ad ogni modo, lo scopo dell'arte concettuale è di suscitare una reazione nello spettatore diversa dallo sbadiglio di noia; e quindi l'autore ha qui colto nel segno, a quanto pare. Una soddisfazione che probabilmente si può cercare, ormai, appunto, solo dove il postmoderno è ancora l'avanguardia dell'avanguardia.



Roberto Bacchiarello 2012


Van Eyck 1432

Indubbiamente intrisa di rimandi religiosi è invece quest'altra opera che, nella semplicità con cui evidenzia la sacralità della Parola, contribuisce ad evidenziarne la forza ben più di didascalismi illustrativi che, eccelsi in altre epoche, risultano impossibili dopo l'attuale saturazione dell'immagine nell'età della terza rivoluzione industriale. 



Roberto Bacchiarello 2012


Magritte 1929

Una tecnica concettuale, questa della "parola aurea", che Bacchiarello utilizza anche in chiave di metalinguaggio, secondo l'eterna lezione surrealista di un Magritte. Nel "Quadro da 1000 euro", comunque, le parole non sono sospese nel vuoto, a sottolinearne il valore assoluto, intrinseco, ma sbalzano da un fondo compatto, la tela come spesso lingotto d'oro dal valore concreto, tangibile, materiale ed inequivocabile.


Roberto Bacchiarello 2012


Manzoni 1961

Bacchiarello del resto non rinuncia nemmeno alla provocazione "del basso", come in questo simpatico gatto colto nel momento di utilizzare la propria lettiera. Per chiudere il cerchio, l'autore dovrebbe vendere quest'opera, se ci riesce, a peso d'oro. In fondo, come insegna Manzoni (il pronipote) è pur sempre "merde d'artiste".




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