Manifest/Azioni


"Manifest/Azioni" di Marco Roascio. Photo by Lorenzo Barberis


"Manifest/Azioni" è la nuova mostra della Meridiana Tempo, l'associazione culturale di cui faccio parte, per quest'estate monregalese. L'esposizione presenta le opere di Marco Roascio, un valido artista locale di cui mi è già capitato di parlare. Roascio si definisce "Cabalinguista", ovvero un moderno cabalista che lavora con le parole e le immagini per reinterpretarle, rinnovarle e trasformarle in qualcosa di diverso. In effetti questa è la stessa essenza della Cabala, che opera sul testo sacro con le trasmutazioni di Notarikon, Temurah e Ghematria. Il primo è sostanzialmente il nostro moderno acrostico, la temurah l'anagramma, la permutazione vera e propria, e la ghematria la sostituzione delle lettere col loro valore numerico.

Roascio tuttavia opera questo processo di alchimia linguistica sulla moderna Bibbia, i manifesti murali che si affiggono (e che affliggono?) le nostre città. In questo caso, l'autore ha presentato rielaborazioni di immagini prevalentemente monregalesi, coerentemente con la location della mostra. 




Il risultato è spesso una rielaborazione simile a quella della Street Art, con la differenza che Roascio non agisce direttamente sul muro o sul manifesto in questione, ma solo sulla sua copia fotografica, documentando in un accurato processo fotografico l'avanzare della rielaborazione. L'arte di Roascio, dunque, si conferma cabalinguistica anche in questo suo non modificare direttamente (alchemicamente?) la realtà, ma solo la sua percezione, intervenendo non sul materiale, ma sull'immaginario. 




In un certo senso, un esperimento di "realtà aumentata", senza ovviamente, per ora, il supporto tecnologico necessario a permettere di vedere sul luogo la modificazione intervenuta. Ma sarebbe certamente interessante poter vedere le rielaborazioni di Roascio direttamente sul luogo reinterpretato, sia in presa diretta che magari virtualmente, tramite un tag su qualche sistema del tipo Google Earth (e-Art-h?).




In realtà, credo che Google non lasci taggare immagini non corrispondenti al luogo reale, fossero pure sue reinterpretazioni artistiche e non immagini totalmente avulse dal contesto. Un peccato, perché, oltre al caso singolo di Roascio, sarebbe interessante poter osservare di un luogo la stratificazione non solo reale, nel tempo, ma anche quella simbolica, tramite la sua progressiva reinterpretazione pittorica.





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