Nietzche di Robilant


Nietzche e la Mole antonelliana in una bella illustrazione di Dariush.


Ancora una volta, "La Stampa" (in generale, e il giornale torinese in particolare) ci offrono interessanti notizie ermetiche da commentare.

L'argomento non è nuovo, e ne ho parlato già anche qui, credo: il rapporto tra Nietzche e la città di Torino, dove il grande filosofo, nel 1888, cadde nella sua "follia"; e ancor più il rapporto con la Mole antonelliana, che egli riteneva un catalizzatore di energie benefiche, e di cui amava bearsi nel suo soggiorno torinese.

Una recente, autorevole riedizione degli scritti di cui si parla qui, tuttavia, ha aggiunto nuovi dettagli a questo quadro. Intanto l'opera, che indaga il rapporto tra Nietzche e gli ebrei, porta definitivamente fine al suo mito "nazista", mostrando con dovizia di dettagli come proprio a Torino l'autore abbia evidenziato, nelle lettere, il suo intento di "fucilare tutti gli antisemiti", mostrando così la sua diffusa insofferenza verso un certo stolido culto dell'identità germanica (e il simmetrico disprezzo per sue ipotetiche "contaminazioni").

Interessante è però soprattutto il flusso di simboliche "incarnazioni" che Nietzche sostiene di assumere; al culmine della "follia" si riterrà essere Dioniso e Cristo al tempo stesso, e dunque anche anti-Cristo (nel senso di "nuovo Cristo", nuovo profeta rinnovatore cosmico). Ma prima, Nietzche assume altre identità simboliche di stampo prettamente torinese.

«Vede, comunque e dovunque si viva, sono necessari dei sacrifici. - E tuttavia mi sono riservato una piccola stanza da studente posta di fronte a Palazzo Carignano (in cui sono nato come Vittorio Emanuele) e che oltretutto mi consente di ascoltare sotto di me, dal tavolo da lavoro, la splendida musica della Galleria Subalpina».

Vittorio Emanuele era morto, come noto, nel 1878, dieci anni prima: la rinascita di Nietzche è dunque simbolica. Ma se ne aggiungono delle altre.




L'architetto Alessandro Antonelli, autore della Mole di Torino. Una delle molteplici incarnazioni simboliche scelte da Nietzche, assieme a Dioniso, Cristo, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele e Nicolis di Robilant.  Nello sguardo spiritato c'è qualcosa di simile, o forse è solo un certo gusto della fotografia tardoromantica a far identificare genio e una (apparente?) sregolatezza.



«Quest’autunno sono stato presente due volte al mio funerale, vestito il meno possibile, la prima volta come conte Robilant (no, è mio figlio in quanto io sono Carlo Alberto, la mia natura sotto) ma Antonelli ero io stesso. Caro Signor Professore, dovrebbe vedere questo edificio: dato che sono del tutto inesperto delle cose che creo, è a Lei che spetta ogni critica, io Le sarò grato, senza poterLe promettere di trarne dei vantaggi. Noi artisti siamo restii a qualsiasi insegnamento - Oggi mi sono guardato la mia operetta - genialmente moresca - e in questa occasione mi sono divertito…»

Dunque Nietzche si identifica anche, in modo fluttuante, con Carlo Alberto, il predecessore di Vittorio Emanuele (scomparso nel 1849) e con il di lui figlio illegittimo, Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, scomparso proprio nel 1888, il 17 ottobre. E, più avanti, infine, con Antonelli, che sarebbe mancato il giorno seguente, il 18 ottobre. Almeno, questo stando a Wikipedia, e alla maggior parte dei siti internet (che riprendono dalla Wiki, ovviamente). L'articolo della Stampa dà date diverse, ma essendo più "ermetica" tale coincidenza, non lo prendiamo in considerazione.

La sua identificazione con la Mole giunge dunque fino al punto di identificarsi col suo stesso "creatore", poiché simbolicamente è lui che, dandole il suo vero valore iniziatico, la "crea" davvero, non l'ingegneristico Antonelli.  E dato che la Mole era inizialmente pensata come Sinagoga torinese, questo sembra una ulteriore prova dell'impossibilità di attribuire a Nietzche l'antisemitismo nazista.




La Sinagoga Moresca di Torino, dall'ottimo sito Torino Daily Photo. Notare la massiccia presenza di forze dell'ordine e addirittura dell'esercito, costante nel luogo.



In verità, ad essere un'opera chiaramente moresca è piuttosto la vera Sinagoga di Torino, realizzata nel 1884 da Enrico Petiti, nettamente ispirata all'arte islamica. La sinagoga dell'Antonelli, commissionata nel 1861, all'indomani dell'unità d'Italia, preoccupava gli ebrei per la sua colossalità imbarazzante, nuovo e indiscutibile landmark della capitale sabauda, cosa che li esponeva senza dubbio a rinnovati rancori e ritorsioni. Da qui la scelta di rinunciare al progetto - volentieri assunto dalla città come possibile sede di un museo del Risorgimento, tempio laico dell'epopea massonica... - ripiegando tuttavia su un'arte nettamente non-cristiana per differenziarsi ancor più dal modello della chiesa cattolica. E irritazioni ne suscitarono anche in questo caso, dato che la pars clericale riuscì a ottenere di intitolare a San Pio V, il papa ex-vescovo monregalese, la via in cui la sinagoga sorgeva: il papa realizzatore della controriforma, noto per la sua durezza antigiudaica. E forse anche oggi l'appropriazione degli stilemi dell'arte islamica non porta bene al luogo, a giudicare dalla potente scorta che lo custodisce.

Quel che però ho trovato più interessante, ovviamente, è la connessione, tramite i nobili Nicolis di Robilant, a un piccolo comune della nostra Provincia Granda, poco distante dal capoluogo Cuneo. Da sempre ho apprezzato la indiscutibile torinesità di Nietzche, e mi sarebbe piaciuto trovare qualche elemento per avvicinarlo, simbolicamente, alla Mondovì esoterica di cui su questo blog sono cultore. Per ora, questo elemento lo avvicina almeno a Cuneo.




Nicolis di Robilant, Domus Monregalensis (1754-63)


Se però vogliamo avvicinarlo ancor più a Mondovì, forzando un po' la mano, va specificato che Nietzche si identifica con un generico Conte di Robilant (è vero che dice che Carlo Alberto, cioè lui stesso, è il suo vero padre, ma in un testo mistico come questo ogni elemento è soggetto a interpretazione: Carlo Alberto - Nietzche potrebbe essere l'autentico "genitore" del personaggio nel senso che gli dà il suo vero ruolo nella storia). E un celebre membro della casata, Filippo Giovan Battista Nicolis di Robilant (1723 - 1783) fu appunto un importante architetto piemontese settecentesco, allievo dello Iuvarra; tra le sue opere principali, appunto, la realizzazione della cattedrale di Mondovì, tra il 1754 e il 1763, realizzando il progetto di Francesco Gallo, il "genius loci" monregalese, scomparso appunto nel 1753.




Nietzcholis di Robilant, Domus Monregalensis (1754-63). Photo by Lorenzo Barberis.


Ovviamente Nietzche non avrà pensato alla cattedrale monregalese, unica opera a facciata marmorea del Gallo, e suo testamento spirituale, come ultima opera e chiesa più importante nel suo territorio operativo.  Inoltre, formalmente la cattedrale non è certo moresca, ma ha anzi un aspetto particolarmente classicheggiante, col biancore dei suoi marmi e le eleganti statue dei Quadrone.  Il Moro però è il simbolo stesso della città di Mondovì, edificato tra l'altro circa dieci anni dopo la grande opera dei Nicolis di Robilant, verso il 1770, per mano di quel meccanico Matteo Mondino assistente del mago dell'elettricismo, Gian Battista Beccaria. E se il Nietzche si riteneva libero di riscrivere (genialmente) la storia sabauda ai fini delle sue ermetiche riflessioni filosofiche, per contrappasso mi pare giusto riscrivere la sua storia torinese ai miei fini personali. Da oggi, quindi, contemplerò con maggior piacere la magnifica facciata del duomo, estrema realizzazione del genio inquieto di Nietzch-olis di Robilant.


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