Pirandello Cyberpunk


Gli Onda Larsen in "Morte di un mignolo"

Bello spettacolo a Mondovì sabato scorso, con una compagnia piemontese, gli Onda Larsen (una citazione dell'effetto distorsione scoperto dal fisico omonimo, presumo: ma perché?), che avevo già avuto modo di apprezzare per la loro messa in scena per i 150 anni dell'unità, "La spedizione dei 1000 + 5 in ritardo". La rappresentazione di allora, pur pienamente godibile, non era così facilmente collegabile al tema di questo blog, fatti monregalesi legati a una possibile lettura esoterica o fantascientifica (tutto ciò che si poteva dire è che i personaggi storici erano tutti massoni, ma lo spettacolo non insisteva più di tanto su tale elemento). 

Invece questo pezzo teatrale, scritto dalla stessa Lia Tomatis che interpreta il principale personaggio femminile, presenta un futuro abbastanza cyberpunk con situazioni teatrali di tipo pirandelliano (spoiler alert, as usual). Siamo in una dittatura social prossima ventura, dove il divertimento è obbligatorio, anche grazie agli stimoli energizzanti presenti nelle pillole obbligatorie per via dell'ennesima psicosi pandemia gonfiata all'inverosimile; l'opposizione al regime è concessa, purché si traduca in attivismo frenetico e, in conclusione, divertimento anch'esso nel grande intrattenimento globale. il protagonista tuttavia vuole semplicemente chiamarsi fuori dai giochi, ma ciò è reso impossibile dall'invadente psicopolizia cyborg - divertente l'idea del robot P2, un C3PO gelliano... - che minaccia l'invio in un "campo di divertimento". 

La soluzione trovata è un classico pirandelliano, il Fu Mattia Pascal in versione futuribile, diciamo (e qui allora il Pascal, più che il filosofo giansenista, è il linguaggio di programmazione...) che giustifica il bel titolo, tra la morte di un commesso viaggiatore e quella di un matematico napoletano. Non la rivelo, per stimolare un eventuale lettore ignaro dell'avvertimento in grassetto a vedere lo spettacolo dal vivo: anche se, come al solito, è più il "come" che il "cosa" che conta a teatro, e la messa in scena è davvero piacevole, in my humble opinion. 

Altri tratti cyberpunk molto classici restano più sullo sfondo, come trovate comiche, quali il pensofono (un USB connessa direttamente al cervello per telefonare neuralmente) e il lettore automatico per l'apprendimento ultrarapido (alla protagonista femminile, la moglie dell'aspirante Fuggitivo, è rimasto impresso un manuale di citazioni confuciane, che cita spesso a proposito e sproposito). 

Ovviamente, i libri sono proibiti, come nel miglior Farheneit, mentre la divisione sociale tra Honerous Workers (la casta politica dominante, che si occupa dei "lavori onerosi"...), i Blessed, il "ceto medio", e i Diric, i Diversamente Ricchi, per indicare la maggioranza dei pezzenti rispecchia, voluto o no, il sistema sociale di 1984 (Partito Interno, Partito Esterno, Prolet), con lo stesso gusto della neolingua orwelliana (che è ormai, in un sistema diverso, anche la nostra). Ah, e non male qualche spruzzata di buon complottismo, che io ovviamente non posso che apprezzare, come la cancellazione dei suicidi e l'uso dei morti come capri espiatori delle morti inspiegabili ma utili al regime. Non  mi resta quindi che concludere con un caldo invito a vedere la piéce, e un saluto, non so perché, al caro prez Napolitano.


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