Test di Roasc(hach)


"Test di Roasch-Hach" (2012), Photos by Lorenzo Barberis

Il Test di Rorschach è un noto test proiettivo inventato dall'omonimo psicologo Hermann (1884 - 1922) in cui viene chiesto al soggetto di valutare immagini ambigue, le celebre "macchie di Rorschach". Il metodo era già stato usato in modo sperimentale da altri autori verso la metà dell'800, e comunque, stando a Wiki, l'idea del test proiettivo risale all'arte rinascimentale, all'onnipresente Leonardo e addirittura a Botticelli (il fatto che i due siano i presunti grandi maestri del Priorato di Sion del periodo in che misura avrà inciso?).

Un po' tutta l'arte astratta, in fondo, funziona del resto come un grande test di Rorschach per lo spettatore. E l'arte del cabalinguista Marco Roascio, di cui ho scritto molto ultimamente, si presta particolarmente a tale gioco. Infatti le linee fantastiche che l'autore traccia non sono puri segni in libertà, ma hanno una funzione, potremmo dire, di "architettura immaginaria". Ecco quindi che esse sembrano interrogarci e spingerci a interpretarle, più di quanto facciano altre produzioni astratte. Un Test di Roasc-hach, appunto.


Come ho detto alcuni post fa, negli ultimi mercoledì sera, quando a Mondovì si celebra il rito dei Doi Pass, la manifestazione estiva promossa dal comune, con negozi aperti ed eventi artistici e musicali di vari tipo, Marco ha realizzato alcune opere "all'improvviso", nella centrale piazza San Pietro di Mondovì, davanti alla sede dell'associazione, reinterpretando i segni che artisti amici, o passanti, offrivano alle sue reinterpretazioni. Non ho mancato ovviamente nemmeno io di lasciare una traccia nella grande opera collettiva, con uno dei miei classici disegni in stile retro-cyberpunk: il mad doctor di qui sopra infonde la vita nella sua creazione tramite la classica connessione neurale. In qualche modo, se bisogna trovare un significato al disegno, voleva essere un omaggio obliquo ad un altro Roascio artista ottocentesco, Antonio, massimo scultore monregalese del periodo, autore soprattutto di pregevoli statue della Vergine nelle chiese della diocesi monregalese.


Roascio non ha naturalmente mancato di amalgamare il disegno nella complessa opera collettiva, col risultato che vedete in copertina (l'ombra scura e circolare al centro è la testa dell'artista, che lascia così nella foto anche un segno tangibile della propria "ombra" sul mio disegno). L'unione dei due segni mi sembra piuttosto felice, in quanto Roascio genera perfettamente il classico intrico di cavi e interconnessioni che ci aspettiamo da una scena cyber. In più, il cervello del Mad Doc è potenziato da quello che sembra uno specifico coronamento potenziate, mentre il blocco da cui emerge la robotrix estende le sue meccaniche propaggini tentacolari con una ben più ampia estensione rispetto all'originale, fino addirittura a debordare dal foglio, come si vede nel risultato definitivo, qui sotto. Come il migliore androide ribelle, anche il disegno alla fine prende vita e si ribella ai ristretti margini imposti dal suo creatore.


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