Dante Lovecraft Steampunk


Foto di Lorenzo Barberis 2012

Se c'è una cosa che ho sempre apprezzato nella mostra della ceramica monregalese è il "portale" costruito alle pendici di Via Vico, davanti all'ex-albergo di Piazza, l'antico Lion d'Oro, se non erro. Non tanto per la cartellonistica, solitamente fuori luogo, ma per le magnifiche locomotive parcheggiate davanti al palazzo. A un appassionato di fantascienza come me non potevano che evocare lo Steampunk, il movimento di fantascienza nato sulle ceneri del cyberpunk nel 1991, dove Gibson e Sterling (oggi torinese, tra l'altro), immaginavano un Ottocento alternativo dove la macchina di Babbage fosse stata creata e fosse quindi avvenuta, duecento anni prima, la rivoluzione informatica. Di solito, in assenza del motore a scoppio, le città brulicavano di automobili a vapore stile macchina di Cugnot, come le due parcheggiate davanti al palazzo ogni anno verso ferragosto.




Per cui, è stato con particolare piacere che ho accetto di partecipare alla mostra negli spazi dell'ex albergo messi a disposizione dell'amico Fabrizio, intitolata, come ho già detto, al Tritono, il Diabolus In Musica, l'accordo dissonante fondamento del blues, del jazz, e della musica moderna. Tre autori presenti con tre pezzi ciascuno, una jam session visuale che, anch'essa, poteva essere di casa in un XIX secolo monregalese alternativo. Per cui parcheggiate la vostra steam-car, ignorate il divieto d'accesso e il cartello dei morti, seguite invece la scritta "arte" ed addentratevi nel Diabolus In Musica.


Lorenzo Barberis, "Lasciate ogni speranza voi ch'entrate" (2012)


Marco Roascio, "Jam Session Draw Sharing" (2012)

La Jam Session inizia fin dai titoli, ovvero dai cartelli d'accesso della mostra, con la mia scritta "diabolica" in alto e il cartello del Cabalinguista Roascio in basso, che ha invece preferito sottolineare la natura "jazzistica" della nostra improvvisazione artistica (le opere di Fabrizio, in un certo senso, sono una sintesi dei due temi, "diabolico" e "musicale").



L'interno decadentista ci porta più verso la Fin Du Siecle che verso gli inizi romantici e classicisti; e va bene, perché l'anno magico della Mondovì ottocentesca è il 1879 quando, inaugurata da un anno la funicolare, giungeva a Mondovì Piazza il vate Giosué Carducci (autore dell'inno a Satana, ricordiamo) quale ispettore ministeriale, soggiornando proprio nell'ex albergo che ci ospitava e ideando qui, probabilmente, i versi celeberrimi sul "Dolce Mondovì (T)ridente".



L'interno è in effetti perfetto per una serata della bohéme, tranne il tocco dissonante del grottesco manichino che evoca la presenza di ribelli robot ottocenteschi, quelli che finiscono per ribellarsi contro gli umani. Specialmente quello che respinge i visitatori dall'accesso alle zone private della casa ha un'aria già vagamente minacciosa e inquietante.



Così come ha i robot, il nostro 1880 alternativo ha anche già l'arte astratta, come il quadro del Cabalinguista che adorna questo divano rosso da sala d'attesa per l'inferno.




Probabilmente è stato il gran consumo di Assenzio (nell'800 steampunk ne scorre sempre a fiumi) che ha spinto i pittori bohemien a dare vita alle macchie dei muri screpolati dei loro ritrovi fatiscenti. In questo caso, la nostra location aiuta molto, specie il suo enigmatico guardiano, un mix tra cane, barbuto volto umano e boccale di birra traboccante.








Prosperano naturalmente gli specchi, specialmente nei pressi degli inquietanti lavori di Fabrizio, secondo i migliori canoni dello spiritismo dell'epoca (e il nostro albergo, ovviamente, ha i suoi bravi spiriti).




Lorenzo Barberis, "Dante Lovecraft Cyberpunk" (2012)

Per il mio trittico, invece, ho scelto questa piccola stanza laterale. Tre carte dei tarocchi, tre interpretazioni alternative del diavolo, il numero XV degli arcani maggiori, ovviamente in chiave musicale. Il tavolo con vecchi attrezzi ricorda, del resto, quello del Bagatto, altro archetipo tarologico e junghiano. Una location ideale, dunque, anche per il mio Dante Lovecraft Cyberpunk (credo la prima mostra d'arte monregalese ad avere tale riferimento al suo interno...). O meglio, a questo punto,  Dante Lovecraft Steampunk.



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