Dante Lovecraft Cyberpunk




Per l'argine sinistro volta dienno;
ma prima avea ciascun la lingua stretta
coi denti, verso lor duca, per cenno;
ed elli avea del cul fatto trombetta.

Dante Alighieri, “Inferno” (1313)





E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell'universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep.
Howard P. Lovecraft, “Nyarlathotep” (1920)




I loro tecnici furono gentili con me, staccandomi le spine dalla testa. La mia povera vecchia testa ritmante di sintopeccatrice, maltrattata e col cuore spezzato, e coprirono le interfacce. Dovevo dormire e mi lasciarono sola. Sentii uno che diceva: “Questa è una hit di sicuro. La metteremo di corsa in distribuzione. Dove diavolo avete trovato quella sintopeccatrice?”

Pat Cadigan, “Rock On” (1984)


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Lorenzo Barberis, "Dante Lovecraft Cyberpunk" (2012)
colori di Laura Blengino.


Tornati da questo tour nella Lione esoterica, un altro San Lorenzo mi attende in questo 10 agosto, che verrà celebrato quest'anno in modo leggermente diverso dal solito.

L’amico disegnatore e bluesman Fabrizio Curti mi ha infatti invitato per una collettiva in questo apocalittico agosto 2012, nel bello spazio nell’antico albergo di Mondovì Piazza il cui portale si apre sotto una stella rovesciata, proprio all'imbocco di Via Vico e della Mostra della Ceramica di Mondovì. 

Niente di più logico, allora, che pensare a questa mostra come una sorta di jam session jazzistica, in cui mescolare i rispettivi segni tra noi e con eventuali visitatori che vorranno prestarsi al gioco. Uno stile in cui eccelle il nostro ospite, Marco Roascio, il Cabalinguista, che di questa contaminazione di segni e parole ha fatto un tratto distintivo di cui ho parlato già spesso sul blog.


Anche il nucleo iniziale della sperimentazione ci è stato suggerito dal tema musicale: Diabolus In Musica, ovvero il nome medioevale del Tritono, “la principale dissonanza nell’armonia occidentale” secondo Wikipedia; e “To have the blue devils”, a quanto pare, è a fondamento della malinconia del Blues. Insomma, un tre che è un tridente, non una trinità: e quindi perfetto per partire da un gruppo di tre artisti, con tre opere ciascuno.

Nel mio trittico “Dante Lovecraft Cyberpunk”, realizzato per l'occasione (e magistralmente colorato da Laura Blengino) ho voluto riprendere il tema diabolico anche sotto un profilo contenutistico e mi sono rifatto dunque, come mio solito, a una rilettura della tradizione letteraria, evidenziata anche dalle rispettive citazioni che hanno ispirato le mie tre illustrazioni. Il diavolo petomane di Dante, il demone meno aulico – e quindi più noto – dell’Inferno, vero rovesciamento del sublime paradisiaco dell’eterno armonia delle sfere così poco caro al Croce. Poi, procedendo per impressioni, un'altra antiarmonia cosmica: quella della musica delle sfere che regola la danza dei mostruosi dei di Lovecraft, tenendo addormentato il folle Azatoth, supremo reggitore dell’universo, che è solo un suo sogno tormentato. Infine, il demone musicale contemporaneo e del futuro, la contaminazione con l’elettronica, evocato in un misconosciuto classico del Cyberpunk, dove la musica del futuro scaturisce direttamente dal cervello della Sin-thesizer, intraducibile gioco di parole inglese tra Peccato (Sin) e Sintetizzatore.

3x3 possibili letture, dunque, del classico Arcano XV dei Tarocchi, così caro a Jung. Una selezione forzatamente minima, e forzatamente dissonante, di opere, autori, interpretazioni. Un Diabolus In Musica, per l’appunto.




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